Diventa fotoreporter IMPARA DAI PROFESSIONISTI

La Turchia vive una delicata campagna elettorale, si vota per le elezioni municipali il prossimo 31 marzo e l’Akp del presidente Recep Tayyip Erdogan non gode di buona salute come in passato. Ankara ed altre città importanti, secondo gli ultimi sondaggi, rischiano di andare perdute. E così ecco che il capo dello Stato, impegnato in prima persona ormai da giorni nei comizi, tira fuori dal cilindro l’arma della difesa dell’Islam. Prima dà del truffatore a Benjamin Netanyahu, accendendo gli animi nello scontro con Israele ed inserendo nel discorso anche i recenti raid su Gaza, poi si spinge ancora oltre: mostra al pubblico il video dell’attentato di Christchurch, giurando vendetta.

“L’attentatore lo puniremo noi”

Erdogan non è certo famoso per la sua moderazione, eppure è difficile immaginare si possa spingere a tanto. Nel giorno in cui a Christchurch l’attentatore di origine australiana compie la strage nelle moschee, lo stesso governo di Wellington chiede a Facebook di cancellare il video che l’autore dell’attacco gira in diretta durante i minuti di terrore. In effetti le immagini vengono tolte, sono ritenute molto crude da un lato e, dall’altro, potrebbero istigare ad una vera e propria spirale di violenza.

Ma l’intervento dei vertici del social arriva troppo tardi: il video è in rete, è già in circolo in tutto il mondo. Nessuno però può immaginare che quelle terribili immagini possano essere mostrate, da lì a breve, da un capo di Stato durante un comizio. Cosa che invece Erdogan fa più volte, l’ultima durane un incontro con gli elettori nella città di Eregli. Mostrare il video, di per sé, appare un atto deplorevole perché si diffondono immagini di sparatorie e di gente che muore sotto i colpi di un folle attentatore.

Ma Erdogan va anche oltre: “Ecco l’odio anti musulmano che c’è del mondo”, urla dal palco. Poi arriva un proclama che sa di minaccia: “Se questo attentatore non dovesse essere punito a dovere, sarà la Turchia a farlo”. E così il leader turco chiama a raccolta i suoi elettori più fedeli, quelli più vicini all’islam politico ed ai quali appare come un vero e proprio difensore della religione musulmana. Ma le conseguenze di questi gesti e di questi proclami, potrebbero essere nocivi.

La reazioni dalla Nuova Zelanda

Da Wellington arriva subito la risposta del primo ministro neozelandese, Jacinda Ardern: “In questa maniera mette a repentaglio la vita dei nostri connazionali all’estero”, tuona il capo del governo del paese oceanico. Oltre che timore per i gesti di Erdogan, emerge anche una certa delusione e sorpresa: tra i due paesi i rapporti sono ottimi, molti turisti neozelandesi vanno anche in vacanza ogni anno in Turchia. Nessuno si aspetta un uso così spropositato (oltre che pericoloso) della strage in Nuova Zelanda per fini meramente elettorali da parte di Erdogan.

“La prossima settimana il nostro ministro degli Esteri Winston Peters – afferma ancora la Ardern – Si recherà in Turchia. Discuterà faccia a faccia con il presidente Erdogan di questa questione”. Ma il colloquio potrebbe non sanare le tensioni: i neozelandesi potrebbero esporre le proprie perplessità e preoccupazioni, il capo dello Stato turco in piena campagna elettorale difficilmente potrebbe ammettere eventuali proprie responsabilità.

Erdogan “difensore” dell’Islam

Ogni qualvolta il presidente si trova in difficoltà, l’arma dell’Islam viene puntualmente tirata fuori. Del resto le mire neo ottomane di Erdogan passano anche dal porsi come difensore del mondo sunnita e della religione musulmana. Non solo in Turchia e tra i turchi, ma anche all’estero. Accade così ad esempio, quando Erdgoan pone al premier greco Tsipras la questione dei musulmani turcofoni residenti nella Tracia occidentale. Oppure come quando il presidente turco si rivolge alla Cina rimproverandole di perseguitare gli uiguri, la minoranza turcofona che abita la provincia occidentale dello XinJang. Altre volte poi il fondatore del partito islamista Akp si erge a paladino dei turchi in Europa e di tutti musulmani presenti nel vecchio continente, il suo obiettivo è diventare un punto di riferimento per le varie comunità islamiche. E per fare questo non bada a spese, basti pensare ai milioni di Dollari che ogni anno la Turchia riversa ai Fratelli Musulmani in tutto il mondo arabo.

Ankara, nelle intenzioni di Erdogan, deve diventare ilriferimento del mondo sunnita. Ecco perchè in medio oriente il suo paese entra in contrasto con l’Arabia Saudita, che ha lo stesso obiettivo avendo in mano le chiavi dei luoghi sacri di La Mecca. Ma questa volta il “sultano” sembra andare oltre. Dopo anni in cui tiene sotto minaccia l’Europa per la questione dei migranti della rotta balcanica, che fruttano tre miliardi di Euro all’anno erogati da Bruxelles, dopo continue propagande di difese dell’Islam, usare adesso le immagini di un attacco di un suprematista australiano sembra oltremodo oltraggioso e rischioso. Nelle insenature della retorica dello scontro di civiltà, Erdogan in questa fase sembra voler affilare il coltello nella piaga. E riversare nel mondo musulmano la sua immagine di strenuo difensore della causa islamica.

.
Sogni di diventare fotoreporter?
SCOPRI L'ACADEMY