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Anche in Italia le Forze Armate sono in fase di trasformazione per affrontare le nuove sfide del futuro come individuato dal Documento Programmatico Pluriennale per la Difesa 2017 – 2019. Abbiamo già avuto modo di dare uno sguardo a quelli che sono alcuni nuovi indirizzi strategici ed in particolare alle nuove “aree critiche” che richiederanno una maggiore se non del tutto nuova – come accade per il cyber warfare – attenzione da parte del nostro Paese. Nel DPP vengono infatti individuate delle linee di sviluppo capacitivo a medio e lungo termine affinché possano fronteggiare queste sfide presenti e future.

Innanzitutto l’attenzione è rivolta alla preparazione delle forze facendo in modo che queste posseggano nuovi requisiti di integrazione ed interoperabilità, ottenibili tramite l’implementazione dei sistemi C4 (Comando Controllo Comunicazioni Computer application). Le nostre forze armate sono in corso di “digitalizzazione” secondo il progetto di Forza NEC (o netcentrica) che in questa prima fase riguarda le Brigate dell’Esercito e la componente di proiezione dal mare. Questo rivoluzionario progetto in corso di sviluppo permetterà al singolo soldato di avere a disposizione tutte le informazioni possibili sugli obiettivi immediatamente sul campo di battaglia e di ricevere quindi continui aggiornamenti tramite i vari meccanismi di ricognizione ed intelligence. Esercito che è in corso di trasformazione anche a livello strutturale con il ritorno delle Brigate di Manovra Pluriarma appunto per poter dare più mobilità ed interoperabilità snellendo i ranghi delle vecchie Divisioni e permettendo così di conseguire una effettiva capacità di “early entry” a livello base e che sarà equamente diviso tra forze leggere (VTLM “Lince”), medie (VBM “Freccia” e blindo “Centauro II”) e pesanti (con i vecchi “Ariete” e VCC “Dardo”). Del dominio cibernetico e della nascita del CIOC ce ne siamo già occupati ma aggiungiamo che tutte queste capacità richiedono di sviluppare nuove strategie e soprattutto di avere mezzi adatti per farlo. 

Interessante far notare come venga per la prima volta presa in esame l’impellente necessità di rimodernare ed aggiornare i sistemi BMD (Ballistic Missile Defence) e delle loro strutture di comando e controllo per renderli idonei ad essere integrati nella struttura Nato, sia per la difesa del territorio nazionale sia per le forze impiegate in operazioni.

Resta vitale, come già espresso negli anni passati, il controllo delle linee di comunicazione marittima proprio a causa della nostra posizione geografica e del rinnovato interesse mondiale per il Mediterraneo (anche in senso allargato) che quindi richiede mezzi di pattugliamento e sorveglianza navali, subacquei ed aerei adeguati, cosa che rappresenta ad oggi un punto di forte criticità nel panorama della Difesa italiana, stante i recenti pensionamenti di unità navali o dei sistemi di pattugliamento aereo: l’ultimo “Atlantique” è stato recentemente ritirato dal servizio e lo stormo è stato dotato di P-72, che sebbene rappresentino un’ottima piattaforma di sorveglianza, sono disarmati e quindi viene a mancare la componente di attacco antisom di cui fin’ora era dotata la nostra aviazione navale. Cosa che preoccupa non poco gli Stati Uniti che hanno infatti schierato a Sigonella i nuovissimi pattugliatori P-8 “Poseidon” che possono essere armati nei loro 5 vani interni e 6 punti di attacco esterni con AGM-84H/K SLAM-ER, AGM-84 “Harpoon”, siluri Mk 54, missili, mine, bombe.

Particolare attenzione dovrà anche essere rivolta alla capacità di proiezione di forza tramite l’ammodernamento degli assetti navali ed aerei: al momento la Marina Militare, ad esempio, vedrà pensionare le 3 navi anfibie classe “San Giorgio” ed il “Garibaldi” entro il 2025 e verranno sostituite solo dal “Cavour” (dotato di parziali capacità in tal senso) e dalla nuova LHD appena impostata (la “Thaon di Revel” già “Trieste”).

