Dopo un summit come quello di Bruxelles, sono in molti a credere che l’unità d’intenti fra Stati Uniti ed Europa, rappresentata dalla Nato, sia desinata a finire. Gli interessi cambiano e, adesso, anche la strategia atlantica non è più la stessa di quando è nata e prosperata.

I benefici della Nato per gli Stati Uniti

Sia chiaro, Donald Trump non rappresenta la storia degli Stati Uniti. È un’amministrazione che non può certo distruggere decenni di condivisione di politiche di sicurezza, militari e d’intelligence. Ma i suoi proclami non sono rivoluzionari. Questa America può fare a meno di questa Europa. E non è un problema secondario nello scacchiere strategico internazionale.

Perché quantomeno questa amministrazione Usa ha fatto aprire gli occhi: la Nato è un’alleanza in cui, al netto delle forme che rispettano l’uguaglianza dei membri, in realtà un’associazione con un unico vertice, Washington. Il resto dei Paesi membri è composto da un gruppo con un peso specifico maggiore e altri con un peso minore, il più delle volte del tutto privi di capacità militari se non proprio perché all’interno di un’alleanza.

Questa forma di ipocrisia che ha da sempre contraddistinto l’Alleanza atlantica è venuta alla luce con i bruschi metodi di Trump, ma è un qualcosa che ha da sempre contraddistinto il Patto. E l’allargamento a Est degli ultimi anni non ha fatto che confermare questa caratteristica indiscutibile della Nato: esiste una sola superpotenza in grado di deciderne il destino.

Questo non significa che agli Stati Uniti la Nato non interessi. Anzi, come spiegato da Antonio Li Gobbi per Analisi Difesa, semmai è vero il contrario: sono gli Stati Uniti a dover ringraziare l’Alleanza atlantica. Un tempo sotto la protezione dell’ombrello americano, i Paesi membri della Nato, dopo la caduta dell’Unione sovietica sono stati molto utili agli Stati Uniti per ampliare il loro raggio d’azione. Se si pensa alle operazioni Nato nel mondo e alle basi della stessa Alleanza in Europa, si capisce come spesso esse siano stati e sono le braccia della strategia americana nel mondo piuttosto che di una vera e propria alleanza. E la Nato è servita agli Usa molto più del contrario.

I benefici per l’Europa e le nostre lacune

Detto questo, anche l’Europa intesa come singoli Stati che compongono il continente europeo, ha avuto dalla Nato benefici. Da un punto di vista militare, ha permesso agli Stati di avere un ombrello protettivo importante. Ed ha anche reso solido il legame con gli Stati Uniti, rendendo l’Europa inattaccabile oltre che unita a livello strategico. Basta soltanto riflettere sulla condivisione nucleare, per capire come mai le Difese europee restino ancorate all’Alleanza.

Il problema è che, mentre gli Usa possono fare la voce grossa in quanto unica superpotenza all’interno dell’Alleanza, nessuno dei partner europei può fare altrettanto. La divisone fra Stati europei, sotto il profilo strategico, è sotto gli occhi di tutti. Quali interessi strategici comuni legano già solo i partner orientali e quelli occidentali, quando hanno obiettivi del tutto differenti?

Questa incapacità di trovare un piano comune su cui agire è il motivo per cui la Nato è ancora sostanzialmente in vita. Perché nessuno è riuscito a trovare un’alternativa credibile. Come si può mettere insieme la Turchia con la Grecia? Come si può pensare che l’Italia e la Francia condividano le idee sulla Libia e il Nordafrica? Come si può pensare che la Gran Bretagna abbia interesse a sostenere una militarizzazione della Germania? Ma molto più semplicemente, cosa unisce gli interessi strategici della penisola iberica con quelli dei Paesi baltici?

