Fronte popolare contro unione delle destre: la tenaglia che schiaccia Macron in Francia

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Politica /

La scommessa di Emmanuel Macron di chiamare elezioni anticipate per il rinnovo dell’Assemblea Nazionale potrebbe aver attivato una tenaglia in grado di schiacciare politicamente il presidente e il suo partito, Renaissance. Destra e sinistra sono sembrate ravvivate dalla decisione presa domenica da Macron dopo il trionfo del Rassemblement National di Marine Le Pen e Jordan Bardella alle Europee, con i nazionalisti di destra radicale che hanno doppiato il centro-destra liberale macroniano.

Dalla convocazione delle elezioni per il 30 giugno (primo turno) e il 7 luglio (ballottaggi) per il rinnovo integrale dell’Assemblea Nazionale grandi manovre hanno interessato entrambi gli schieramenti.

Prove tecniche di destra unita?

Le prime sono avvenute, in forma dirompente, a destra: ieri Eric Ciotti, presidente di Les Republicains, il movimento di destra conservatrice e moderata che si rifà all’esperienza storica del generale Charles De Gaulle ed è ora secondario nella destra francese, ha annunciato autonomamente un accordo con Le Pen per le amministrative.

Ciotti ha compiuto una fuga in avanti aprendo, come riporta Le Monde, una spaccatura tra coloro che sostengono l’apertura a destra, guidati dal presidente dei Giovani repubblicani, Guilhem Carayon, e i fautori di una posizione diversa, a partire dalla candidata all’Eliseo del 2022 Valerie Pecresse. I quali hanno trovato sponda dentro i macroniani, anche se probabilmente oggi l’appello di chi, venendo da destra, come il Ministro dell’Economia Bruno Le Maire invitava da due anni a formare una coalizione solida tra Renaissance e Republicains, appare superato dai fatti. E metà dei militanti gollisti, ricorda Le Figaro, approverebbe l’accordo. Un dato impensabile solo due anni fa.

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Le Maire ha attaccato i conservatori del suo ex partito accusandoli di preferire “la tradizione di Philippe Petain”, il generale a capo del governo filo-nazista di Vichy nella Seconda guerra mondiale, a quella di De Gaulle. Gerard Darmanin, il Ministro dell’Interno che rappresenta il volto law and order del macronismo su migranti, antiterrorismo e ordine pubblico, ha invitato la coalizione presidenziale a sostenere i deputati repubblicani uscenti che rifiuteranno l’accordo di Ciotti. Una sorta di ultima trincea del fronte repubblicano” spesso alzato dai moderati contro l’ultradestra.

Ma l’obiettivo del duo Le Pen-Bardella appare chiaro: costringere i repubblicani, usciti minoritari anche alle Europee, a scegliere tra l’annullamento totale e l’ascesa al governo in un fronte comune di destra. Mentre diversa sembra la strategia verso Eric Zemmour e Reconquete, il partito ultra-identitario dell’ex tribuno televisivo di cui fa parte la nipote di Le Pen, Marion Marechal: il Rassemblement ad ora rifiuta un accordo non fidandosi di Zemmour. L’idea sembra essere quella di fare delle elezioni la base per uno svuotamento elettorale dei rivali a destra.

A sinistra si apre la strada al Fronte Popolare

L’ascesa delle trattative a destra ha prodotto un contraccolpo a sinistra, ove i movimenti progressisti hanno lanciato l’appello a un’edizione moderna del Fronte Popolare, l’ampia coalizione delle sinistre formatasi nel 1934 e che vinse le elezioni nel 1936 in reazione all’ascesa dei movimenti di destra. Il partito di Jean-Luc Mélenchon, La France insoumise, i Verdi e il Partito Comunista di Francia sono scesi in campo, ma il vero ago della bilancia sarà il redivivo Partito Socialista.

A lanciare l’idea François Ruffin, deputato del partito di Mélenchon, la cui proposta è stata ripresa dal quotidiano di sinistra Liberation, che ha scritto:”solo il sindacato della sinistra, Fronte Popolare versione 2024 , potrà bloccare quest’ondata nauseante. Proponendolo subito domenica sera, il ribelle François Ruffin ha lanciato una dinamica che ora deve essere rafforzata e accelerata”.

In casa socialista molte le voci favorevoli per arrivare a un comune schieramento di candidati progressisti e radicali nei 577 collegi. Carole Delga, presidente socialista dell’Occitania, è stata la prima a esporsi segnalando che “dobbiamo avere una sinistra unita che proponga soluzioni, che affronti la questione del potere d’acquisto, la questione della salute, la questione del riscaldamento globale”.

La scommessa della sinistra è che per conquistare consensi la destra radicale dovrà inseguire il campo centrista e attualmente al governo su molti temi, fatto che sarebbe dimostrato dal dietrofront di Le Pen e Bardella su un annullamento della riforma delle pensioni introdotta da Macron che, come la corrispondente Rai da Parigi Giovanna Botteri ricordava nel 2023 a InsideOver, era stata vista come classista e dannosa per le fasce fragili della popolazione da milioni di francesi. Su questo tema il nascituro Fronte Popolare pensa di poter dare risposte. E la radicalizzazione delle coalizioni in senso “frontista” lascia sempre più schiacciato il campo della maggioranza presidenziale. Che paga, due anni dopo la seconda vittoria di Macron al ballottaggio contro Marine Le Pen, il problema di aver voluto guidare la Francia con solipsismo e autoreferenzialità.

Il voto delle Europee ha scaricato a terra le tensioni accumulate attraverso la rivolta dei Gillet Gialli, le proteste agrarie, le tensioni del post-pandemia, l’aumento della faglia tra Parigi e il resto del Paese. Macron appare sempre più arroccato nella capitale. I campi su cui aveva sperato di far prevalere il divide et impera stanno coalizzandosi. E proprio il centro, dal 2017 perno del sistema francese, potrebbe essere la vera vittima di tale dinamica.