I due Paesi oggi più confusi al mondo, Israele e Francia, potrebbero andare alla crisi diplomatica per le… immondizie. È infatti successo questo: Aryeh King, vice-sindaco di Gerusalemme, ha scritto (e poi pubblicato su X) una lettera al Dipartimento d’igiene del Comune intimando che, “… di fronte al comportamento traditore e anti-israeliano di Emmanuel Jean-Michel Frederic Macron, il presidente della Francia che ha approvato nel suo Governo risoluzioni il cui scopo è danneggiare lo Stato di Israele e l’industria israeliana”, fosse immediatamente sospeso “il servizio di rimozione dei rifiuti dall’edificio del consolato francese”. E non solo quello: anche il taglio delle aiuole, secondo il vice-sindaco King, andava sospeso.
Il perché di tanta municipale ira, e del riferimento all’industria israeliana, va forse cercato in una vicenda abbastanza grottesca che si è prodotta in Francia. Le autorità francesi, infatti, in un primo tempo avevano bloccato la partecipazione all’Eurosatory di Parigi, la più grande fiera mondiale sulla difesa e la sicurezza, attualmente in corso, delle aziende israeliane, ben 74, che si erano iscritte per esporre i propri prodotti. Quando fu annunciato il blocco, il ministero della Difesa francese dichiarò: “Non ci sono più le condizioni per ricevere aziende israeliane alla fiera francese, in un contesto in cui (il presidente Macron, n.d.r.) chiede la cessazione delle operazioni israeliane a Rafah”. In seguito, un tribunale interpellato da ONG filo-palestinesi era andato anche oltre, vietando la partecipazione in qualsiasi forma dei produttori di armi israeliani e appoggiandosi alla decisione della Corte internazionale di giustizia dell’Aja, che ordinato (invano) a Israele di fermare immediatamente l’offensiva su Rafah e di adoperarsi per prevenire il genocidio in conformità alla convenzione del 1948. Alla fine, però, in seguito alla denuncia presentata dalla Camera di commercio franco-israeliana, il blocco è stato ritirato.
Forse il vice-sindaco King non lo sapeva. O forse era arrabbiato per un’altra polemica tra Francia e Israele. Pochi giorni fa il presidente francese Macron ha annunciato che Israele avrebbe collaborato con Parigi e Washington in un’azione diplomatica per contenere la tensione lungo la frontiera tra Israele e Libano. Apriti cielo! Il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant ha impugnato la penna e su X ha ammonito Macron, in sostanza, a farsi i fatti suoi. “Mentre stiamo conducendo una guerra giusta, in difesa del nostro popolo, la Francia ha adottato una politica di ostilità nei confronti di Israele. Così facendo, la Francia ignora le atrocità commesse da Hamas”, ha scritto Gallant, aggiungendo che ovviamente Israele non avrebbe mai partecipato al format diplomatico proposto da Macron.
Peccato per Gallant che le sue affermazioni abbiano fatto arrabbiare Israel Katz, il suo collega ministro degli Esteri, che le ha definite “errate e senza alcun fondamento”. Non solo: Katz ha anche aggiunto che la Francia era accorsa in aiuto di Israele in aprile, quando l’Iran aveva lanciato più di 300 missili e droni verso il territorio israeliano; che la Francia aveva sanzionato i funzionari iraniani e di Hamas: e che le autorità francesi hanno agito contro il “flagello dell’antisemitismo” e adottato misure per proteggere la comunità ebraica francese.
Un gran pasticcio, insomma. Che di colpo si placa, però, quando si tratta di affari. Il sito di giornalismo investigativo Disclose ha infatti raccontato come la Francia abbia di recente approvato la vendita a Israele di componenti elettroniche decisive per l’attività di droni sospettati di essere impiegati contro la popolazione civile di Gaza. E dunque: allons enfants!
Mirko Marchi