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Politica

Farage, i sondaggi e il denaro venuto dagli Usa

35 mila sterline sotto forma di sondaggi "benevoli" finanziati da società Usa. Lo scandalo può danneggiare Farage. O forse no...
Regno Unito

Il partito che si propone di ripulire la politica britannica dalle vecchie consuetudini di Westminster è ora costretto a spiegare come siano stati pagati tre sondaggi commissionati a suo vantaggio. È l’inconveniente delle forze antisistema: quando si avvicinano al potere, vengono giudicate con le stesse regole applicate al sistema che vorrebbero demolire. Dan Jukes, stretto collaboratore di Nigel Farage, e James Orr, responsabile politico di Reform UK, hanno lasciato i rispettivi incarichi in attesa dell’esito di un’indagine interna. La decisione è arrivata dopo la trasmissione di un’inchiesta realizzata dal gruppo giornalistico Verbatim Media e verificata dal telegiornale di Canale 4.

Secondo quanto emerso, i due avrebbero organizzato il pagamento, da parte di una società statunitense, di tre sondaggi commissionati dal partito e costati complessivamente 32.500 sterline. Le rilevazioni, favorevoli a Reform UK, sarebbero poi state riprese da importanti mezzi d’informazione senza che fosse chiaramente indicata la provenienza del finanziamento. “Reuters ha riferito” (https://www.reuters.com/world/uk/senior-reform-uk-figures-step-down-after-allegations-electoral-law-breach-2026-09-04/) che la Commissione elettorale sta esaminando le informazioni disponibili, mentre esponenti laburisti, liberaldemocratici e verdi hanno chiesto l’intervento della polizia.

Al momento esistono accuse giornalistiche, dimissioni cautelative e accertamenti in corso, non una sentenza. Reform UK nega di avere commesso illeciti. Farage sostiene che il partito sia stato vittima di una trappola costruita da attivisti e giornalisti sotto falsa identità e afferma che non sia stato accettato denaro illegale.

Il problema non è la cifra ma il servizio ricevuto

La legge britannica non considera donazione soltanto il denaro consegnato direttamente a un partito. Anche beni, ricerche e servizi forniti gratuitamente o a condizioni non commerciali possono costituire un contributo politico. Le “regole della Commissione elettorale” (https://www.electoralcommission.org.uk/full-guidance/political-party-donations-and-loans-great-britain) stabiliscono che un servizio di valore superiore a 500 sterline deve provenire da un soggetto autorizzato. Una società può finanziare un partito soltanto se è registrata nel Regno Unito, costituita secondo il diritto britannico e svolge effettivamente attività economica nel Paese. Il beneficiario deve inoltre accertare l’identità del finanziatore reale e verificare che non agisca come intermediario per conto di un soggetto non autorizzato.

È qui che si concentra la questione. Se una società americana ha pagato una ricerca voluta dal partito e utile alla sua comunicazione, quel pagamento potrebbe essere considerato una donazione in natura. Se, invece, l’operazione non è stata accettata dal partito oppure non gli ha fornito un beneficio giuridicamente riconoscibile, la valutazione potrebbe essere diversa. Saranno le autorità competenti, non gli avversari politici e neppure l’indagine interna del partito, a stabilirlo.

Il valore economico di un sondaggio politico

Trentaduemilacinquecento sterline sono poca cosa rispetto ai milioni necessari per una campagna nazionale. Ma il valore politico di un sondaggio non coincide con il prezzo della fattura. Una rilevazione favorevole produce titoli, rafforza l’immagine di un partito in crescita, convince nuovi finanziatori, attira candidati e può orientare il voto utile. Il denaro iniziale si trasforma così in visibilità gratuita e la visibilità in nuovi contributi. Per questo la provenienza del finanziamento è parte integrante dell’informazione.

Il sondaggio non descrive soltanto l’opinione pubblica: se selezionato, presentato e diffuso con abilità, contribuisce a costruirla. Finanziare una ricerca significa quindi acquistare una quota dell’attenzione collettiva. La vicenda dimostra quanto sia ormai sottile il confine tra spesa elettorale, informazione e propaganda.

Farage sapeva?

Le immagini mostrerebbero Farage mentre ringrazia il presunto finanziatore per l’efficacia delle rilevazioni. Questo elemento può essere politicamente imbarazzante, ma non dimostra da solo che il capo del partito conoscesse la provenienza del denaro o fosse consapevole di un eventuale illecito. L’inchiesta avrebbe inoltre registrato conversazioni relative alla possibilità di far transitare attraverso un intermediario britannico una futura donazione americana molto più consistente, fino a 500.000 sterline. Anche in questo caso occorre distinguere tra discorsi, intenzioni, tentativi ed effettiva accettazione di fondi. Farage parla di chiacchiere imprudenti e di una provocazione costruita per danneggiare il partito.

Le dimissioni di Jukes e Orr servono intanto a contenere l’incendio: isolano i responsabili operativi, proteggono la direzione e permettono a Farage di presentarsi come il capo che interviene non appena emerge un problema. Ma aprire un’indagine interna non risolve la questione principale, perché un partito non può essere contemporaneamente accusato, investigatore e giudice di se stesso.

Il rischio dell’influenza straniera

La vicenda possiede anche una dimensione geopolitica. Reform UK ha forti affinità con il movimento trumpiano statunitense e Farage coltiva da anni relazioni politiche oltre Atlantico. Questi rapporti sono pubblici e legittimi. Non esiste, sulla base degli elementi disponibili, la prova di un’operazione diretta dal governo americano o da un’altra potenza straniera. Il problema strategico è più generale. Un finanziatore estero non deve necessariamente impartire ordini a un partito. Può pagare ricerche, iniziative, viaggi, consulenze o campagne apparentemente indipendenti che modificano l’ambiente informativo nel quale si svolge la competizione elettorale.

Questa forma d’influenza può incidere sulle scelte britanniche in materia di Ucraina, Alleanza Atlantica, difesa, immigrazione e rapporti con l’Unione europea. La sicurezza nazionale non comincia quando viene sottratto un segreto militare: comincia dalla trasparenza di chi finanzia le forze che aspirano a guidare il Paese.

Lo scandalo può danneggiare Farage, oppure rafforzarlo

Gli avversari presenteranno il caso come prova dell’ipocrisia di un partito che denuncia le élite mentre cercherebbe scorciatoie finanziarie. Farage tenterà invece di trasformarlo nella conferma che mezzi d’informazione e poteri tradizionali temono l’avanzata della sua formazione.

È una strategia già sperimentata: l’accusa diventa persecuzione, l’inchiesta una trappola, la domanda sulla trasparenza un attacco politico. Con una parte dell’elettorato potrebbe funzionare. Ma per una forza che vuole governare non basta conservare i fedelissimi: occorre convincere elettori moderati, funzionari, imprese e istituzioni di possedere disciplina e affidabilità.

Le 32.500 sterline dei sondaggi sono quindi soltanto la superficie. La vera domanda è se Riforma del Regno Unito sia ancora un movimento di protesta, nel quale le relazioni personali possono sostituire le procedure, oppure un partito pronto ad amministrare lo Stato. È su questa distinzione, assai più che sul valore delle fatture, che si gioca il futuro politico di Farage.

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