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Politica

Francia, Mélenchon scende in campo a fianco delle proteste con un occhio alle presidenziali

Melenchon fa proprie le rivendicazioni degli studenti condannando le violenze e guardando alle prossime presidenziali.

Ha avuto molte vite politiche Jean-Luc Mélenchon, e mentre la Francia ribolle per le critiche serrate dei liceali e dei giovani al sistema scolastico, alle carenze di docenti, ai sotto-investimenti governativi e proprio mentre Sebastien Lecornu ed Emmanuel Macron lavorano a una manovra lacrime e sangue da 54 miliardi di euro di risparmi il leader de La France Insoumise mira a conquistare spazio d’agibilità in una fase complessa.

Gli scenari per Mélenchon

I moti di piazza, che Mélenchon ha dichiarato ritenere i più importanti dal Maggio Francese del 1968, hanno dato una spinta al leader della sinistra radicale, il cui partito ha posizioni nette sulla necessità di cambiare il sistema economico, rilanciare l’interventismo pubblico, rafforzare i servizi essenziali. Ora bisognerà capire l’impatto concreto su sondaggi che mediamente già prima della mobilitazione di fine settembre registravano la possibilità di una qualificazione di Mélenchon al ballottaggio presidenziale contro Marine Le Pen alle presidenziali previste per aprile.

Dopo essersi classificato quarto alle presidenziali del 2017 con un sorprendente 19,6% al primo turno e dopo aver sfiorato il 22% arrivando terzo nel 2022, Mélenchon ha guidato Lfi a essere la formazione chiave della coalizione di sinistra del Nuovo Fronte Popolare (Nfp) che ha ottenuto un brillante risultato alle legislative del 2024 ma non è mai stata investita di responsabilità di governo da Macron. Ora si propone come il vero anti-Le Pen e, in tal senso, la sua spinta in sostegno alla piazza, condotta sostenendo le rivendicazioni degli studenti ma tenendosi fermo sulla critica di ogni forma di eccesso e violenza, si è esteso al suo partito.

Melenchon e La France Insoumise in campo con gli studenti

Le immagini dei deputati e degli amministratori locali de La France Insoumise che si frappongono tra polizia e manifestanti hanno fatto il giro del web e rappresentano la cifra distintiva della visione politica del 75enne già ministro socialista all’epoca del governo di Lionel Jospin. Da un lato, Mélenchon e La France Insoumise sono l’ultima incarnaizone politica dell’anima movimentista della sinistra francese e oggi vedono nelle manifestazioni studentesche una forma di mobilitazione capace di remare nella loro stessa direzione, come dimostrato dalla partecipazione il 6 ottobre scorso di quello che la Fondazione Feltrinelli ha definito nel 2023 un “leader eretico della sinistra troskista” a una manifestazione studentesca a Boulevard Voltaire a Parigi.

Dall’altro, è difficile inquadrare con coordinate non francesi il fenomeno de La France Insoumise, ben descritto nella sua identità dal suo fondatore. Iper-politico, il suo movimento teorizza il superamento del principio della Francia “etnica” e l’accettazione di un nuovo processo sociale, definito dal leader “creolizzazione”, un riconoscimento di una realtà diversa che mira anche a trovare ascolto nelle nuove generazioni di francesi, specie quelli delle periferie. Sulla politica estera, presenta una linea fortemente anti-interventista, e soprattutto perora la necessità di evitare uno scontro tra Occidente e Cina, mentre sulla politica sociale e culturale Mélenchon ha preso una deviazione rispetto al tradizionale laicismo integralista della sinistra, ha dichiarato di recente Papa Leone XIV “benvenuto in Francia” in occasione della sua visita pastorale, ha provato a interpretare nuovi paradigmi politici e culturali nel suo movimento.

La sinistra tra piazza e elezioni

In tal senso, la prospettiva politica della sinistra radicale verso le presidenziali appare articolata. Sul piano concreto, l’effetto-traino di Mélenchon e dei suoi compagni di partito in prima linea per fare proprie le rivendicazioni dei movimenti mira a mobilitare una massa di manovra nell’elettorato tale da consolidare la base di consensi de La France Insoumise e di permettere a Mélenchon stesso di arrivare al 2027 con i galloni ideali di sfidante potenziale di Le Pen, superando la ridda di candidati centristi e liberali alle sue spalle. Parimenti, però, questa manovra pone dei problemi strutturali.

Come nota Le Figaro, governo e destre hanno accusato La France Insoumise di “fomentare la violenza e di sfruttare il movimento”, e nonostante i continui appelli del leader al rifiuto di ogni forma di violenza anche Le Monde nota che le proteste potrebbero essere “un’arma a doppio taglio”. I sondaggi oggi danno come papabile una netta vittoria di Le Pen contro Mélenchon in caso di ballottaggio tra i due e Mélenchon si trova davanti al rischio paradossale di vedere potenzialmente un fronte di barrage emergere contro di lui in caso di duello contro la candidata che più di tutti ha subito la convergenza degli avversari nella sfida persa due volte (2017 e 2022) contro Emmanuel Macron. Indubbiamente, però, la spallata della sinistra radicale ha contribuito a rendere le proteste un tema del dibattito politico.

Il prossimo banco di prova sarà il 13 ottobre, giorno della nuova mobilitazione, in cui si capirà se il ruolo propulsivo degli Insoumise potrà ottenere ulteriore slancio politico. Mélenchon ha ottenuto l’obiettivo di non poter essere ignorato da avversari di ieri e di oggi. Da qui alla possibile costituzione di un’alternativa capace di vincere e governare, però, passa ancora una lunga strada.

Fonti

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