Non sarà Sebastien Lecornu a guidare il prossimo governo francese. Il primo ministro dimissionario, dopo che è rimasto in carica per meno di un mese dalla nomina alla guida del governo e ha visto la sua compagine collassare a 12 ore dall’insediamento, ha comunicato a France 2 che al termine delle 48 ore di consultazioni ritiene definita l’esistenza di una “piattaforma d’azione” capace di scongiurare lo scioglimento dell’Assemblea Nazionale e dare a Parigi un bilancio.
“La maggioranza dell’Assemblea nazionale respinge lo scioglimento, perché vede chiaramente che lo scioglimento non porta (a una soluzione). Ci sono diversi gruppi pronti a concordare un bilancio comune” , ha aggiunto, sottolineando in particolare la possibilità che da sinistra giungano appoggi a un futuro esecutivo. Con poco più di 210 voti su 577 seggi, la coalizione di centro-destra dI Renaissance, l’alleanza di partiti che sostiene il presidente Emmanuel Macron, e dei gollisti di Les Republicains non ha, da sola, i voti per approvare la manovra.
Se Michel Barnier, primo premier nominato dopo le legislative del 2024, ha cercato la sponda col Rassemblement National e Marine Le Pen, e François Bayoru è stato schiacciato tra la destra e la sinistra trainata da Jean-Luc Mélenchon, Lecornu intende finire il suo governo con una serie di punti cardine. “Considero la mia missione completata“, ha detto, facendo intendere i punti su cui un futuro accordo può essere negoziato.
Primo, in 48 ore Macron dovrà nominare un nuovo primo ministro, l’ottavo dal 2017, per formare il decimo governo della sua presidenza. Secondo, ha detto Lecornu, dovrà essere formata una squadra priva di figure con ambizioni presidenziali per il 2027. Terzo, bisognerà trovare una piattaforma comune: e qui il riferimento indiretto va a Verdi e Partito Socialista, che hanno provato a dettare le condizioni per fornire i propri voti all’esecutivo, partendo dal rinvio della riforma delle pensioni che rappresenta una misura-bandiera del centro-destra liberale transalpino.
“Dovremo trovare un modo per far sì che il dibattito sulla riforma delle pensioni si svolga”, ha sottolineato, aggiungendo che sarebbe ingenuo negare che la riforma “sarà oggetto di discussione in occasione delle elezioni presidenziali. C’è un’aspettativa alta da parte della cittadinanza”, ha aggiunto. La Francia è attesa da una difficile alchimia. Centro-destra e progressisti mirano a convergere. Macron è diviso tra la tentazione di continuare a nominare figure del suo campo alla guida del governo e la prospettiva di affidare ai progressisti l’esecutivo per mettere in difficoltà Jean-Luc Mélenchon e spiazzare Marine Le Pen.
Il presidente deve tirare a campare per salvare la sua eredità a un anno e mezzo dalla fine del suo secondo mandato. Nel frattempo Parigi è schiacciata tra la tenaglia del debito pubblico e lo screditamento della classe dirigente che si è impegnato a tagliarlo. Sabbie mobili in cui in 16 mesi si sono impantanati tre primi ministri. E presto una quarta figura sarà chiamata ad approcciarle.
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