È chiaro che, senza Alleanza atlantica, i Paesi europei inizierebbero a ritagliarsi un proprio spazio a discapito dell’altro. Ed è altrettanto evidente che finora nessuno ha voluto ipotizzare un’alternativa all’Alleanza di Bruxelles anche per evitare di rifletterci troppo. E c’è anche da dire che le Difese degli Stati sono molto legate fra loro. La burocrazia militare è molto più unita della politica. E quindi è difficile anche trovare convergenza fra i diversi apparati dei singoli Stati. 

Esiste un’alternativa europea alla Nato?

Ma esistono realmente alternative? La domanda , per molti, è racchiusa nella Pesco, cioè la la Cooperazione strutturata permanente. Si tratta di quella che è stata definita come la Difesa comune europea. Istituita ufficialmente nel dicembre del 2017, attualmente vi partecipano 25 Stati: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria.

La Pesco, per molti in seno all’Unione europea, poteva effettivamente rappresentare un’alternativa credibile alla Nato. In pratica, si tratterrebbe della declinazione militare dell’Ue. Ma questa Unione può effettivamente dare adito a un’unità strategica sul modello della Nato?

Le divisioni interne e la mancanza di volontà politica di unirsi fra gli Stati europei, minano nel profondo questo progetto. Ed è difficile credere che, finita l’Alleanza atlantica, gli stessi Stati europei si mettano insieme per formare una nuova comunità. Anche perché gli Stati Uniti e la Gran Bretagna remano contro.

Trump prepara un blocco atlantico?

Le ultime mosse di Donald Trump sull’Europa sembrano voler rafforzare i legami degli Stati Uniti con i Paesi dell’altra sponda dell’Atlantico. Non in senso lato, come Europa, ma proprio come Paesi che si affacciano sull’Oceano.

Trump ha intenzione di rafforzare i legami con la Gran Bretagna sostenendo la special relationship con Londra e la Brexit in chiave anti-tedesca. Lo stesso presidente Usa da tempo ha inserito Emmanuel Macron fra i suoi interlocutori privilegiati, considerando la Francia un partner europeo molto più affidabile e utile di altri.

La guerra in Siria è per certi versi la dimostrazione di questo triangolo Londra-Parigi-Washington, con i tre Stati a essere maggiormente coinvolti nello scacchiere siriano. Sono del resto tre potenze nucleari, le uniche all’interno della Nato ad avere un arsenale autonomo. E sono tre membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, oltre che i meno legati alla Russia a livello energetico e politico.

Questo nucleo duro rappresenta l’idea di una possibile nuova Nato con partner che via via sono meno legati agli interessi americani. L’Alleanza non è rappresentata da interessi comuni, ma può essere rappresentata da interessi via via diversi uniti però da alcuni obiettivi strategici indiscutibili. Allora è possibile che si creino diverse forme di partnership in cui alcuni Stati condividono molto di più rispetto ad altri.

L’Italia e il Mediterraneo

Nella ricerca di nuove sinergie, con una Nato che muta forma facendo un totale reset strategico, l’Italia manterrebbe un ruolo centrale all’interno del Mediterraneo. Gli Stati Uniti lo hanno da sempre reso evidente: l’Italia non la lasceranno andare. La stessa nascita dell’hub di Napoli è un segno di questa forte condivisione di strategie fra Usa e Italia. Nell’ambito Nato, certo, ma non solo.

L’Italia stessa sembra interessata a un’alternativa che non la sleghi da Washington. I legami con l’amministrazione Trump sono solidi. E nell’ottica di una ridefinizione dell’Unione europea, imbarcarsi in operazioni con altri partner del continente non è nei piani.

D’altro canto, il fatto di volere un rafforzamento della Nato a Sud e di voler dialogare con la Russia, mostra che gli interessi di Roma siano del tutto diversi da gran parte dei partner dell’Alleanza. Per questo gli Stati Uniti sanno di poter contare sull’Italia. E per questo l’Italia potrebbe anche condividere l’idea di un riassestamento della Nato (o di qualunque cosa possa nascere) che non abbia come obiettivo principale la Russia. Ma nessuno sembra intenzionato a interrompere i rapporti con l’Atlantico.