Skip to content
Politica

Francia, chi lavora vota Le Pen. Con Macron restano i pensionati ad alto reddito

Il primo turno delle legislative ha restituito una Francia divisa in tre parti. L'analisi sociologica e generazionale del voto secondo Ipsos.

Il celebre preambolo del De bello gallico di Giulio Cesare riflette alla perfezione la situazione della Francia che esce dal voto di domenica 30 giugno per l’Assemblea Nazionale: Gallia est omnies divisa in partes tres.

Tra interclassismo e divisioni

La Francia è tripartita e non solo perché l’elettorato si concentra tra la coalizione presidenziale di Ensemble, con i liberali pro-Emmanuel Macron al 20%, il Nuovo Fronte Popolare di sinistra (28,5%) e l’alleanza tra il dominante Rassemblement National e la destra conservatrice che lo sostiene (34%). Ma anche perché scorporando il voto in diverse categorie, come fatto da Ipsos France con rilevazioni a valle del voto, si nota un Paese che si reca al ballottaggio per decidere i seggi dell’Assemblea Nazionale spaccato in tre tronconi abbastanza netti su più fronti.

La “sociologia dell’elettorato” studiato da Ipsos France dà un ricco spaccato sull’Esagono che esce dal voto. In cui si mescolano pulsioni interclassiste per le varie formazioni e dati che, su altri fronti, distribuiscono attorno a faglie ben precise i consensi. A un primo sguardo, si nota un sostanziale consolidamento delle gerarchie elettorali scorporando per distribuzione geografica e reddito: il Rassemblement National è primo, seguito dal Fronte Popolare, in ogni categoria reddituale.

I lepenisti e la sinistra scendono da picchi del 38 e del 35% nella fascia sotto i 1.250 euro al mese di reddito al 32 e al 26% sopra i 3mila euro al mese di reddito, ma restano primi e secondi. E tra il 34% e il 40% è il risultato del Rassemblement in tutte le fasce demografiche dei comuni fino a 200mila abitanti, mentre solo nelle grandi città maggiori di 200mila abitanti è primo il Fronte Popolare.

Le faglie su cui invece la Francia si tripartisce sono principalmente due. La prima è generazionale. Il Nfp domina col 48% tra i giovani fino ai 24 anni, è primo col 38% tra i 25 e i 34 anni, poi scende fascia per fascia. Fa il 31% tra i 35 e i 49 anni, il 25% fino a 60 anni, e prende solo il 24 e il 18% nei 60-69enni e negli over 70 rispettivamente.

Il Rassemblement è sopra il 30 ovunque, tranne che tra gli over 70 (29%) a testimonianza di un discreto interclassismo, ma domina nella popolazione in piena età lavorativa: 36% nella fascia 35-49 anni, 40% in quella 50-59 anni, 35% anche nella fascia 60-69 anni, la più colpita dalla riforma delle pensioni di Macron. Il cui partito si ferma al 9 e al 13% nella fascia 18-24 e 25-34 anni e fa il massimo tra gli over 70, superando il 32%. A testimonianza di una netta tripartizione generazionale.

Un Paese diviso

E 32% è anche il risultato fatto da Macron e i suoi, record, nella categoria dei pensionati ad alto reddito. Un’altra faglia, infatti, è quella della distribuzione del voto tra categorie lavorative. Il Nfp vince tra i manger e professionisti (34%) staccando macronia (26%) e destra radicale (21%) e predomina nei quadri intermedi dei lavoratori dipendenti: 35% contro il 31% lepenista e il 18% macroniano, ma è solo al 21% tra gli operai. Nei “colletti blu” il dominio è del Rassemblement: 57%, con Ensemble ferma al 7%. Il partito di Le Pen e Bardella vince anche tra i colletti bianchi, col 44% contro il 30% della coalizione di Jean-Luc Mélenchon. Macron vince solo tra i pensionati ad alto reddito, come detto, mentre quelli a basso reddito premiano Le Pen e i suoi col 36%.

Quella generazionale e quella professionale sono due faglie che mostrano, al contempo, il peso di fattori come il caro-vita e l’inflazione, assieme al loro impatto percepito, nel giudizio degli elettori transalpini verso la loro classe politica. L’elettore tipo di Mélenchon e Le Pen, in sostanza, non è identificabile a priori, ma in alcune categorie è più facilmente riscontrabile: tra gli studenti nel primo caso, tra gli operai e i dipendenti di fascia inferiore del terziario nel secondo. L’elettorato macroniano sembra resistere nelle roccaforti sociali più conservatrici per natura strutturale, a testimonianza dello sfibrarsi di un potere sempre meno capace di dare risposte concrete alle domande di sicurezza economica, politica e sociale della Francia. A cui chi seguirà, perlomeno all’Assemblea Nazionale, dovrà ovviare non dimenticando l’intrinseca multipolarità interna di un Paese sicuramente in fase di tensione e preoccupazione ma in cui i consensi possono mutare con grande, imprevedibile volatiltà.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.