Un terremoto politico scuote l’Eliseo. Sébastien Lecornu, nominato Primo ministro appena 27 giorni fa, ha presentato questa mattina le sue dimissioni al presidente Emmanuel Macron, che le ha accettate senza esitazioni. Un record negativo nella storia della Quinta Repubblica: Lecornu diventa il capo del governo con il mandato più breve di sempre, lasciando il Paese in un clima di caos totale. Il suo esecutivo, annunciato solo ieri sera con una lista di 18 ministri, è crollato prima ancora di nascere, travolto dalle divisioni interne.
La nomina di Lecornu, ex ministro della Difesa e fedelissimo di Macron, era arrivata il 9 settembre come tentativo di superare la crisi scatenata dalle dimissioni del predecessore François Bayrou, caduto su un voto di fiducia legato al piano di austerity da 44 miliardi di euro. Ma il nuovo governo non ha retto nemmeno il primo impatto parlamentare. Previsto per martedì un discorso di politica generale all’Assemblea Nazionale, Lecornu ha scelto di gettare la spugna di fronte alla “pioggia di critiche” provenienti da opposizioni e (soprattutto) alleati, come ha riportato Le Figaro.
Il fulcro della tempesta: il ritorno di Le Maire
La classica goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la nomina di Bruno Le Maire a Ministro delle Forze Armate. L’ex titolare dell’Economia, ex repubblicano e figura di spicco del partito del presidente Macron La République En Marche, è stato reinserito nel governo in un ruolo sensibile, scatenando un’ondata di proteste dalla destra gaullista. Su tutte, quelle del Ministro dell’Interno, Bruno Retailleau, presidente de Les Républicains (LR), il quale ha immediatamente minacciato di dimettersi sbattendo la porta, accusando l’esecutivo di tradire gli equilibri faticosamente negoziati dopo le legislative del 2024, che avevano lasciato un Parlamento frammentato e ingovernabile. “Non possiamo continuare così”, ha tuonato Retailleau, in un’intervista rilasciata nelle prime ore del mattino.

I Repubblicani voltano le spalle: “Basta, Macron”
Xavier Bertrand, presidente della regione Hauts-de-France e figura di spicco de Les Républicains (LR), il principale partito di centro-destra in Francia, ha dichiarato senza mezzi termini: “Sì, Le Maire deve lasciare la squadra di governo”. Interrogato sulla partecipazione dei repubblicani all’esecutivo Lecornu, Bertrand ha aggiunto parole di fuoco: “Non possiamo partecipare a questo governo. Perché? Perché dobbiamo dire al Presidente della Repubblica ‘basta’. Non possiamo continuare così. Ora dovete tenere conto di quanto accaduto alle elezioni legislative. Le avete perse, signor Macron, e oggi tocca a voi riparare all’errore dello scioglimento”.
Bardella: “Sciogliere l’Assemblea, alle urne!”
Pochi minuti dopo l’annuncio delle dimissioni, Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National (RN), ha esortato Macron a sciogliere nuovamente l’Assemblea Nazionale e a rimandare i francesi alle urne. “Certamente, nelle prossime settimane, se non nei prossimi mesi, si tornerà alle urne e il Rassemblement National sarà pronto ad assumersi le proprie responsabilità”, ha dichiarato Bardella. Ora la palla passa a Macron, che ad oggi ha escluso le sue dimissioni personali e punta a durare fino al 2027.
A questo punto, non sarà facile. Questa ennesima caduta – la quinta nel secondo mandato di Macron – arriva infatti in un contesto estremamente delicato per l’economia francese, con un un debito pubblico al 113% del Pil e un deficit al 5,8%. È la Francia la grande malata d’Europa e la crisi politica che ha investito l’Eliseo non aiuta a risollevare una situazione drammatica.
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