Le violenze non possono che essere segnalate. E quello che sta accadendo in Francia in relazione alla riforma del sistema pensionistico merita di essere portato all’attenzione di tutti. Dalle questioni giuridiche si è passati ad analizzare soprattutto i fatti di piazza. La cassa di risonanza di Parigi non basta più: l’eco di quelle che vengono ritenute prepotenze perpetrate dalle forze dell’ordine travalica i confini europei. Pure perché i filmati (guarda) inerenti ad azioni, che a detta di molti corrispondono delle vere e proprie reazioni sproporzionate, aumentano di numero di giorno in giorno. La polizia transalpina è stata anche richiamata in via ufficiale dalle istituzioni.

Le responsabilità sono difficili da distribuire. I gilet gialli, con qualche interferenza dei black bloc, stanno promuovendo una protesta che ha di fatto interrotto il normale corso delle attività pubbliche. Gas, fumogeni, blocco delle strade: i mezzi utilizzati sono canonici per una protesta nazionale, sì, ma producono effetti. Il caos è dilagante. I sindacati fanno la loro parte. Dal sistema dei trasporti a quello scolastico: è il periodo più difficile per Emmanuel Macron. Il leader di En Marche! non ha modificato di una virgola il suo progetto, limitandosi a gestire una situazione che può comportare in prospettiva un collasso elettorale. Ora anche i cattolici hanno deciso di esprimere un palese malessere. La riforma interessata dalle rimostranze dei fedeli, in quel caso, riguarda la bioetica. Persino l’episcopato, che si era schiacciato sul macronismo trionfante, ha inoltrato un comunicato piccato. La crisi politica dei progressisti, che deve tenere conto anche di questi altri aspetti, è pervasiva.

La fortuna di Macron, per così dire, risiede nella distanza temporale dalle elezioni: due anni di tempo per alzare la cresta e provare a squarciare il velo di scetticismo. Ma rispetto al coro di giubilo seguito all’insediamento di un esponente che avrebbe dovuto sanare le ferite sociali, il quadro è davvero mutato. Torniamo alle violenze. Il contesto preoccupante è stato in qualche modo ammesso dal presidente che, come riportato dal quotidiano Repubblica, ha parlato di un necessario “rispetto della deontologia”. I commissariati non sono del tutto privi di istanze sindacali. E il fatto che alcuni poliziotti abbiano aderito alle giornate di sciopero può essere un fattore di ulteriore destabilizzazione. Almeno per ciò che concerne l’ordine pubblico.

Le testimonianze delle violenze non mancano, tanto che si è resa necessaria l’apertura di un’indagine interna da parte dell’ente che controlla le attività della polizia, ossia l’ispettorato generale. La fonte sopracitata lo ha rimarcato. Il grande mare del web ha fatto sì che il problema legato all’atteggiamento di certi poliziotti finisse su pubblica piazza in breve tempo. Basta dare un occhio a questo sito, che è nato dall’idea di un giornalista francese. David Dufresne ha anche firmato un volantino che dispone le modalità tramite cui è possibile inoltrare video che provino gli accadimenti aggressivi. I certificati medici, per esempio, possono coadiuvare il processo di denuncia giornalistica. Ma sul portale c’è tutto un elenco di utilità ed indicazioni.

Il caso mediatico più eclatante di questa ultima settimana è ancora quello del giornalista fermato per aver comunicato via Twitter la posizione di Macron, che era a teatro con la moglie. I manifestanti hanno così avuto contezza di potersi recare in uno specifico luogo. Anche a questo evento, che non è violento ma giuridicamente rilevante, sono seguite delle polemiche. Macron è schiacciato da una serie di forni. E il popolo francese, in specie in quella che viene chiamata “Francia profonda”, non è disposto a cedere terreno. Stupisce, per ora, il mancato cambio di passo governativo. Come se Macron fosse assolutamente certo della bontà delle scelte intraprese in questo mandato.