Messa spesso in discussione, accusata di comportamenti lesivi per i diritti umani dei migranti, oggi però Frontex sembra tutt’altro che vicina alla chiusura. L’agenzia europea nata con l’intento di aiutare gli Stati membri al controllo delle frontiere, un concetto di per sé non molto caro al mondo delle Ong, sarà ulteriormente potenziata. Il suo segretario, il francese Fabrice Leggeri, ha annunciato la prossima operatività del cosiddetto Corpo Permanente Europeo, da schierare lungo i confini e dotato di armi. Anche in ambito comunitario negli ultimi mesi ha prevalso la necessità di un maggior controllo delle frontiere esterne, specialmente dopo l’apertura dell’ultimo fronte migratorio in Bielorussia.

L’audizione di Fabrice Leggeri

Frontex è attiva dal 2016, quando a Varsavia è stata resa operativa la sua sede. Data e luogo non sono affatto casuali. L’agenzia è stata aperta nell’anno peggiore dell’emergenza immigrazione e in una città, quale la capitale polacca, non lontana dalle frontiere orientali. Le stesse che destavano maggior preoccupazione all’Europa. In quel momento infatti il Vecchio Continente stava subendo la pressione di oltre mezzo milioni di profughi siriani in fuga dall’Isis. Ma in cinque anni Frontex è stata ovunque, compreso il fronte meridionale che interessa l’Italia. Il 7 ottobre Fabrice Leggeri è stato per questo ascoltato dalla commissione parlamentare di controllo del trattato di Schengen del nostro parlamento. Ed è in questa sede che il segretario ha parlato delle prossime attività dell’agenzia. In particolare, Frontex nelle prossime settimane disporrà del Corpo Permanente Europeo, organismo nato nel 2019. Sarà composto da circa 2.000 uomini, provenienti dai vari Paesi comunitari, Italia inclusa. A Bari nei mesi scorsi si è conclusa una prima fase di addestramento, altre sono in corso invece in Spagna. “Nelle prossime settimane – ha chiarato Leggeri – avremo la possibilità di schierare questa categoria di agenti dell’unione Ue con divisa e armi, tra Grecia e Turchia”.

Sembrano lontani i tempi in cui, nel dicembre 2020, una parte del parlamento europeo ha chiesto la testa di Leggeri e, tra le righe, ha messo in discussione l’esistenza stessa di Frontex. Verdi e Socialisti e Democratici a Strasburgo poco meno di un anno fa hanno presentato diverse mozioni in cui si è sottolineato il ruolo negativo dell’agenzia durante la crisi migratoria dei primi mesi del 2020 in Grecia, innescata da un ennesimo ricatto del presidente turco Erdogan all’Europa. Tutto è nato da una precedente inchiesta curata dal The Guardian e dal Der Spiegel secondo cui agenti Frontex hanno aiutato le forze armate elleniche a respingere molti migranti via terra e via mare. Pratiche ritenute illegali dai deputati che hanno puntato il dito contro Leggeri e l’intera agenzia. Con l’inclusione di Frontex nel novero degli “enti nemici” da parte di partiti e associazioni vicini al mondo Ong e immigrazionista, il destino era apparso segnato. L’audizione di Leggeri ha invece dato spunti diametralmente opposti. Lo stesso Corpo Permanente Europeo non solo sarà attivato ma anche potenziato: “Contiamo – ha ribadito il segretario dell’agenzia – di arrivare a 20.000 unità entro sei anni”.

Frontex rivalutata

Un segnale di svolta è arrivato già ad aprile con la designazione dei nuovi membri del consiglio di amministrazione di Frontex. Tra questi a spiccare era senza dubbio Zoran Niceno, capo della polizia di frontiera croata. C’è stata la sua firma nella strategia del pugno duro applicata lungo i confini con la Bosnia nello scorso inverno, lì dove sono stati intercettati e fermati centinaia di migranti risalenti dalla rotta balcanica. La virata di Frontex verso posizioni più rigide e la sua rivalutazione da parte europea sono figlie delle ultime due emergenze riguardanti il Vecchio Continente. Da un lato l’esodo (ancora per la verità non verificato) dall’Afghanistan a seguito dell’avanzata talebana, dall’altro il massiccio aumento di arrivi dalla Bielorussia degli ultimi mesi. L’Ue si è riscoperta ancora una volta ricattabile e vulnerabile. Inoltre il piano presentato in pompa magna nel settembre 2020 dal presidente della commissione, Ursula Von Der Leyen, non ha mai visto la luce.

Da qui la necessità di rafforzare Frontex invece di chiuderla. L’Europa vuole sigillare i propri confini, soprattutto quelli orientali. Da qui entrano i flussi capaci potenzialmente di destabilizzare i poco attrezzati Paesi del Baltico, Lituania in primis, e di mettere ulteriore pressione ai governi del centro e del nord del continente. Da capire se, nell’ambito della rivalutazione di Frontex, potranno essere comprese missioni di supporto alle nostre forze dell’ordine per frenare l’esodo dal nord Africa. Un fronte quest’ultimo che, come ammesso in audizione da Leggeri, ha visto raddoppiare i numeri di partenze dalla Libia e dalla Tunisia nel giro di appena un anno.