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A Vienna c’è solo l’imbarazzo della scelta: è più importante l’addio alla politica dato da Sebastian Kurz oppure la fine prematura di Alexander Schallenberg quale capo dell’esecutivo? Nel giro di poche ore il mondo politico austriaco è stato stravolto. Nelle prime ore del mattino era arrivata la notizia della fine dell’era Kurz. L’inchiesta per corruzione che lo ha coinvolto personalmente ha causato prima la caduta del suo governo il 6 ottobre scorso e adesso il ritiro dalla politica. Nel pomeriggio invece è stato il suo successore ad annunciare un passo indietro. Schallenberg è infatti pronto a firmare le dimissioni. Cosa sta accadendo nella capitale austriaca?

La fine dell’era Kurz

Schallenberg non aveva velleità di leader di partito. Quel ruolo è stato, fino a questo giovedì, nelle mani di Kurz. Quest’ultimo è stato assoluto protagonista della politica austriaca degli ultimi anni. Dopo una carriera lampo che lo ha portato, ad appena 27 anni, a diventare ministro degli Esteri, nel 2017 ha assunto la carica di segretario dell’Ovp, il Partito Popolare. Da questo scranno la sua voce è rimbalzata in varie parti d’Europa. Specialmente quando, una volta assunta anche la carica di cancelliere, ha spostato l’Ovp verso posizioni maggiormente di destra. Una scommessa in un primo momento vinta. Il pugno duro sull’immigrazione ha portato alla vittoria delle elezioni nel 2017 e gli sono valse simpatie in quegli ambienti conservatori europei che iniziavano a strizzare l’occhio verso destra. Il cosiddetto “Ibiza gate“, uno scandalo su presunti favori politici che ha coinvolto l’allora vice cancelliere Heinz-Christian Strache, leader degli alleati del Partito delle Libertà (Fpo), ha però provocato il primo stop alla sua esperienza di capo del governo.

Kurz ha rassegnato le dimissioni ma nel gennaio 2020 è riuscito a tornare in sella. Le elezioni anticipate hanno confermato l’Ovp quale primo partito e alla fine in parlamento è riuscito ad ottenere nuova fiducia, pur con una diversa maggioranza formata adesso con i Verdi. Nel maggio 2021 sono arrivate altre grane giudiziarie. L’onda lunga dell’Ibiza gate ha coinvolto lo stesso Kurz, indagato per aver dichiarato falsa testimonianza agli inquirenti durante le fasi più calde di quell’inchiesta. Lo scorso 6 ottobre invece la procura di Vienna ha confermato l’inserimento del nome del cancelliere tra gli indagati nell’ambito di un’indagine su presunti casi di corruzione. Quel giorno stesso il leader dell’Ovp ha rassegnato le dimissioni da capo del governo. Sembrava però un’uscita di scena momentanea. Le parole di questo giovedì hanno invece ribaltato il quadro: “Non sono un criminale – ha dichiarato Kurz alla stampa annunciando l’addio alla presidenza dell’Ovp – lo dimostrerò. Ultimamente però la fiamma dell’entusiasmo si è spenta. Con il mio staff ci siamo sentiti come prede di caccia”. É finita così la carriera politica del Wunderkind, il ragazzo prodigio. Kurz ha bruciato le tappe anche del ritiro, chiudendo il suo percorso politico ad appena 35 anni.

Le dimissioni di Alexander Schallenberg

Alexander Schallenberg, sempre dell’Ovp e sempre con una maggioranza formata con i Verdi, aveva preso il posto di Kurz. A ottobre il giuramento del nuovo governo che ha subito portato in dote l’inasprimento delle misure anti Covid. Ma la fine anticipata della carriera politica di Kurz ha segnato i destini dell’esecutivo. A poche ore dalle dichiarazioni dell’oramai ex leader Ovp sono arrivate le dimissioni di Schallenberg: “Non è mia intenzione assumere la funzione di presidente federale del Partito Popolare – ha dichiarato ai giornalisti di Vienna – Sono della ferma opinione che entrambe le cariche devono coincidere nella stessa persona”. In poche parole, con la fine dell’era Kurz l’Ovp è chiamato a scegliere il suo nuovo presidente. Il quale, a sua volta, sarà chiamato a guidare quindi il nuovo governo. Niente elezioni infatti all’orizzonte, almeno per il momento. Quando il Partito Popolare si doterà di nuovi equilibri, si arriverà alla nomina di un altro esecutivo. L’Austria è quindi alla vigilia di una svolta tutta interna alla sua politica.

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