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Com’è stato possibile che il Front National sia riuscito a rompere il duopolio del Ps e dell’Ump? C’è una concreta possibilità che il Front si affermi nelle ormai imminenti presidenziali francesi? Marine Le Pen ed il marinismo sono solo le ultime declinazioni di una storia che viene da molto lontano. Già nel 2002, del resto, Jean Marie riuscì nell’impresa di arrivare al ballottaggio per l’Eliseo.Oggi come allora, dato per scontato che Marine superi il primo turno, il pericolo per il Fn resta il “patto repubblicano”, l’accordo bipolarista che ha sempre sbarrato la strada ai Le Pen, in qualunque competizione elettorale francese. Almeno sino all’Ottobre 2013 quando a Brignoles, piccolissimo centro nel dipartimento di Var, in Provenza, la candidata dell’Ump venne sconfitta da Laurent Lopez, del Front, nel secondo turno delle Cantonali. Un precedente che fece scalpore e diede più di qualche preoccupazione a quella che i frontisti chiamano “establishment”.Arrivarono, poi, le Europee del 2014, dove il Front National si impose come primo partito di Francia, ottenendo il 25% dei consensi. Il processo di superamento di un’immagine troppo legata ai totalitarismi del 900’è stata chiamato dèdiabolisation, cioè de-demonizzazione, il tutto, in verità, è passato per il Marinismo, cioè la personalizzazione di un partito che con una leadership nuova, laica, innovatrice e femminile, si è liberato per sempre dell’immagine polverosa ed ingombrante del suo eader storico (Jean Marie), a cui i frontisti riconoscono sì il merito di aver guidato il partito durante la cosìddetta “traversata nel deserto”, ma anche la responsabilità di aver impedito una concreta chance governativa, specie a causa di alcune uscite pubbliche ritenute antisemite o razziste.Se oggi Marine Le Pen guarda ad Israele, insomma, è anche per via dell’ accantonamento definitivo del padre e delle sue argomentazioni. L’operaizzazione del voto lepenista, cioè il trend costante per cui le fasce reddituali più basse sono sempre più inclini a votare il Front, il compattarsi elettorale del ceto medio, il superamento della dialettica destra/sinistra (ni droite/ ni gauche, Front National!), una rivoluzione linguistica all’insegna del pragmatismo e della fine di ogni vezzo retorico, la comparsa di sostenitori sino ad oggi impensabili, il Collctif Racine, ad esempio, un raggruppamento d’insegnanti proveniente dal Maggio francese ed oggi forte sostenitore delle ragioni della Le Pen, il proliferare gramsciano dei giovani del Front nelle università (l’affermazione più importante è senza dubbio quella a Sciences Po, alto istituto formativo in cui sino a pochi anni fa i frontisti non sarebbero neppure potuti entrare), le simpatie registrate nelle periferie dove si subiscono i drammi scaturenti dalle questioni sociali ed entiche (banlieu), le triangolazioni intellettuali con Erich Zemmour ( Le Suicide français) e Michel Houellebecq ( Soumission), la dialettica valoriale tra la laica Marine e la cattolica Marion, la critica alla globalizzazione, al mercato unico dell’Ue, all’Unione Europea come ente freddo, sovranazionale e slegato dai bisogni concreti dei cittadini repubblicani, sono solo alcuni dei fattori, delle concretizzazioni e delle issues tramite cui il Front National si sta imponendo nel dibattito contemporaneo.La sfida per l’Eliseo, insomma, non sarà una questione interna alla Francia, ma si inserirà nella sfida tra quelli che vengono chiamati populisti e le restanti espressioni politiche, siano esse liberaldemocratiche o tendenzialmente conservatrici. Il successo di Marine Le Pen, in fin dei conti, si inserisce all’interno delle medesime motivazioni sociali di quello di Trump, un filone che sta diventando storico e che ha nello scontro tra urbanesimo finanziarizzato e anti-urbanesimo periferico la sua rappresentazione più costante. Resta da vedere se esisterà un Midwest francese, un movimento popolare dirompente che permetterà anche a Marine, dopo Trump, di raggiungere lo scranno più altro della sua nazione.

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