L’Iran è pronto a riprendere l’arricchimento dell’uranio non solo a  Natanz, ma anche a  Fordow, uno dei siti più importanti del programma nucleare iraniano, a 32 chilometri a nordest della città di Qom.

Dopo l’uscita di Donald Trump dall’accordo sul nucleare iraniano, il Jcpoa del 2015 è appeso a un filo. Teheran sta cercando di convincere i suoi partner internazionali per un nuovo accordo. Ma da parte europea ci sono  tentennamenti dovute alle sanzioni Usa. E le minacce di Stati Uniti e Israele non depongono a favore di un ripristino dei canali diplomatici. 

L’idea di Teheran è semplice: o l’accordo porterà dei benefici, come promesso dal trattato, oppure il governo è pronto a prendere le sue contromisure. Non ha senso rimanere vincolati a un accordo che limita le proprie capacità se non ci sono i benefici economici promessi.

Così, sono pronti a passare alla risposta: l’arricchimento dell’uranio nel sito di   Fordow. Una decisione che Israele e Stati Uniti monitorano con molta attenzione.

Il portavoce dell’Agenzia iraniana per l’Energia atomica,  Behrouz Kamalvandi,  ha dichiarato che sarebbero iniziati molto presto i nuovi lavori per lo sviluppo del programma atomico. Lavori ordinati direttamente dalla Guida suprema  Ayatollah Ali Khamenei. “Attualmente il Leader Supremo ha ordinato che i programmi vengano eseguiti entro i parametri dell’accordo nucleare”, ha detto Kamalvandi, “e quando darà l’ordine, annunceremo i programmi per operare al di fuori del patto nucleare e per far rivivere Fordow”.

Natanz e Fordow

Attualmente, i progetti per lo sviluppo del programma nucleare iraniano si fondano su due grandi siti: Fordow e Natanz. Fordow, uno dei due grandi siti di arricchimento dell’Iran, è dotato di 8mila centrifughe avanzate in grado di arrivare in breve tempo all’arricchimento al 20% , livello minimo necessario per fabbricare un’arma nucleare. Mentre a Natanz, come riporta il sito israeliano  Debka, si ritiene che le apparecchiature appena installate includano le centrifughe ad alta velocità Ir6.

I due siti hanno in comune non solo l’essere protagoniste del programma nucleare iraniano, ma di essere anche estremamente difficili da colpire. In questo senso, il fatto che il governo di Teheran abbia scelto proprio queste due località, indica anche la volontà di mostrare a Israele e Stati Uniti le difficoltà che troverebbero se decidessero di far partire un attacco per distruggerle. Gran parte del sito Natanz si trova nel sottosuolo, e Fordow è scavato all’interno di una montagna.

L’impianto di arricchimento di Fordow è difficilissimo da colpire con raid aerei o missilistici. E questo dà un vantaggio enorme all’Iran, che può proteggere il suo sito da ogni tentativo da parte Usa o israeliano. Inoltre, da quanto è riuscita a capire l’intelligence israeliana, l’impianto è concepito in modo tale che anche se una parte viene colpita, le altre camere sono completamente indipendenti, potendo continuare a operare in maniera del tutto autonoma.

L’annuncio dopo il vertice di Singapore

Non è un caso che l’Iran abbia dato questo annuncio il giorno successivo al vertice di Singapore fra Donald Trump e Kim Jong-un. La partita iraniana si è spesso intersecata con quella per la Corea del Nord. E per Washington i due dossier sono sovrapposti. La  Corea del Nord serve per lanciare messaggi all’Iran e viceversa.

L’Iran, annunciando l’arricchimento dell’uranio dopo il vertice di Singapore, ha fatto capire a gli Usa di non essere preoccupato dall’incontro con Kim. Né da quello che è stato deciso sul tema della denuclearizzazione. Una risposta chiara al commento del presidente degli Stati Uniti dopo il summit il quale aveva detto che si augurava che l’Iran tornasse al tavolo delle trattative dopo mesi di sanzioni durissime. Ma l’Iran non è la Corea del Nord. 

Non va sottovalutato un altro aspetto che la dichiarazione dell’Agenzia atomica abbia indicato che l’ordine provenisse da Ali Khamenei. Nelle ore precedenti, Hassan Rohani aveva telefonato al presidente francese Emmanuel Macron per dire che l’Iran non sarebbe rimasto nell’accordo senza ulteriori progressi e benefici in termini economici. Le due dichiarazioni, nella complessa politica iraniana, mostrano che tutta la leadership iraniana è unita contro la strategia di Trump e determinata a riprendere il suo programma nucleare.