Francia e Germania si prendono l’Ue… con la scusa dell’europeismo

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Non c’è niente da fare: Francia e Germania continuano a decidere i destini dell’Europa e fare affari tra di loro mentre l’Unione europea non solo osserva, ma sostiene anche il rafforzamento dell’asse franco-tedesco. Asse che dopo il Trattato di Aquisgrana è diventato sempre più forte e che prevede di fatto che Berlino e Parigi prima decidano come comportarsi in base ai loro interessi e poi impongano a tutta l’Ue le loro politiche. E a nulla servono le rimostranze e gli interessi dei Paesi diversi da quelli guidati da Angela Merkel ed Emmanuel Macron. Quando si tratta di Francia e Germania, da Bruxelles arrivano solo tappeti rossi: mentre il resto dei membri, Italia in primis, vengono costantemente bacchettati.

L’ultima dimostrazione di quest’asse sempre più blindato è quello che riguarda le batterie elettriche. Si dirà che non è uno dei campi più importanti dell’economia europea. Ma la dinamica è interessante perché dimostra come ormai Parigi e Berlino vadano per la loro direzione, senza alcun interesse a dialogare con il resto dell’Europa a meno che il resto dei Paesi non sia coinvolto direttamente nel progetto dell’asse franco-tedesco. Altri Paesi rivali – leggi Italia – possono tranquillamente esserne esclusi. Anche perché non rientrano nel club che può avere accesso alla guida dell’Europa né a entrare nel sistema industriale franco-tedesco. Perché abbiamo interessi strategici che possono legarci all’uno o l’altro Paese, ma non unitamente a entrambi.

Il caso delle batterie franco-tedesco di scuola. Il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, e il ministro dell’Economia e dell’Energia tedesco, Peter Altmaier, hanno dato vita al primo consorzio europeo che sviluppa batterie per auto elettriche. Evento a Parigi, benedizione del vicepresidente della Commissione europea e commissario all’Unione energetica Maros Sefcovic. Il consorzio sarà formato da Siemens e Manz, per la Germania, Peugeot Sociètè Anonyme (Psa) – che comprende Peugeot, Citroen e Opel – per la Francia, dal produttore di batterie francese Saft e dalla società belga Solvay.

Le Maire ha detto che il consorzio è “un passo importante nella storia dell’economia europea, che mostra come l’Ue possa costruire la propria sovranità economica e tecnologica e non essere dipendente da Stati Uniti e Cina”. E gli ha fatto eco il ministro Altmaier, esaltando i progetti futuri dell’asse franco-tedesco.

I due governi stanzieranno per il progetto circa 1,2 miliardi di euro. Sovvenzioni pubbliche che, però, a quanto pare per l’Ue non sono affatto aiuti di Stato su cui martella costantemente l’Italia e altri governi. Lì è tutto lecito: Francia e Germania possono investire senza problemi. E anzi, l’Europa è tutta contena, visto che lo stesso Sefcovic si è congratulato con Parigi e Berlino parlando di “campioni europei, leader di un settore strategico”.

Il problema è che questi campioni europei sembrano molto più semplicemente campioni di se stessi. E a fronte della solita giustificazione sull’importanza dell’asse franco-tedesco per l’Europa e l’Unione europea, questa ennesima manifestazione del patto di Aquisgrana è in realtà un semplice gioco per tutelare due Stati: Francia e Germania. Tanto è vero che, come ovvio (e anche giusto) che sia, sarà la Francia a ospitare la prima fabbrica di questo consorzio “europeo”, mentre le altre due saranno aperte nel 2022 e 2023 in Germania. E nonostante le parole di Le Maire facciano pensare a un possibile coinvolgimento di altri Stati: “Altri Stati membri, tra cui l’Italia, hanno già manifestato la propria volontà di unirsi al progetto” fa sapere da Parigi, appare abbastanza chiaro che il progetto è franco.-tedesco e le opportunità restano franco-tedesche. Almeno nei guadagni reali.