Il vertice Haftar-Conte è un flop. E ora Macron è pronto a colpire

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Il viaggio di Khalifa Haftar a Roma si è rivelato un mezzo fallimento. Per l’Italia, non certo per il generale della Cirenaica, che invece ha fatto capire al governo giallo-verde di non avere alcuna intenzione di fare marcia indietro: specie se a chiederlo è Giuseppe Conte. E adesso sono in molti a credere che il vertice di Palazzo Chigi si sia rivelato un vero e proprio fallimento dimostrato anche dal basso profilo mantenuto dall’esecutivo nel dare notizia dell’incontro e di esaltarne i suoi risultati. Perché di esaltante, a quanto pare, c’è stato ben poco.

Secondo fonti diplomatiche citate da Adnkronos il generale a Palazzo Chigi ha detto in maniera più o meno netta: “Io vado avanti”. Anzi, le fonti citate dall’agenzia di stampa sembra alquanto deluse e preoccupate da quello che ha fatto capire il maresciallo che guida l’Esercito nazionale libico a Conte. Anzi, sembrano quasi tutti concordi sul fatto che il comandante libico non darà seguito alle richieste del governo italiano. Il premier ha avute due ore di colloquio con Haftar in cui ha provato a ribadire che la linea da seguire è la pacificazione preceduta dal cessate-il-fuoco delle forze del maresciallo. Ma Haftar, forte del sostegno dei petroldollari sauditi, delle forze egiziane ed emiratine e di una sorta di benedizione arrivata sia da Mosca che da Washington, non ha alcun interesse a a far sì che l’italia sia interlocutrice privilegiata dopo questa escalation. A Roma sanno perfettamente l’importanza di parlare con il generale, perché è ormai lampante che non si possa credere che il futuro della transizione libica passi esclusivamente per Tripoli: l’uomo che ha in mano il destino della Libia ha la sua base a Bengasi. Lo si era capito dalla Conferenza di Palermo e l’ha confermato la crisi iniziata con l’avanzata verso Tripoli dell’Esercito nazionale.

Conte, nel suo colloquio con il generale, ha ribadito “la necessità di addivenire quanto prima a un cessate il fuoco per evitare l’insorgere di una crisi umanitaria nel Paese a tutela delle difficili condizioni del popolo libico”. E soprattutto, come conferma una nota di Palazzo Chigi, “ha reiterato il concetto che l’auspicata stabilizzazione in Libia non può che transitare attraverso un percorso politico condiviso”. Il problema è che l’escalation organizzata da Haftar grazie alle potenze arabe e al placet dei rivali di Tripoli e Fayez al Sarraj (Francia compresa) ha fatto capire come siano state le armi a cambiar le sorti della guerra. E a prescindere dal fatto che non sarà una guerra a risolvere definitivamente il conflitto, di fatto è stata la decisione di Haftar di avanzare sulla capitale a cambiare sensibilmente il corso degli eventi. E la crisi fra est e ovest della Libia appare ad oggi insanabile: almeno finché non ci saranno questi due protagonisti sorretti da potenze rivali. E in questo scontro fra potenze c’è anche l’Italia, che per anni ha sostenuto esclusivamente Sarraj quando in Cirenaica c’era un esercito in grado di prendere il controllo di una larga parte del Paese e adesso rischia non solo di apparire poco credibile con Sarraj (visto che ormai sono palesi i contatti con Haftar), ma anche con lo stesso generale dell’autoproclamato Esercito nazionale che sa che Roma non è una sua alleata. Insomma, come scritto da Huffington Post, se Conte aveva intenzione di essere il “mediatore” della crisi libica, ora rischia di essere l’esatto opposto: un leader che non vuole nessuno.

Naturalmente, se l’Italia fallisce c’è sempre qualcuno in grado di trarne vantaggio. E basta spostare lo sguardo oltre le Alpi, soprattutto verso le rive della Senna, per capire quale sia il governo in grado di ottenere qualcosa dai tentennamenti e dal fallimento dell’esecutivo giallo-verde. Tanto è vero che, immediatamente dopo il vertice di Roma, l’Eliseo ha comunicato che Emmanuel Macron incontrerà Haftar a Parigi. La presidenza francese ha spiegato in una nota che l’incontro “avrà per oggetto scambi sulla situazione in Libia e sulle condizioni di ripresa del dialogo politico, a seguito della visita del premier Fayez al-Sarraj e in legame con le Nazioni unite e i nostri partner”. Già nei giorni scorsi il ministro degli Esteri, Jean-Yves Le Drian aveva annunciato che Macron voleva incontrare il maresciallo. L’Eliseo sta facendo di tutto per riprendersi il maresciallo, dopo che l’escalation l’ha trasformato in una scheggia impazzita. E ora Parigi ha in mano un’ottima carta: il fallimento dell’Italia potrebbe aprire le porte a un ritorno in auge della leadership francese.