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Politica

Filippini, cinesi, indiani: il fattore asiatico che deciderà le elezioni Usa

Negli Stati Uniti ci sono oltre 15 milioni di elettori americani di origine asiatica. Il loro voto potrebbe risultare decisivo.

Negli Stati Uniti ci sono oltre 24 milioni di cittadini americani di origine asiatica. Sono i cosiddetti Aapi, Asian american and pacific islanders, 15 milioni dei quali, con i loro voti, contribuiranno a decidere le sorti delle elezioni presidenziali Usa: in un senso (Kamala Harris) o nell’altro (Donald Trump). Si tratta, del resto, del gruppo etnico in più rapida crescita del Paese, tanto che i suoi membri, molti dei quali con parenti e amici nel continente asiatico, sono aumentati del 15% rispetto al 2020.

Proprio nel 2020, questi elettori hanno votato per Joe Biden rispetto a Trump con un rapporto di circa due a uno. Attenzione però, perché sebbene votino per lo più per i Democratici (il 62% degli elettori registrati si identifica così), gli Aapi tendono ad avere un’affiliazione politica debole. Di conseguenza, sia i Dem sia i Repubblicani si contendono una non indifferente fetta di preferenze. Ma chi sono gli americani di origine asiatica? E chi potrebbero premiare tra Harris e Trump?

Il fattore Aapi sul duello Trump-Harris

Gli elettori asiatico-americani formano un gruppo estremamente eterogeneo, con radici in più di 20 Paesi e numerose lingue parlate. Ci sono poi delle interessanti tendenze da considerare.

La prima: secondo i dati dell’American National Election Studies e Aapi Data, rispetto all’elettorato generale, queste persone hanno il doppio delle probabilità di identificarsi come puramente indipendenti. La seconda: il loro sostegno ai democratici sembra in calo.

Dal momento che, come detto, stiamo parlando di elettori volatili, siamo di fronte a cittadini facilmente persuadibili rispetto all’ “elettorato generale”, e probabilmente più inclini a essere attratti dai messaggi della campagna elettorale promossi dai due candidati. Nel 2022, l’Economist faceva notare come in passato gli asiatico-americani fossero concentrati principalmente a New York e in California. Non è più così. L’Ohio, per esempio, ospita la più grande comunità buthanese al di fuori del Sud-Est asiatico mentre in Nevada, attratti dai posti di lavoro nei settori dell’ospitalità e dell’assistenza sanitaria, ci sono oltre 409mila filippini (+45,1% dal 2012 ad oggi).

Un gruppo eterogeneo

Proprio gli americano-filippini del Nevada potrebbero giocare un ruolo chiave nelle elezioni. Non è un caso che Trump, in campagna elettorale, abbia elogiato i filippini locali promettendo loro che avrebbe gestito l’economia americana meglio di Harris. Visto che i sondaggi mostrano una corsa serrata tra il tycoon e la sfidante dem, i sei grandi elettori del Nevada nel collegio elettorale potrebbero essere quasi decisivi. Piccolo problema per i due sfidanti: i filippini americani sono il terzo gruppo di asiatici monorigine più grande presente nel Paese, ma la loro affluenza alle urne è tra le più basse per gli elettori asiatico-americani.

Poi, ovviamente, ogni sottogruppo fa storia a parte. Molti vietnamiti americani, a causa delle loro esperienze di fuga dal comunismo, tendono a propendere per il partito Repubblicano. Gli indiani a capo delle grandi aziende della Silicon Valley – i famigerati Ceo made in India – potrebbero essere attratti da Harris, e dunque premiare i Dem.

E i cinesi? Il discorso si complica. La maggior parte di questi elettori basa il proprio voto sulle posizioni adottate dai candidati nei confronti della Cina, senza per forza conoscere le reali politiche delle due agende. Peccato che solo su un dossier Harris e Trump, e cioè Dem e Repubblicani, siano d’accordo: contrastare Pechino, percepito come minaccia numero uno. Guai, tuttavia, a ignorare il potenziale incarnato dagli elettori Aapi.

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