Il governo francese di François Bayrou è in bilico dopo che alla riapertura dei lavori dell’Assemblea Nazionale l’esecutivo centrista di minoranza sostenuto dalla destra gollista di Les Republicains è stato messo nel mirino tanto dai sovranisti del Rassemblement National quanto dalle forze di sinistra guidate da La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon.
Destra e sinistra contro i piani di “austerità militare”
Il partito di Marine Le Pen e Jordan Bardella da un lato e il principale e più radicale gruppo del Nuovo Fronte Popolare dall’altro hanno respinto la manovra fiscale con cui il leader del Movimento Democratico (MoDem) e stretto alleato del presidente Emmanuel Macron e del suo Renaissance mirava a strutturare tagli al bilancio per 44 miliardi di euro, tagliando pensioni, sanità e enti locali e preservando gli aumenti principalmente per spese per la difesa e riarmo.
L’impeto della critica a Bayrou, che ha posto la questione di fiducia applicando l’Articolo 49.1 della Costituzione francese in vista del voto dell’8 settembre, è stato tale da spingere anche tutte le altre forze di opposizione a rompere gli indugi. I Verdi e i Comunisti prima e, da ultimi, anche i socialisti guidati da Olivier Fauré hanno annunciato che non voteranno la fiducia al veterano centrista, al potere dal dicembre scorso.
La crisi sistemica del governo Bayrou
A settembre a Palazzo Borbone “François Bayrou presenterà una nuova dichiarazione di politica generale sui suoi orientamenti di bilancio, seguita da un dibattito e poi da una votazione dei deputati”, nota Le Monde, aggiungendo che “l’ultimo a ricorrervi è stato Jean Castex, nel luglio 2020. Nessuno dei suoi successori ha corso il rischio: né Elisabeth Borne, né Gabriel Attal, né Michel Barnier, che a sua volta si è trovato ad affrontare un voto di sfiducia nel dicembre 2024, per la prima volta dal 1962”.
Ad oggi, Bayrou e la sua coalizione controllano 210 seggi su 577 e sono costretti a cercare compromessi su ogni dossier. Con l’aggiunta dei socialisti, il fronte del no alla fiducia, che somma destra e sinistra, tocca invece 330 seggi. Restano una ventina di indipendenti tra gli eletti nei partiti regionalisti, dalla Corsica ai territori d’oltremare, ma anche supponendo un loro compatto sostegno al premier questi dovrebbe sperare teoricamente in almeno cinquanta voti “ribelli” per la fiducia.
La narrazione politica dei sacrifici necessari per contenere un debito pubblico che rischia di andare fuori controllo e la sfida sistemica del controllo dei conti pubblici si scontra con la realtà del quadro politico nazionale. Con tassi d’approvazione sotto il 20% secondo le rivelazioni YouGov, Macron e Bayrou, che implementa da primo ministro l’agenda presidenziale, sono i leader con il rating peggiore della storia della Quinta Repubblica. Né a una certa parte di Paese, specie ai lati estremi dell’elettorato, appare credibile l’idea di dover coniugare austerità e riarmo, proposta che ha conosciuto una profonda crisi di rigetto.
Macron sotto scacco
Del resto, il calcolo politico di destra e sinistra è chiaro: bloccare ogni tentativo di Macron di formare un nuovo esecutivo fondato sui suoi sostenitori dopo il naufragio di Barnier e il possibile flop di Bayrou, sperare in un ritorno alle urne da concretizzare magari entro la fine dell’anno e giocarsi la maggioranza nella corsa all’Assemblea Nazionale.
Ironia della sorte, dapprima Macron nel voto anticipato del luglio 2024 prima proclamò l’adesione al “fronte repubblicano” contro i lepenisti per impedire loro di aver la maggioranza e poi provò a trescare con l’estrema destra per metter all’angolo la sinistra uscita con la maggioranza relativa dei seggi.
Il risultato? Una Francia nel caos e in crisi economica che il presidente si trova a amministrare in crisi di consensi, senza maggioranza e assediato dagli avversari. A testimonianza della crisi di una strategia di logoramento che si è ritorta contro l’Eliseo, a cui forse avrebbe fatto gioco vedere i radicali logorarsi contro il duro mestiere dell’amministrazione.
L’8 settembre Bayrou si gioca molto e Macron, a meno di due anni dalla fine del suo secondo mandato presidenziale, vedrà un nuovo crocevia della sua carriera. Il rischio di un nuovo salto nel buio per la politica francese e l’Esagono intero è elevato.
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