La nuova alleanza siglata tra Stati Uniti, Regno Unito e Australia ha generato un vero e proprio effetto domino. La nascita nottetempo di Aukus ha lasciato perplessi i leader europei, non coinvolti né consultati in merito a una mossa diplomatica delicatissima, e interdetti diversi governi asiatici, se non altro per il rischio di una possibile corsa al riarmo che potrebbe presto coinvolgere l’intera regione indo-pacifica.

La Cina, al contrario, non ha battuto ciglio. Pechino si è limitata a denunciare la “mentalità da Guerra Fredda” di Washington, come più volte fatto in altre occasioni, e ha risposto accelerando l’iter per aderire al Cptpp, ovvero al Comprehensive and progressive agreement for trans-Pacific partnership, un’area di libero scambio tra undici Paesi. Ci troviamo di fronte a due approcci diametralmente opposti: mentre il governo americano ha attivato alleanze politiche e militari per contrastare l’ascesa della Cina, quest’ultima si è affidata alle leve economiche.

In ogni caso, la creazione di Aukus ha creato spaccature su entrambi i fronti, a oriente come a occidente. Per quanto riguarda l’Occidente, i riflettori sono puntati sulla crisi diplomatica venutasi a creare tra Stati Uniti-Australia e Francia, culminata nel ritiro, da parte di Parigi, dei propri ambasciatori a Washington e Canberra. Alla base dello strappo, almeno dal punto di vista francese, pesa sicuramente tantissimo la vicenda degli accordi stracciati dall’Australia sulla vendita di sottomarini nucleari da parte di Naval Group. Ma pesa altrettanto il fatto che nessuno abbia chiamato in causa Emmanuel Macron.

A Oriente, invece, ci sono due aspetti da prendere in esame, oltre a monitorare le comprensibili reazioni della Cina: 1) che cosa farà l’India, storico alleato americano in Asia, un po’ troppo bistrattato in questa prima fase di presidenza Joe Biden; e 2) come si comporteranno gli altri partner statunitensi della regione non inclusi in Aukus, come Giappone e Corea del Sud.

Ue e India sostengono Parigi

L’improvvisa nascita di Aukus ha avuto sull’Europa lo stesso effetto di una sveglia. Nonostante i numerosi proclami pubblici, Bruxelles ha capito che gli Stati Uniti non considerano più la regione europea altamente strategica, e che Washington punterà tutto, e sempre di più, sull’Indo-Pacifico. Germania e Francia hanno definito l’atteggiamento americano inaccettabile e irritante, perché non ha senso sbandierare l’alleanza transatlantica soltanto quando fa comodo per poi essere esclusi dagli accordi più importanti. Il pensiero di Berlino e Parigi è sostanzialmente lo stesso di Bruxelles. “Uno dei nostri Stati membri è stato trattato in un modo inaccettabile, quindi dobbiamo sapere cosa è successo e perché”, ha detto il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen in difesa della Francia.

Anche l’India di Narendra Modi ha steso un mezzo tappeto rosso a Macron. Come sottolineato da Reuters e Afp, il primo ministro indiano e il presidente francese hanno promesso di “agire insieme” nella regione indo-pacifica. Modi, incluso nel Quad ma non nell’Aukus, è stato rassicurato da Parigi riguardo all'”impegno della Francia per il rafforzamento dell’autonomia strategica dell’India, compresa la sua industria e la sua base tecnologica, come parte di uno stretto rapporto basato sulla fiducia e sul rispetto reciproco”. In un colpo solo, Biden ha danneggiato la fiducia tra Europa e Stati Uniti, e potrebbe perdere pure un prezioso alleato asiatico a discapito di Parigi. Sia chiaro: Nuova Delhi non rinnegherà mai Washington, ma se il governo francese dovesse mettere sul tavolo spunti interessanti, la Casa Bianca potrebbe perdere la sua storica priorità.

Fiducia a pezzi

Nel frattempo, i tre nuovi Paesi alleati dovrebbero iniziare a fare un calcolo tra svantaggi e benefici della loro intesa. Perché se da un lato Aukus consente di incrementare la pressione sulla Cina, dall’altro non solo questa pressione rischia di essere meno decisiva del previsto, ma potrebbe compromettere altre preziose alleanze. Nel contesto asiatico, oltre all’India, è necessario guardare con attenzione alle mosse di Giappone e Corea del Sud. Entrambi i Paesi dovranno presto eleggere i nuovi, rispettivi rappresentanti, e non sono da escludere sorprese.

Tokyo si trova in uno dei momenti politici più turbolenti degli ultimi anni, con una leadership politica a pezzi e un futuro tutto da scrivere. Eppure, nei corridoi della Casa Bianca pochi danno l’impressione di interessarsi realmente a cosa sta accadendo all’interno di uno dei più importanti alleati asiatici americani. Discorso simile può essere fatto per la Corea del Sud, anche se in questo caso l’interesse di Washington per Seul è presente, ma solo per le vicende nordcoreane.

Certo è che tanto i sudcoreani quanto i giapponesi non faranno parte di Aukus, e questo potrebbe spingerli a ragionare in maniera più autonoma e distaccata rispetto agli Stati Uniti. Passando in rassegna gli effetti della nuova “triplice alleanza” anti cinese, Biden ha scoperchiato un pericoloso vaso di Pandora. Il paradosso è che, anziché imbrigliare il Dragone, il freschissimo patto a tre potrebbe agevolare la Cina, creando spaccature tra i partner statunitensi esclusi.