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Politica

Follia in Germania: i servizi segreti intimidiscono gli studenti che protestano contro riarmo e leva

In Germania, studenti che protestano pacificamente contro riarmo e leva obbligatoria subiscono intimidazioni da servizi segreti e polizia.
Germania studenti riarmo

Che in Germania ci sia un clima pessimo lo abbiamo raccontato a più riprese sulle colonne del nostro giornale. Ma che si arrivi addirittura a leggere di intimidazioni nei confronti di studenti che, pacificamente, protestano contro la follia del riarmo e della leva obbligatoria, è davvero sorprendente per un Paese che si pone come il faro della democrazia in Europa. A darne notizia è, ancora una volta, uno dei pochi giornali che sfida il mainstream e, con grande coraggio, racconta ciò che molte altre testate ignorano o censurano: la Berliner Zeitung.

Germania, intimidazioni contro gli studenti da parte dei servizi

Il giornale berlinese riporta la testimonianza shock di un ragazzo di diciotto anni che, in sella alla sua bicicletta davanti a casa, viene bloccato da uno sconosciuto con cappotto verde e berretto. «Stop, controllo di routine», poi una pausa, un sorriso, e la rivelazione: «Scherzavo. Verfassungsschutz» (Ossia il Servizio per la Protezione della Costituzione, l’intelligence interna della Germania». Il ragazzo si chiama Golo K., abita a Kiel, ed è uno dei fondatori del «Schulstreik gegen Wehrpflicht» – lo sciopero scolastico contro la leva obbligatoria. Quella mattina, racconta alla Berliner Zeitung, ha tremato per tutto il tragitto verso la scuola, continuando a guardarsi alle spalle.

La storia di Golo non è isolata. Qualche giorno prima, in una libreria del centro, una sua compagna di attivismo (l’articolo la chiama “Emilia”, nome di fantasia) stava svolgendo un tirocinio quando nella stessa sala è entrata Angela Merkel per presentare un libro. Con l’ex cancelliera, la scorta del Bundeskriminalamt (Bka). Secondo la testimonianza della ragazza, gli agenti l’hanno avvicinata in momenti in cui nessun altro era nei paraggi, l’hanno chiamata per nome (che lei non aveva mai pronunciato) e le hanno sussurrato: «Non lanciare pietre».

Due episodi che la Berliner Zeitung ha ricostruito in queste ore e che restituiscono l’atmosfera di un paese in cui il dibattito sul riarmo e sulla coscrizione obbligatoria sta assumendo contorni sempre più cupi. Quasi pre-guerra, per usare un’espressione che non è più solo metafora.

L’ammissione implicita

Le reazioni ufficiali, prevedibilmente, sono state di smentita o di corto circuito burocratico. Il Bka ha confermato la presenza dei suoi uomini in libreria, ma ha negato ogni contatto con la studentessa. Il Ministero dell’Interno dello Schleswig-Holstein, interrogato dal giornale berlinese, ha risposto in maniera eloquente: «La domanda posta, dopo esame del caso specifico, non riceve risposta».

Il cancelliere tedesco Merz

Come nota la Berliner Zeitung: se dall’esame fosse emerso che i servizi segreti interni non c’entravano nulla, avrebbero potuto dirlo. Invece hanno scelto un silenzio che suona come un’ammissione implicita. E che lascia intendere che, sì, il Verfassungsschutz aveva messo gli occhi addosso a quei ragazzi.

La morsa si stringe anche tra i banchi

Ma l’intimidazione non arriva solo dagli apparati di sicurezza. Anche la scuola, luogo che dovrebbe proteggere il pensiero critico, si è messa in prima linea. La Humboldt-Schule di Kiel ha spedito a Emilia una lettera di «biasimo formale» per aver esposto uno striscione contro la leva da una finestra dell’istituto. Tre di queste note – spiega la ragazza – portano a un provvedimento di allontanamento.

Nella ricca Baviera le cose non vanno meglio sotto questo punto di vista. A Monaco, infatti, le cose sono esplose in modo molto più violento. Lo scorso 8 maggio, durante la settimana d’azione nazionale del movimento, circa 800 manifestanti si sono scontrati con 50 agenti. La polizia ha ammesso di aver usato la forza fisica in 50 occasioni e il manganello in cinque. Un ragazzo è rimasto ferito a un avambraccio, ma ha rinunciato a sporgere denuncia. Il pretesto? Una manifestante ventenne che aveva esposto un cartello con la scritta: «Merz, crepa pure sul fronte orientale». A Berlino, qualche settimana prima, un altro studente era stato arrestato per lo stesso cartello, con la polizia che ha aperto un’indagine per «diffamazione e calunnia nei confronti di persone della vita politica».

Tutto questo non accade nel vuoto. È l’ennesimo tassello di una trasformazione che InsideOver segue da tempo: quella della Germania che da faro illuminista della democrazia europea si sta trasformando in un paese sempre più blindato, sempre meno tollerante verso le voci critiche. Lo abbiamo raccontato a proposito del dossier del BfV che equipara la solidarietà con la Palestina all’estremismo, criminalizzando persino l’immagine di un’anguria.

Non solo. Nelle scorse settimane vi abbiamo raccontato come la Germania abbia ora un rapporto sempre più controverso con la libertà d’informazione e con la censura. Si tratta infatti di un Paese che, pur vantando un alto punteggio nei rapporti internazionali sulla libertà online (come quello di Freedom House), ha messo in piedi un vasto apparato di censura e controllo dei contenuti digitali. Secondo recenti studi e inchieste giornalistiche, Berlino non solo è il fulcro europeo di queste pratiche, ma influenza attivamente le politiche dell’Unione Europea in materia. A dirlo è un recente studio di Liber-net, un’iniziativa no-profit per la libertà digitale, presentato a Berlino nei giorni scorsi dal Ceo Andrew Lowenthal, ricercatore australiano e attivista per la libertà di espressione, ripreso dal quotidiano tedesco Berliner Zeitung e dal blog investigativo Racket News del giornalista dei Twitter Files, Matt Taibbi. E questo sarebbe il Paese che dovrebbe «guidare» l’Europa? No, grazie.

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