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I rapporti fra Russia ed Ucraina continuano ad essere caratterizzati da scontri e tensione, e neanche l’arrivo del Covid-19 nei due paesi ha placato la conflittualità. Nei giorni scorsi, in entrambi i paesi, sono stati eseguiti degli arresti nei confronti di presunte spie al servizio del rivale. Sullo sfondo di queste schermaglie, però, sta avvenendo un importante scambio di prigionieri fra Kyev e le forze del Donbass.

Gli arresti

Crimea, 15 aprile. L’agenzia per la sicurezza interna, FSB, annuncia lo smantellamento di una rete spionistica al servizio di Kyev, impegnata in attività “terroristiche e di sabotaggio” e nel corso dell’operazione vengono arrestate due persone: una soldatessa russa, accusata di aver divulgato segreti di stato fra il 2017 ed il 2018, e un cittadino ucraino, ritenuto una spia. La prima è stata sottoposta agli arresti domiciliari per ragioni familiari, è madre di un bambino piccolo, mentre il secondo è stato tradotto immediatamente in carcere; per entrambi le accuse sono di tradimento e spionaggio.

L’operazione è stata condotta dal direttore dell’intelligence militare locale, il colonnello Oleg Akhmedov, e si inquadra nel più ampio contesto di una lotta senza quartiere contro i circuiti spionistici e antigovernativi ucraini nella penisola crimeana, che coinvolgono anche la comunità tatara. A gennaio era stato arrestato un cittadino russo, scoperto a costruire armi per conto di Kyev.

L’operazione del FSB segue di un giorno l’arresto del maggior generale delle forze armate ucraine, Valeriy Shaytanov, a seguito di un’inchiesta dei servizi segreti di Kyev (SBU). Shaytanov, che adesso dovrà affrontare le dure accuse di alto tradimento e terrorismo, è sospettato di aver collaborato con il FSB per uccidere Adam Osmayev e di aver pianificato “atti terroristici” sul suolo nazionale.

Osmayev è una figura di primo piano fra i combattenti ceceni impegnati nell’Ucraina orientale contro le forze di Lugansk e Donetsk ed è noto in Russia perché sospettato di essere dietro una cospirazione per uccidere Vladimir Putin, scoperta nel 2012. È sopravvissuto a due attentati, in uno dei quali, avvenuto nei pressi della capitale ucraina nell’ottobre 2017, è stata uccisa la moglie, e da allora è strettamente protetto dal SBU.

Shaytanov è accusato di aver giocato un ruolo di primo piano nel pianificare l’eliminazione di Osmayev, fornendo al FSB aggiornamenti sui suoi spostamenti, di aver divulgato informazioni sensibili circa le operazioni coperte svolte contro i separatisti nel Donbass e di aver reclutato spie.

Non esistono stime ufficiali, ma nel Donbass sarebbero presenti almeno 100 soldati provenienti dalla Cecenia, divisi in due battaglioni, alcuni dei quali noti per essere islamisti radicali, vicini alla galassia del terrorismo nordcaucasico, mentre altri sono noti per la loro partecipazione alle guerre d’indipendenza degli anni ’90 e di inizio anni 2000.

Lo scambio di prigionieri

Sullo sfondo della guerra delle spie, nella giornata del 16 aprile il governo ucraino e i separatisti di Lugansk e Donetsk hanno iniziato uno scambio di prigionieri, reso possibile dall’intermediazione del Cremlino. Kyev otterrà la liberazione e la restituzione di almeno 19 soldati, forse 20, in cambio della scarcerazione e del ritorno a Lugansk di 7 combattenti e a Donetsk di 11.

Si tratta del primo scambio di prigionieri dell’anno ed è stato accolto calorosamente da entrambe le parti. L’ufficio presidenziale ucraino ha espresso la propria soddisfazione con una nota ufficiale: “I rilasci attuali dimostrano l’efficacia della strategia del presidente ed il rispetto degli accordi raggiunti nel corso del vertice [del formato] Normandia nel dicembre 2019“.

Anche il ministero degli esteri russo ha commentato positivamente, auspicando che un nuovo accordo possa essere raggiunto in tempi brevi.