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Non gode proprio di grande popolarità, al contrario la “luna di miele” con i francesi appare terminata subito dopo l’elezione. Adesso per Emmanuel Macron si rischia un altro grave ed importante caso che riguarda una persona orbitante, da quando è lui ad esserne inquilino, all’Eliseo. Una situazione non diversa da quella verificatasi nel 2018 con Alexandre Benalla, ex capo della sicurezza proprio dell’Eliseo “beccato” a malmenare alcuni manifestanti il 1 maggio di quell’anno.

Lo scandalo Yassine Belattar
Nei giorni scorsi la Polizia effettua un fermo molto pesante: scattano infatti le manette per l’umorista Yassine Belattar. Si tratta di un personaggio famoso soprattutto negli ambienti più a sinistra di Parigi, seguito per la sua attività e che Macron vuole all’Eliseo come collaboratore. Presso la presidenza francese Belattar si occupa dei rapporti con le banlieue, consiglia il capo dello Stato su come orientarsi in merito le tematiche inerenti le periferie più degradate del paese. Inoltre, Belattar fa anche parte del consiglio presidenziale che si occupa di Parigi: una scelta, quella di Macron, dovuta al fatto che l’umorista ha origini marocchine ed è popolare in molti ambienti periferici della capitale. Ma adesso per lui rischiano di arrivare solo guai.

Infatti il fermo operato dalle forze dell’ordine arriva a seguito di denunce circa minacce e violenze perpetuate da Belattar nei confronti di alcuni operatori dell’informazione. Tra tutte spicca quella di Marianne Bruno Gaccio, autore televisivo di Canal Plus: “Tutto comincia con una serie di “amabili scambi” sui social network con Belattar – afferma Gaccio – Niente di grave, ma non essendo abituato a lasciar passare gli attacchi di questo tipo, reagisco. Dopo però la situazione degenera”. Gaccio racconta di una telefonata del collaboratore di Macron molto concitata, in cui Belattar minaccia di andare fino a Saint Etienne (città d’origine di Gaccio) per violentare la madre ed uccidere moglie e figli.

Un’altra denuncia riguarda invece quella di Jessie Claire, una ragazza che si rivolge a Belattar quando cerca lavoro assieme ad altre colleghe aspiranti animatrici. La donna dichiara di aver subito atteggiamenti irriguardosi ed a tratti umilianti assieme alle colleghe, per questo decide di sporgere denuncia alla Polizia.

Quei collaboratori di Macron con il “vizio” della prepotenza
Belattar per altro è già da tempo al centro di importanti discussioni. Pesano su di lui, prima dell’arresto delle scorse ore, le simpatie verso il Collectif contre l’islamophobie en France, a sua volta ritenuto vicino alla galassia dei Fratelli Musulmani. Ma, come detto, non è il primo collaboratore di Macron a finire sotto inchiesta per violenze verbali o fisiche. Oltre al precedente sopra accennato riguardante il caso Benalla, la lista di persone vicine al presidente francese finite nei guai per comportamenti violenti od irrispettosi è molto lunga. Figura, tra gli altri, M’jid El Guerrab, ex deputato di En Marche!, il partito di Macron. È lui che nell’estate 2017 ferisce gravemente a colpi di casco in testa Boris Faure, deputato socialista. Vi è poi Rayan Nezzar, ex portavoce di En Marche!, che su Twitter redarguisce Marine Le Pen con pesanti insulti ed invita più volte il repubblicano Jean-Francois Cope ad avere rapporti di natura sessuale con la madre. Non proprio un comportamento istituzionale o di persone vicine al capo dello Stato.

Del resto che qualcosa non quadri tra le cerchie di amici di Macron all’Eliseo, lo si capisce già dai tempi delle dimissioni del ministro dell’interno Gérard Collomb. Oltre che per il caso Benalla, l’ex titolare del dicastero denuncia per l’appunto troppi personaggi ritenuti non affidabili assidui frequentatori delle stanze del governo.