L’inchiesta del Russiagate potrebbe rivelarsi un clamoroso boomerang per democratici e Fbi. Secondo quanto riporta Fox News, infatti, la dichiarazione dell’ex direttore dell’Fbi James Comey inerente l’inchiesta sulle e-mail di Hillary Clinton è stata modificata più volte in modo da “annacquare” le conclusioni del Bureau e salvare Hillary dall’incriminazione. Come dimostra la documentazione resa pubblica dal senatore Ron Johnson – presidente del Senate Homeland Security Committee – l’agenzia governativa ha apportato delle modifiche alla bozza in maniera tale da non dare luogo a un’accusa formale nei confronti dell’ex Segretario di Stato – che le avrebbe sicuramente impedito di candidarsi.

Nella bozza iniziale, Comey affermava che era “ragionevolmente probabile” che “attori ostili” avessero accesso all’account personale di posta elettronica dell’ex segretario di stato Hillary Clinton: quel “probabile” è stato modificato successivamente in “possibile”, stravolgendo completamente il peso della dichiarazione. Un altra modifica mostra come le azioni di Clinton e dei suoi colleghi siano passate dall’essere “negligenti” a “estremamente distratte”. Questa è, come rileva Fox News, una distinzione legale fondamentale e non una banale questione stilistica o di forma.

Ecco come l’Fbi ha scagionato Hillary

Nella lettera inviata al Congresso dei giorni del novembre 2016, il Bureau comunicava la decisione di non perseguire Hillary Clinton dopo aver esaminato le 650mila e-mail trovate sul computer portatile dell’ex membro del Congresso Anthony Weiner, ex marito di Huma Abedin, braccio destro della candidata democratica, confermando la decisione presa il 5 luglio 2016. All’epoca Comey affermò che la gestione della posta di Clinton era stata “estremamente incauta” ma non erano state trovate prove per accusarla di alcun reato. Ora però è l’Fbi a essere presa di mira, colpevole di aver volutamente modificato la deposizione finale di Comey per scagionare Hillary: “In sintesi – ha spiegato il senatore Johnson – le modifiche apportate alla dichiarazione pubblica del Direttore Comey, effettuate mesi prima della conclusione delle indagini dell’Fbi sulla condotta del Segretario Clinton, hanno avuto un impatto significativo”.

Secondo Johnson, Comey avrebbe inviato per posta elettronica una bozza della dichiarazione ai massimi funzionari dell’Fbi nel maggio 2016 – due mesi prima che il Bureau completasse due dozzine di interviste, compresa quella alla stessa Clinton. E chi ha apportato quelle modifiche che hanno cambiato il corso della storia? Si tratterebbe di Peter Strzok, assistente del vicedirettore, colui che cambiò la frase da “pesantemente negligente” a “estremamente distratto”. 

L’astio dei funzionari del Bureau contro Donald Trump

Ci sono poi quegli strani Sms tra Strzok l’avvocato Lisa Page resi noti dal Dipartimento di Giustizia che suggeriscono l’animosità e il profondo astio dei vertici dell’Fbi contro Trump. In una conversazione datata 15 agosto 2016 e resa pubblica dal Wall Street Journal, Strzok scrive alla sua complice e amante: “Voglio credere che sia vero quello che avete preso in considerazione come certo nell’ufficio di Andy, cioè che non ci sia nessuna possibilità che Trump venga eletto, ma temo che non possiamo correre il rischio. È come quando ti fai un’assicurazione sulla vita anche se è quasi impossibile che tu possa morire prima dei 40 anni”. Di quale “assicurazione” si tratta?

L ‘Andy citato da Strzok è nientemeno che Andrew McCabe,  vice direttore dell’Fbi. Lo scandalo, secondo il Wall Street Journal, va a minare profondamente la credibilità del procuratore speciale Mueller: “L’uomo che dovrebbe essere più turbato da tutto ciò è il signor Mueller, che vuole che le sue prove e conclusioni siano credibili. I fatti dicono invece che alcuni funzionari dell’Fbi – che hanno lavorato per lui – potrebbero aver interferito in un’elezione presidenziale americana. Il Congresso deve insistere per scoprire la verità”. Le vere ingerenze, a quanto pare, sembrano proprio essere quelle del Bureau. 

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