Gli Stati Uniti sono pronti a muovere di nuovo le truppe. Questa volta per spostarle dall’Africa e puntare sui fronti di guerra con Cina e Russia.

Secondo i media statunitensi, il segretario alla Difesa James Mattis ha ordinato una valutazione approfondita di tutte le forze speciali Usa nel mondo. E l’idea è che sia previsto un brusco taglio delle operazioni delle forze d’élite in Africa. Una proposta che segue il “trauma” dei quattro berretti verdi uccisi in Niger lo scorso autunno. Ma che nasce soprattutto dall’esigenza di concentrarsi sulle “crescenti minacce provenienti dalla Russia e dalla Cina”.

Alcuni funzionari del Pentagono hanno riferito al New York Times che Mattis e il generale Joseph Dunford Jr., capo del Joint Chiefs of Staff,  hanno ordinato ai comandi che si occupano delle operazioni speciali in Africa di presentare al Pentagono un ventaglio di opzioni. Lo scopo, a detta dei militari Usa, è di capire la necessità della presenza delle truppe speciali. Soprattutto in una fase in cui l’Asia è diventata il centro delle strategie statunitensi.

L’impiego delle forze speciali in Africa

Come ricorda il quotidiano newyorchese, una decina di anni fa erano quasi 13mila i soldati delle operazioni speciali schierati nel mondo. In quel periodo, il loro impiego era soprattutto concentrato in Afghanistan e Iraq. Attualmente sono circa 8.300 le forze d’élite, di cui 1.200 impiegate in Africa. Queste 1.200 sono considerate eccessive.

Non a caso, la richiesta principale del Pentagono al comando per l’Africa è stata quella di fare un rapporto su come avrebbe condotto le sue missioni di contro-terrorismo nel continente se il numero di forze d’élite fosse stato ridotto del 25% in 18 mesi e del 50% in tre anni. Una riduzione che lascerebbe a circa 700 la quantità di personale americano impiegato in Africa.

Sotto questo profilo, non va sottovalutato che nel continente africano gli Stati Uniti sono impiegati in numerose campagne militari. Il contrasto al terrorismo di matrice islamico si declina in tantissime missioni e in molti Paesi assume connotati molto diversi. Si pensi all’impegno in Somalia, in Libia, ma anche in tutta la fascia del Sahel. Lo stesso Yemen è considerato territorio di competenza delle forze schierate nel Corno d’Africa.

Dall’Africa alla Cina e alla Russia

L’idea di ridurre il numero delle forze speciali in Africa nasce dalla nuova strategia degli Stati Uniti che ha certificato il fatto che siano Cina e Russia le vere minacce per Washington.

La transizione strategica non trova però tutti d’accordo all’interno del Pentagono. Ci sono segmenti dell’apparato militare che muovono in direzione contraria. Per motivi ideologici ma anche per motivi pratici legati a budget e comandi. E questo comporta un inevitabile rallentamento nella disposizione delle forze Usa nel mondo.

Detto questo, è chiaro che questi movimenti comportino anche un cambiamento delle posizioni internazionali. Dire che gli Stati Uniti non si impegneranno più in Africa per rivolgere lo sguardo a Cina e Russia, sostanzialmente identifica un blocco e i suoi nemici.

E identifica anche i campi di lotta, in cui non c’è solo l’Indo-Pacifico per la Cina, ma anche il Medio Oriente (soprattutto per il fronte sud russo e l’Iran) così come l’Europa orientale, dal Baltico all’Ucraina. In questa riorganizzazione, l’Europa potrebbe rimanere coinvolta. Anche perché i nostri interessi e la nostra vicinanza all’Africa, vengono certamente toccati dalle decisioni di Washington di ridurre la loro presenza nel continente.