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Politica

File sugli Ufo rilasciati: operazione-trasparenza o operazione-abbaglio?

Il Pentagono ha avviato il rilascio della prima tranche di file secretati sui cosiddetti Unidentified Aerial Phenomenon  (fenomeni aerei non identificati), termine ufficiale con cui l'Aviazione statunitense (Usaf) classifica quelli che universalmente sono noti come Ufo

Il Pentagono ha avviato il rilascio della prima tranche di file secretati sui cosiddetti Unidentified Aerial Phenomenon  (fenomeni aerei non identificati), termine ufficiale con cui l’Aviazione statunitense (Usaf) classifica quelli che universalmente sono noti come Ufo (oggetti volanti non identificati), e la nuova mossa dell’amministrazione di Donald Trump sta già facendo discutere. La comunità ufologica degli Stati Uniti da tempo aspettava con ansia quello che molti preannunciavano come un momento di svolta epocale e potenzialmente rivelatorio di chissà quale fenomeno arcano e sconosciuto. Trump e il capo del Pentagono Pete Hegseth si sono fatti portavoce di una “operazione-verità” sostanzialmente lasciando intendere che nelle versioni ufficiali finora trapelate ci fosse un qualche non detto, un silenzio eccessivo, un elemento di mistero a dir poco problematico. Ma è davvero così?

I 162 file pubblicati ad oggi mostrano ben poco di nuovo e, anzi, certamente non forniscono risposte chiare alla domanda che sotto sotto tutti si facevano, e cioè quella sul presunto occultamento da parte delle autorità Usa di prove di contatti avvenuti tra esseri umani e entità extraterrestri, ciò che maggiormente interessa e affascina del dibattito sugli Ufo. Si consolida, però, un trend ormai noto nell’era di Trump: l’uso della declassificazione massiccia di documenti come leva politica per generare aspettative e presentarsi come portatori di una nuova, rafforzata, trasparenza contro gli abusi, le trame e i silenzi di chi è venuto prima dell’attuale classe dirigente americana. Un modo per ravvivare il mito della palude di Washington da dragare, per rilanciare la dialettica tra un attuale potere americano saldo, onesto e coerente e una politica reticente e silenziosa. Era già successo con file su John Fitzgerald Kennedy ed era già accaduto durante la campagna elettorale del 2024 con il claim “Release the Files!” legato al caso di Jeffrey Epstein poi disatteso dalla stessa amministrazione prima della forzatura della mano da parte del Congresso.

Lo schema è consolidato: alla politica del dibattito e del confronto d’idee si sostituisce la ricerca del gesto eclatante, del documento risolutivo, del segreto potenzialmente rivoluzionario. Cosa nascondeva Epstein? Chi ha ucciso davvero Kennedy? Gli Ufo sono il frutto di fenomeni alieni che visitano la Terra e di cui il governo americano sa molto di più ciò che dice, in un’attualizzazione della storia dei Men in Black? Queste domande, ciclicamente, sono usate come leva per spostare l’attenzione da temi molto più concreti: inflazione, conflitti, crisi geopolitiche, magari anche lo scacco degli Usa in Iran o il rischio di una disfatta in Medio Oriente sull’onda lunga dell’incapacità di gestire la riapertura dello Stretto di Hormuz.

Tutto questo alimenta un meccanismo che si rafforza passo dopo passo: al cittadino-elettore è presentato sempre un orizzonte ignoto ulteriore su cui il potere si ripromette di indagare e fare giustizia. Fiammate d’attenzione conquistano il centro del dibattito, spostandolo dai temi concreti, senza però trovare soddisfazione: i poteri tendono ad autoperpetrarsi, e non esiste nella storia un potere razionale che abbia archiviato quei documenti potenzialmente decisivi per il suo giudizio storico o per la rivelazione di arcani profondi. Gli archivi hanno valore storiografico come sorgenti di fonti di documenti da interpretare, non sono grotte profonde e inesplorate piene di arcani: chi archivia un documento lo fa consapevole che occhi umani potranno in futuro guardarlo e, con le dovute prescrizioni, renderlo pubblico. Questo viene spesso trascurato o omesso.

Chi sul fenomeno Uap/Ufo ha studiato profondamente e seriamente, non a caso, su questo caso si è detto scettico. “Non c’è nulla di inaspettato nella loro liberazione. E senza alcuna analisi o contesto, [questo] servirà solo ad alimentare ulteriore speculazione, cospirazione e pseudoscienza da poltrona, in particolare da parte della compagnia teatrale politica teatrale,” ha affermato allo “Scientific American” Sean Kirkpatrick, che al Pentagono è stato il primo direttore dell’All-domain Anomaly Resolution Office (Aaro), l’apparato che studia i fenomeni aerei ignoti. Per Kirkpatrick, fisico dell’Università della Georgia, “i fascicoli probabilmente alimenteranno le speculazioni“: video decontestualizzati, file che alcuni utenti denunciano come presi addirittura da videogiochi e nessuna sostanziale novità la fanno da padrone nei documenti rivelati dal Pentagono.

La recente ondata di attenzione agli Ufo è arrivata sulla scia di pressioni e teorie che, sostenute da innumerevoli “gole profonde” anonime proliferate sui social “alimentavano il sospetto decennale che ci fosse un insabbiamento, una cospirazione che nasconde il nostro contatto con la cosiddetta intelligenza non umana e le astronavi schiantate recuperate”, nota lo Spectator. La montagna ha partorito il topolino. Ma il vero messaggio parla della democrazia americana e del rapporto tra potere e opinione pubblica: affidare all’apertura degli archivi la ricerca di presunte verità sopite non denota una fiducia profonda nei meccanismi degli equilibri di potere e del bilanciamento tra autorità e non alimenta un’immagine sana del governo in un’America già divisa e polarizzata. Che sia forse ulteriore polarizzazione il fine? Il sospetto che più che di Ufo si debba parlare di dinamiche estremamente umane e terrene viene. Anche se dopo Jfk, Epstein e gli Ufo i campi in cui annunciare verità inattese e sospette si stanno sempre più riducendo. E la reazione del pubblico mostra che un certo effetto-stanchezza per queste presunte rivelazioni decisive sta emergendo.

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