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L’affermazione di Benoit Hamon al primo turno delle primarie socialiste rende sempre più evidente la crisi di rappresentanza che il Partito Socialista francese sta attraversando. Quel 36.21 %, infatti, è la raffigurazione perfetta del grido di disperazione che la base, consapevole di aver perso appeal elettorale nei confronti del ceto medio e dei ceti più bassi, sta tentando di lanciare.Il rischio che i socialisti corrono nelle imminenti presidenziali, d’altro canto, è che il Front National continui a guadagnare consensi tra il loro elettorato tradizionale, proseguendo quel percorso di operaizzazione del voto consolidatosi con le europee del 2014. I dati sui flussi dell’epoca dissero che il 43 per cento del voto operaio era finito nelle tasche della Le Pen. I socialisti francesi, dunque, tentano la carta dell’ex ministro dell’Educazione di Hollande, sostenitore del reddito universale per tutti, portatore sano di un’idea di sinistra purista che mira a spostare il baricentro sulla questione sociale. Manuel Valls, invece, sarà l’avversario progressista, quello in continuità con il suo governo e con l’azione politica di Hollande ( che però pare sempre più intenzionato a sostenere Macron, candidatosi bypassando le primarie), ridimensionato dal 31,19 per cento ottenuto a questo turno e seriamente messo in difficoltà dall’endorsement di Montebourg (17,62%) in favore di Hamon. Il secondo turno delle primarie socialiste, previsto per domenica prossima, allora, sarà emblematico riguardo alla fortissima crisi d’identità che la sinistra francese sta attraversando in questi anni: la scelta tra il neoliberismo dilagante e il ritorno ad un’idea più partecipativa, alla Tsipras o alla Bernie Sanders, che dir si voglia. Esattamente come nel caso americano, però, il rischio è che la spinta propulsiva verso una visione più popolare della rappresentanza politica, finisca con l’appiattirsi addosso alle istanze del candidato vincente. Se Manuel Valls, nonostante lo sfavore del pronostico, infatti, riuscisse ad imporsi, Hamon sarebbe costretto ad allinearsi e, così come Sanders, potrebbe ottenere al massimo una parziale rivisitazione del programma elettorale: il quadro più favorevole alla Le Pen ed in misura minore a Macron, che avrebbero un’autostrada per incrementare i loro consensi in quella fetta di elettorato. Nel caso in cui fosse Hamon a prevalere domenica, invece, ad andare in affanno sarebbero gli elettori realisti filo-governativi, i quali si ritroverebbero un candidato molto distante dalle loro prerogative. Questo sottolinea come il cortocircuito interno alla sinistra francese stia palesando una confusione tanto evidente, specie dal punto di vista tematico, da far pensare che un ulteriore allontanamento del voto operaio dal Ps sia tutto meno che impronosticabile. Il calo dei partecipanti alle primarie, poi, è un altro argomento a sostegno di questa tesi: nonostante la procedura d’iscrizione fosse stata semplificata ed il costo fissato ad un euro, si sono registrati numeri abbastanza inferiori a cinque anni fa.

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