Mettere Main Street al centro, al posto di Wall Street. Ribaltare mezzo secolo di focalizzazione sul tema dell’individuo per rilanciare comunitarismo, valore della famiglia, legami sociali. Rafforzare l’industria. Creare un nuovo paradigma politico per adattare i valori e gli ideali conservatori statunitensi all’era della trasformazione tecnologica, dei cambiamenti nel lavoro. Sono solo alcune delle proposte che porta avanti il think tank American Compass, uno dei più innovativi centri studi nato negli ultimi anni nel panorama conservatore statunitense, e che riflettono un forte e vivace dibattito interno al Partito Repubblicano statunitense. Formazione che vuole guardare, ove possibile, oltre Donald Trump e riconsiderare pienamente la sua posizione nello scacchiere politico americano.

Fondato nel 2019, il think tank ha alla sua guida l’avvocato Oren Cass, ex consulente della campagna presidenziale di Mitt Romney del 2012 che ha riconsiderato tutti i dogmi liberisti e pro-mercato un tempo dominanti nel Grand Old Party e che lo stesso passaggio del ciclone Trump non ha affatto scalfito, ma pragmaticamente adattato alle esigenze dello scontro economico globale con la Cina e alle necessità elettorali interne. Cass non fa mistero di puntare esplicitamente alla creazione di un nuovo consenso in grado di mettere un ruolo attivo dello Stato nella politica industriale, i lavoratori e la famiglia al centro del discorso di un Partito Repubblicano profondamente rinnovato. Come sottolinea Politico, il suo obiettivo è sfondare nei temi laddove i Democratici hanno a lungo avuto la loro roccaforte, come il salario minimo e la protezione dei posti di lavoro, unendoli a tradizionali punti di riferimento repubblicani, quali le politiche restrittive sull’immigrazione, da adottare come complemento.

Cass su Modern Age non ha avuto remore ad attaccare anche il totem più inscalfibile per i membri del Gop, Ronald Reagan. Ribaltando la celebre affermazione (“state meglio ora o quattro anni fa?”) con cui l’attore divenuto presidente vinse il dibattito contro Jimmy Carter nel 1980 chiedendo esplicitamente agli americani: “state meglio ora o quaranta anni fa?”. In altre parole, come hanno impattato sulla società Usa quattro decenni di ideologia neoliberista e globalizzazione? Sono domande fondamentali in una fase in cui la crisi del Covid-19 ha fatto crollare tabù e dogmi economici e in cui si scopre, definitivamente, che strutture come quella dello Stato, anche in economie pro-mercato come quella americana, non si sono mai veramente ritirate. Sono state piegate ed adattate alle leggi economiche, depotenziate e artificiosamente ritratte, ma restano sempre presenti come attori fondamentali.

L’ex manager di Bain classe 1983, educato a Harvard ed autore del provocatorio saggio he Once and Future Worker, che invita a mettere al centro del ragionamento di politica pubblica il benessere del cittadino inteso come lavoratore che con le sue opere può creare benessere collettivo e comunitario prima ancora che come consumatore, invita il Partito Repubblicano a modernizzare il dibattito su temi come la relazione tra tecnologia e lavoro e l’ambiente, ricordando che l’avversione al catastrofismo liberal sul cambiamento climatico non può passare col controverso negazionismo sul tema di molti suoi compagni di partito.

Giovane e dinamico, Cass rilancia un sentimento che è molto forte in diverse frange del partito: la necessità di annacquare o superare la tradizionale posizione fideistica pro-mercato che ha connotato la formazione negli ultimi decenni. E che rischia di apparire controproducente in una fase in cui i favori dei finanziamenti dei maggiori potentati statunitensi e globali, i colossi del tech, sembrano orientarsi stabilmente sui Democratici.

Negli scorsi mesi abbiamo assistito al via libera di Romney, espressione del liberismo duro e puro, a un disegno di legge per alzare a 10 dollari all’ora il salario minimo, depositato al Senato assieme all’altro ex candidato presidenziale Tom Cotton; alla presentazione di iniziative di legge bipartisan sulla regolamentazione del big tech e a un sostegno repubblicano all’azione di Lina Khan, la nuova “zarina” dell’Antitrust scelta da Joe Biden; al sostegno di Marco Rubio al processo di sindacalizzazione dei lavoratori di Amazon in Alabama. Scelte in controtendenza con una linea che vede oggi l’ex rappresentante Usa all’Onu Nikki Haley come massimo sponsor e che perora un nuovo rilancio della dottrina neoliberista.

Cass appare insomma teorizzare dentro la sua dottrina, definita common-good capitalism, la percezione di un cambiamento e della necessità di una svolta per il Grand Old Party che l’ascesa di Trump aveva in un certo senso anticipato. Per una sorta di eterogenesi dei fini, soprattutto a causa del tracollo dei Democratici di Hillary Clinton dopo la marginalizzazione dell’ala vicina a Bernie Sanders, Trump, miliardario newyorkese apertamente pro-business e autore della riforma fiscale che ha portato al più grande trasferimento di ricchezza dal 99% all’1% della popolazione della storia umana, è stato associato a lungo a concetti che il Gop non aveva pienamente affrontato ma su cui si è imbattuto strada facendo. I cambiamenti nella globalizzazione, la presenza di sacche di elettorato lavoratore negli Stati ex industriali della Rust Belt riconquistati da Biden nel 2020, la presenza di settori strategici capaci di sviluppare lavoro e innovazione se adeguatamente promossi, la destrutturazione dell’America profonda sulla scia del declino economico sono temi su cui da tempo si è discusso apertamente. Ma che solo dopo la catastrofe elettorale che ha travolto Trump sono stati alla base di un dibattito serio sul futuro della formazione conservatrice americana.

La percezione è che, irrigidendosi, il Partito Repubblicano rischia di farsi travolgere dai cambiamenti nella società americana e dell’economia globale e che il dibattito interno che scaturirà da questi cambiamenti sarà altrettanto importante dal nuovo approccio aperto alle minoranze che in Stati come la Florida sta consolidando la formazione. Nikki Halley, esponente dell’ala che Cass critica, ha un’aperta intenzione di candidarsi alle presidenziali 2024. Prese di posizione in materia sono attese anche dagli altri probabili partecipanti alla corsa: Rubio, DeSantis, Mike Pompeo ad esempio. La sfida per la Casa Bianca passerà anche dalla dialettica interna ai repubblicani. Ora più che mai di fronte alla necessità di un chiarimento sulla loro linea futura.