Quali sono quindi i nuovi programmi di ammodernamento e le nuove costruzioni delle nostre Forze Armate?

Tra quelli di prossimo avvio spicca sicuramente l’ammodernamento del carro “Ariete” – finanziato complessivamente con 35 milioni di euro in 3 anni – che vedrà la realizzazione di un primo prototipo del nuovo MBT dotato di nuovi sistemi di protezione, sorveglianza, scoperta, C2 e mobilità. Questo primo esemplare servirà da banco di prova per un possibile – e auspicabile – svecchiamento della linea MBT dell’Esercito che, dopo i “Leopard”, è composta esclusivamente da questi carri ormai vetusti. Problema a dire il vero non solo italiano, dato che, salvo rari casi come la Turchia, ancora nessun Paese occidentale sta realmente pensando ad un nuovo carro armato per affrontare le ultime creazioni russe (la piattaforma “Armata” nella sua versione T-14).

Degno di nota anche il programma di contrasto Apr (Aeromobili a Pilotaggio Remoto). Finalmente si è recepito il pericolo di una possibile minaccia terroristica – già espresso dagli Usa – per un possibile attacco con mini e micro droni che risultano essere impossibili da intercettare coi mezzi tradizionali a disposizione delle Forze Armate. Pertanto si è deciso di stanziare 5 milioni di euro nel prossimo triennio per ottenere il conseguimento di una iniziale capacità di contrasto all’impiego terroristico di mini/micro Uav (con pesi che sono al di sotto dei 20 kg) prendendo spunto anche dall’esperienza maturata durante lo svolgimento delle missioni al di fuori del territorio nazionale.

La nota dolente

Se escludiamo i programmi già in operanti – F-35, i PPA, T-345 e 346, la nuova LHD, la blindo “Centauro II” ecc. – esistono dei programmi fondamentali per la Difesa ancora privi di finanziamento. Questi, ripartiti in 5 macrocategorie (preparazione, proiezione, protezione, sostegno delle forze, comando e controllo), necessitano di 11.988,9 milioni di euro. Tra di essi, oltre alla riqualificazione delle infrastrutture della Difesa – porti compresi – vi sono dei punti che consideriamo critici per importanza. Ad esempio l’ammodernamento delle capacità aviolancistiche e il rimedio alla veloce obsolescenza dei C-130J, C-27J e KC-767 nel quadro della proiezione delle forze. Lunga è la lista di quei sistemi e programmi che andrebbero sovvenzionati per quanto riguarda la protezione delle forze. Spicca senz’altro la costituzione delle dotazioni iniziali dell’armamento per gli F-35, il prolungamento del servizio per gli elicotteri AH-129D “Mangusta” in attesa di un nuovo modello (già allo studio), l’estensione della vita operativa dei missili del sistema “Storm Shadow”, l’approvvigionamento del sistema missilistico da difesa aerea a corto/medio raggio CAMM-ER e l’implementazione del programma di difesa dalla minaccia data dagli Uav. Voci interessanti anche per quanto riguarda il sostegno delle forze sul campo di battaglia. Il DPP evidenzia infatti la necessità di ricostituire interamente il parco mezzi ad elevata mobilità del Genio, l’acquisizione di una nuova unità per il soccorso sommergibili, lo sviluppo di nuova unità per supporto logistico d’altura (LSS) che dovranno affiancare nave “Vulcano” recentemente impostata e l’acquisizione di elicotteri da trasporto ad autonomia estesa per il supporto alle operazioni speciali. Infine per quanto riguarda la capacità di comando e controllo (C2) si segnala la necessità, tra le altre, di adeguare i data center della Difesa ai nuovi standard tecnologici previsti dall’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID), il rinnovamento della già ampiamente trattata Cyber Defence Security e, soprattutto, lo sviluppo del sistema di telecomunicazioni sul modello “net centrico” adottato dalla Difesa che sarà fondamentale per le battaglie del futuro, mettendo in comunicazione istantanea tutte le forze in campo: dal soldato agli MBT passando per la componente aerea ad ala fissa e rotante.

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