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L’Europa non è così semplice come si possa credere. E in una fase di grande transizione strategica per tutto il mondo, Vecchio continente compreso, è possibile che quello che realmente cova nel profondo di una regione sia diverso dall’apparenza. Scontri reali e fittizi, alleanze di facciata e strategiche sono all’ordine del giorno. Specie in un’Europa governata dal totem dell’Unione europea che ormai è sempre più diretto verso lo sgretolamento. E in cui è già in atto la trasformazione in qualcosa di diverso.

La bozza del documento franco-tedesco pubblicato da Politico va in questa direzione. Anzi, forse è l’espressione più chiara di quello che l’Ue potrebbe diventare o che sta già diventando. Un nuovo sistema di alleanze basato sempre sul motore franco-tedesco e con due Stati che, al netto delle divergenze strategiche chiarissime sia sul futuro della Nato che sul presente della stessa Ue, guardano verso un medesimo orizzonte. Ed è anzi abbastanza evidente che l’uscita di questa bozza non sia casuale, visto che arriva a poche ora dalla pubblicazione di un’inchiesta del New York Times che mostra un quadro ben diverso dell’apparente idilliaco rapporto tra Angela Merkel e Emmanuel Macron, con una cancelliera preoccupata dal dinamismo francese e con un presidente stanco della politica attendista tedesca. Versione poi smentita dalla capitale tedesca ma che mostra anche gli effetti internazionali di questo scollamento dell’alleanza.

Scaramucce, litigi che hanno anche gli effetti di mostrare al mondo e all’opinione pubblica interna che Macron e Merkel non sono la stessa cosa,ma che non devono offrire il fianco a facili interpretazioni. Perché l’asse franco-tedesco esiste e non sono certo alcune settimane di discussioni a poter scalfire quanto costruito in questi ultimi anni di Ue condivisa da Parigi e Berlino. E soprattutto non devono far dimenticare i passaggi precedenti all’uscita di questo documento, che anzi può essere considerato solo un mezzo per stemperare le polemiche mentre in realtà i veri cambiamenti sono celati da mesi di negoziati.

Perché se è vero che Francia e Germania non guardano perfettamente nella stessa direzione, è anche altrettanto vero che entrambe non possono fare a meno dell’altra. E in questo rapporto di amore e odio, Berlino e Parigi non possono fare altro che considerarsi indispensabili provando a tracciare (probabilmente ancora per poco) un solco comune, una via che indichi il futuro a tutta l’Europa e che non trasformi il loro cortile in un grande teatro di scontro tra superpotenze esterne. Lo sanno Macron e Merkel e ne sono consapevoli anche i rispettivi establishment, che guardano ben al di là della singola persona alla guida dell’Eliseo o del governo tedesco. L’Era Merkel è agli sgoccioli, la stessa di Macron potrebbe spegnersi a breve, ma Francia e Germania possono continuare a cooperare se il loro fine ultimo è quello di evitare il caos in Europa, e soprattutto evitare che altri Stati guardino in direzioni diverse da Bruxelles.

Ecco allora il documento sulla Conferenza per il futuro dell’Europa. Una bozza che indica innanzitutto la necessità di indicare una leadership (e non a caso si parla di Guy Verhofstadt) che venga attribuita a una “Senior European personality”, una persona che garantisca europeismo quindi, e perciò un europeismo che sia modellato sull’asse franco-tedesco. Poi, dopo la leadership, i temi da trattare nella Conferenza sul futuro dell’Europa: difesa comune, rivoluzione digitale, migrazioni, cambiamenti climatici, rapporti di vicinanza, diritto e mercato.

Temi di fondamentale importanza ma che mostrano soprattutto che rispetteranno le agende dei due leader europei, in particolare di quello francese, visto che Macron è da tempo che batte su questi punti, in particolar modo sulla difesa comune (possibilmente a guida parigina). Ma sono soprattutto temi che indicano un’altra clausola “segreta” inserita in questo documento, che è il riconoscimento del Trattato di Aquisgrana firmato proprio da Macron e Merkel. Sia chiaro: quel documento non era pura formalità. Le clausole erano molto chiare e i concetti espressi non erano pura filosofia politica. E tutto quello che è stato redatto nei testi del Trattato può tranquillamente fondersi con la bozza partorita dai governi di Francia e Germania, considerato anche che negli obiettivi dell’accordo c’era anche quello di decidere congiuntamente i progetti politici da presentare all’Unione europea. Proprio come avvenuto con questo documento.

Altro punto fondamentale inserito nella bozza: le tempistiche. Che forse più di ogni altra cosa ci dicono in che direzione vada la proposta sulla Conferenza voluta da Francia e Germania. Con la prima fase che si dovrebbe aprire a metà 2020 (presidenza tedesca dell’Ue) e chiudersi agli inizi del 2022 (sotto presidenza di turno francese), il documento manifesta perfettamente le logiche europee ma soprattutto il potenziale passaggio di consegne, con la chiusura dell’era Merkel e forse il momento aureo dell’era Macron in vista anche di una sua possibile rielezione. Una scelta perfetta cui si aggiunge l’altra cadenza temporale a brevissimo termine: si è votato per la nascita ufficiale della Commissione von der Leyen. E il messaggio che ne è uscito è stato chiaro: Ursula può partire. E se l’Ue finirà, a decidere modi, tempi e risultati saranno comunque Francia e Germania.

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