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Angela Merkel ha comunicato da tempo la sua decisione: lascerà la politica al termine di questo mandato. Vedendo cosa succede dalle parti della maggioranza che la sostiene, però, non si può escludere che l’addio possa essere dato con largo anticipo.

La Grosse Koalition è ancorata al fatto che tanto la Spd quanto la Cdu/Csu rimangano fedeli agli accordi contratti con la controparte. Ma l’imminenza della competizione valevole per i seggi a Bruxelles rischia di far saltare il banco, regalando alla Bundeskanzlerin, si fa per dire, un pensionamento anticipato. 

I socialdemocratici teutonici, dopo la batosta presa da Martin Schulz con la turnata delle parlamentari, hanno collezionato solo brutte figure. Elezione per elezione, è divenuto chiaro come lo schema attuale non sia condiviso dagli storici sostenitori.  Le percentuali raggiunte in passato sono lontane e la classe dirigente è alla perenne ricerca di ingredienti utili alla risalita della china: serve un ribaltamento in grado di far tornare a casa quel ceto popolare che ha smesso di sbarrare il biancorosso sulla scheda elettorale.

Questo cambiamento di direzione è stato individuato nel ritorno a sinistra. Lo spettro dei Verdi aleggia sul futuro partitico della Spd. Se pure le europee dovessero andare male, gli ambientalisti continuerebbero a scalare posizioni, finendo con l’occupare, forse, il secondo posto sul podio. Questo perché è lecito ipotizzare che chi non vota più la formazione socialdemocratica, opta per i Die Grünen.

Ci sarebbero gli elementi per la costruzione di un potenziale e rinnovato bipolarismo. Andrea Nahles dice di aver trovato la ricetta per tappare il buco. Gli alleati governativi di centrodestra, però, hanno già bocciato il nuovo piano economico dei socialdemocratici. E questa differenza di vedute mette a repentaglio la tenuta dell’intero esecutivo. 

Il disegno programmatico sottoscritto qualche giorno dalla Spd fa abbandona qualunque velleità moderata. Sullo sfondo di questa storia c’è quello che è stato chiamato “Piano Hartz“. La rilettura del mercato del lavoro, che era stata portata avanti da Gherard Schroder, che prevedeva una certa dose di sostegno all’imprenditorialità e al libero mercato, viene salutata, ripristinando la difesa delle istanze classiche della sinistra statalista. 

Nahles, insomma, insegue il vento del populismo. È più o meno l’espediente  negli States dalla Ocasio Cortez: aumento dei salari minimi, estensione dei diritti per le persone disoccupate, abbandono progressivo della flessibilità e così via. La mossa che fa più notizia è l’arrivederci al reddito di cittadinanza per come lo aveva pensato Schroeder, che poi è quello rispolverato dai grillini per il Belpaese. Sì perché l’assistenzialismo adesso diviene direttamente il canovaccio centrale: il reddito – secondo i nuovi dettami – va garantito a fasce più estese di popolazione. 

La Cdu/Csu ha già stroncato tutto, parlando di rinuncia al buon senso. Il futuro della Grosse Koalition dipenderà dalla recezione degli elettori: se i socialdemocratici dovesse scoprire che la svolta a sinistra funziona, il Cancellierato della Merkel potrebbe terminare anzitempo.