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Politica

Free WiFi, mense gratis e corsi professionali. L’altro volto del Partito Comunista Cinese

I centri di servizio comunitario del Pcc offrono gratuitamente o a basso costo spazi, servizi e formazione, sostenendo i disoccupati

Non solo oscure lotte di potere interne, discussioni su come organizzare i piani quinquennali e incontri riservati per stimolare l’economia della Cina. Il Partito Comunista Cinese (Pcc) ha anche un altro volto che pochi approfondiscono ma che, in un periodo del genere, dove il Pil cresce meno del previsto e le tensioni commerciali con Stati Uniti ed Europa danneggiano gli affari, assume una rilevanza non indifferente. In numerose metropoli del Paese, da Shenzhen a Shanghai passando per Guangzhou, esiste una fitta rete di centri di servizio comunitari gestiti dal Pcc che sta aiutando i cittadini disoccupati a contenere le spese quotidiane. In un primo momento destinati per lo più ad attività festive, negli ultimi anni molti di questi centri sono stati ristrutturati e trasformati in spazi accessibili ai residenti. In primis i disoccupati, giovani e giovanissimi che continuano a ingrossare le fila del gruppo di chi, nonostante la laurea, non riesce a trovare lavoro.

Il fenomeno dei centri del Pcc non è affatto nuovo. Nelle grandi città ci sono sempre stati, solo che adesso sono diventati validi sostituti – per di più gratuiti – delle mense a basso costo e degli spazi di coworking a pagamento. Sui social media d’oltre Muraglia si susseguono i post che parlano di queste fantomatiche strutture e di ciò che offrono, rendendo tutto abbastanza virale. Il Pcc li presenta invece come esempi della politica “centrata sulle persone” e li sfrutta come strumenti di consenso e propaganda. Questi spazi, in effetti, ricordano in parte il vecchio sistema del danwei, che per gran parte del periodo maoista ha rappresentato molto più di un semplice luogo in cui lavorare.

Le imprese e le organizzazioni statali fornivano infatti ai propri dipendenti una serie di servizi che oggi sarebbero normalmente considerati di natura sociale: dall’assistenza sanitaria all’alloggio, dall’istruzione all’assistenza per l’infanzia, fino alle attività ricreative e sportive. Con le riforme economiche, e la progressiva trasformazione delle imprese statali, gran parte di questo sistema si è dissolto.

I centri di servizio comunitari del Partito Comunista Cinese

I nuovi centri di servizio comunitario sembrano in qualche modo recuperare la funzione sociale del danwei, seppure con alcune differenze fondamentali: non sono legati a un posto di lavoro e sono aperti a tutti i residenti del quartiere in cui si trovano. Il loro compito? Offrire, come detto, uno spazio pubblico all’interno del quale le persone possono studiare, lavorare, mangiare a prezzi irrisori, seguire corsi di aggiornamento professionale o ricevere assistenza, creando così una sorta di rete di servizi di prossimità che va oltre la semplice funzione amministrativa. Chi ha perso il lavoro e chi ne sta cercando uno é solito frequentare questi centri per mantenere una routine e non subire pressioni sociali.

L’alternativa, acquistare un caffé da Starbucks e cercare una nuova occupazione al computer stando seduti in uno dei tavoli del locale, per molti risulta troppo costosa. Nel frattempo, lo scorso maggio il tasso di disoccupazione urbana complessivo della Cina si è attestato al 5,1%, in leggero calo rispetto al 5,2% di aprile (ma superiore all’anno precedente). In un contesto del genere i suddetti spazi di lavoro gratuiti hanno seguito la popolarità raggiunta un anno fa dai cosiddetti uffici di finzione di lavoro, ovvero di uffici che, previo pagamento, offrono ai disoccupati le scrivanie e le routine d’ufficio mentre nascondono il loro status ai propri cari. Non solo: i centri del Pcc consentono al Partito di avvicinarsi ulteriormente alla gente comune e di rafforzare il sostegno popolare. “Questo è uno spazio pubblico all-inclusive aperto a tutti, dove chiunque può trovare un angolo adatto a se stesso”, ha raccontato Gu Yuanyuan, che lavora in un centro di servizi di massa a Shenzhen, al quotidiano canadese Globe and Mail.

Un sostegno per la popolazione

Il centro di Gu vede circa 3.000 persone passare ogni giorno per approfittare dell’acqua potabile gratuita, del WiFi, dell’aria condizionata, di un’enorme mensa che offre pasti per 19 yuan (circa 4 dollari) e un banco alimentare per coloro che non possono permettersi di pagare. Un altro esempio? In un centro del distretto di Shuibei, noto per il commercio di gioielli, Coco Li gestisce una “scuola notturna di Ia”, dove insegna ai lavoratori come sfruttare le nuove tecnologie, fornendo formazione e aiutando i disoccupati a candidarsi per nuove posizioni. Chi sta cercando un lavoro può iscriversi alla scuola notturna per apprendere competenze rilevanti e poi essere abbinato a opportunità di lavoro adatte, in un processo che ricorda vagamente quello dei centri per l’impiego nostrani.

Le lezioni introduttive sono gratuite, mentre altre sono fornite a un tasso agevolato. A Shenzhen il Pcc gestisce più di 2.300 siti di varie dimensioni, dal centro del distretto di Futian di 26.000 piedi quadrati, noto come la “Biblioteca del Popolo” per la sua collezione di 20.000 libri e l’area di lettura 24 ore su 24, a una piccola stazione all’aeroporto della città, con cabine karaoke e un simulatore di volo. Un centro di assistenza di Fuyong, nel distretto di Bao’an a Shenzhen, dispone ad esempio di un budget annuale di quasi 4 milioni di dollari, di cui circa 2 milioni destinati al personale e 995.000 dollari a diversi progetti comunitari. Quando questi centri hanno iniziato a trasformarsi da strutture rivolte principalmente ai membri del Partito in spazi aperti a tutta la popolazione, non sono mancate le critiche sui costi e sul rischio di sprechi.

Il People’s Daily, portavoce ufficiale del Partito, arrivò a definire alcuni di questi luoghi dei “gusci vuoti”: strutture moderne e ben attrezzate, ma con servizi insufficienti e pochi visitatori. Ancora oggi, del resto, molti centri di Pechino risultano poco attrezzati e scarsamente frequentati. La situazione è però diversa a Shanghai e Shenzhen, dove questi spazi stanno conoscendo una forte espansione e attirano un numero crescente di cittadini. Alcuni centri che in passato tendevano a nascondere o minimizzare il loro legame con il Partito Comunista oggi lo mostrano apertamente, con i media statali che li promuovono come esempi di come il Pcc continui a essere presente nella vita quotidiana della popolazione. Tuttavia, proprio la crescente popolarità di questi centri può essere interpretata anche da un’altra prospettiva. Il loro successo non riflette necessariamente soltanto la qualità dei servizi offerti, ma potrebbe essere anche il sintomo delle difficoltà economiche che stanno attraversando molti cittadini cinesi. Più persone hanno bisogno di luoghi gratuiti in cui trascorrere la giornata, cercare lavoro, formarsi o semplicemente ridurre le proprie spese, più evidente diventa il problema della disoccupazione e della precarietà economica.

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