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La corsa all’Eliseo interessa anche l’Italia. I legami tra Parigi e Roma sono forti, e lo sono su diversi livelli. C’è un livello finanziario, uno industriale, uno strategico e uno squisitamente politico. E il patto del Quirinale dovrebbe essere il simbolo dell’asse tra i due Paesi: declinazione mediterranea di quel patto di Aquisgrana tra Germania e Francia che adesso, con il tramonto di Angela Merkel, necessita anche di un contraltare che guardi oltre le Alpi.

Emmanuel Macron ci punta molto, così come Sergio Mattarella e Mario Draghi. L’obiettivo è quello di rinsaldare una relazione che potrebbe essere decisiva nella nuova Unione europea post-Merkel e di farlo possibilmente durante la presidenza di turno francese in Ue. Asse che interessa al presidente francese per confermare una linea comune in Europa, ma soprattutto per blindare la vicinanza dell’Italia ad alcuni progetti di Parigi in chiave strategica, a cominciare dal Sahel e dal Mediterraneo.

La Francia, insomma, vuole avere al suo fianco l’Italia. Anche il premier Mario Draghi ha rimarcato in questo senso le affinità tra i due governi confermate anche dai vertici più recenti tra i due leader. Ma la via verso la definizione di questa nuova convergenza di interessi si poggia su condizioni politiche che passano inevitabilmente per la presenza nelle due capitali di governi affini. Cosa che con le elezioni in Francia del 2022 potrebbe non essere così scontata. Macron non sembra affatto sicuro di vincere. E se Marine Le Pen appare sicura di arrivare al ballottaggio, un’altra donna, questa volta a sinistra, rischia di strappare lo scettro dell’Eliseo: Anne Hidalgo. La sindaca socialista di Parigi è considerata un’avversaria temibile per l’attuale capo dello Stato, e il partito di cui fa parte sembra in lieve ripresa dopo il tracollo delle ultime presidenziali.

La questione ha risvolti sul rapporto Italia-Francia, in un complesso gioco di rapporti personali e politici tra quei “livelli” di cui parlavamo all’inizio. Macron è stato sempre considerato il simbolo della sinistra moderata che guarda al centro, il paladino di una nuova Ue in grado di compattarsi proprio sotto la guida del Paese euroscettico per definizione, la Francia. Per molti anni è stato visto come l’unica risposta “di centrosinistra” all’onda sovranista. E il fatto che Marine Le Pen fosse vicina ai partiti della destra italiana ha spesso sgombrato il campo da qualsiasi tipo di dibattito: il sostegno a Macron diventava la naturale scelta per opporsi al mondo populista.

Le cose però potrebbero cambiare. Il Foglio, in un articolo di Valerio Valentini, rivela che il presidente francese non sia affatto contento dell’entusiasmo mostrato dal segretario del Pd, Enrico Letta, nei confronti di Hidalgo. All’Eliseo non hanno mai fatto mistero di considerare i dem un appoggio fondamentale all’interno della politica italiana, e questa svolta nei confronti dei socialisti risuona come un tradimento, ma anche come un campanello d’allarme. Certo, il Pd fa parte dei socialisti europei al pari del partito di cui Hidalgo è membro: per cui non sembra affatto strano che un esponente dem italiano tifi per la socialista transalpina. Tuttavia il dubbio che la sinistra stia iniziando a ragionare su una figura diversa rispetto al leader centrista fa riflettere su una possibile evoluzione della politica europea. L’idea che non sia tutto necessariamente convergente al centro, ma che si inizi a riparlare di blocchi in un sistema bipolare. Uno schema che rischia di mettere la parola fine a quella svolta europeista e liberale su cui il centrosinistra europeo ha puntato nel momento della crisi di consensi.

Il “tradimento” dei dem è l’abbandono di una certa visione politica? Difficile a dirsi e impossibile fare pronostici. Soprattutto perché in Italia il Pd fa parte di una coalizione che per definizione non può non dirsi moderata e di certo non ha mai fatto mistero di avere il centro come cardine della sua esistenza. Tuttavia l’Europa può in effetti manifestare tendenze che vanno in qualche modo comprese. In Germania, prossima a elezioni decisive, l’ascesa del ministro Olaf Scholz in quota Spd mostra un rinnovato interesse degli elettori verso il blocco socialista. In Francia, i socialisti possono in qualche modo corrodere il consenso di Macron. E a questo va aggiunta l’esperienza spagnola di Pedro Sanchez. Difficile che il Pd possa compiere a breve scelte di campo nette: ma lo scenario di una nuova sinistra europeista non è così remoto.

Questo chiaramente non implica affatto la fine di una visione di convergenza tra Francia e Italia che il Pd e Letta hanno sempre portato avanti. Significa però che la simmetria tra strategia nazionale e di partito potrebbero cambiare. Il referente per la Francia potrebbe non essere più solo Macron. E il Pd mette in ogni caso le mani avanti puntando anche su un altro candidato per legarsi alle rive della Senna. Mentre il presidente francese, “tradito” dai dem e dai socialisti europei, potrebbe rivolgersi direttamente a Mattarella e Draghi, suoi veri interlocutori istituzionali. Rapporti di vertice che superano quelli di partito.

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