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Il 24 giugno 2012 è stato un giorno pieno di speranza per i Fratelli musulmani, fino a quel momento la più potente organizzazione islamica in Egitto e nel mondo arabo. Quel giorno, infatti, un membro anziano dell’organizzazione vinse le elezioni presidenziali in Egitto, le prime a essere tenute nel Paese dopo la rivolta popolare che, nel 2011, aveva posto fine al regime autocratico di Hosni Mubarak.

La vittoria elettorale di Mohamed Morsi, che prima delle elezioni presidenziali era poco conosciuto alla maggioranza del popolo egiziano, diede speranza ad altre ramificazioni del movimento islamico in tutta la regione araba. La Confraternita, nata in Egitto nel 1928 come ente di beneficenza per l’istruzione, non avrebbe potuto essere più ottimista. Un ottimismo incoraggiato dalle insurrezioni che avevano scosso il mondo arabo tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011, note come Primavera Araba.

Anche in Tunisia, il movimento Ennahda, affiliato della Fratellanza musulmana, aveva fatto progressi politici. Circa un anno prima che Morsi salisse al potere in Egitto, nell’ottobre del 2011, il movimento aveva conquistato 90 dei 217 seggi dell’assemblea costituente che avrebbe successivamente elaborato la prima costituzione post-rivoluzionaria della Tunisia.

I Fratelli musulmani fecero sorprendenti conquiste politiche anche in altri Stati arabi, come la Libia, lo Yemen e la Giordania. In Marocco, gli islamici vinsero le elezioni parlamentari del 2011 e formarono il governo. Nel 2016 conquistarono la maggioranza dei seggi e formarono nuovamente il governo. Ma la Fratellanza islamica si rivelò un totale fallimento in Egitto. Anziché affrontare i problemi economici del Paese, essa aumentò l’accentramento politico e sociale. Morsi si spostava da un problema all’altro opponendosi ai media, alla magistratura, alla società civile, alla polizia e infine all’esercito. Per questo motivo, nel giugno 2013, appena un anno dopo le elezioni presidenziali, quando milioni di persone scesero in piazza per protestare contro gli insuccessi del presidente islamico, quasi tutte le istituzioni statali furono pronte a offrire il loro sostegno, compreso l’esercito, che rappresentò la forza decisiva. Questo evento fu fatale alla Fratellanza, non solo in Egitto, ma in tutta la regione araba.

Il fiasco del regime della Fratellanza musulmana in Egitto fece crollare come un castello di carte anche il sogno, nato 84 anni prima, di questa organizzazione. Il balbettare e l’agitazione incredula dei membri della Fratellanza, che inscenarono proteste e sit in, finirono per sfociare nella violenza. Attaccarono stazioni di polizia, ministeri e chiese. Le milizie della Fratellanza uccisero dozzine di poliziotti e piantarono centinaia di bombe in tutto l’Egitto, provocando una pesante repressione da parte dello stato che imprigionò centinaia di membri e capi della Confraternita, mentre altre centinaia fuggivano dal paese. Oggi, la maggior parte dei leader della Fratellanza è sotto processo, con una lunga serie di accuse, tra cui omicidio premeditato, incitamento al crimine, tradimento e spionaggio.

Dopo aver incoraggiato gli affiliati degli altri Stati arabi con la propria ascesa politica in Egitto, la Fratellanza Musulmana finì per frustrarli con il suo successivo crollo politico e la perdita del potere, innescando una reazione a catena in tutti territori arabi. Il movimento islamico, che aveva appena iniziato a realizzare il sogno di controllare il mondo arabo e guidare i musulmani, prese la via della disintegrazione e della distruzione politica.

In Egitto, la Fratellanza si trasformò in un’organizzazione reietta, i cui membri dovettero nascondersi o fuggire. In Tunisia, anche l’Ennahda, che si apprestava a controllare l’intera scena politica, iniziò a subire perdite politiche. Nelle elezioni parlamentari dell’ottobre 2014, il movimento non prese la maggioranza dei seggi, arrivando seconda dopo il movimento Nidaa Tounes del presidente in carica, Beji Caid Essebsi. E questo presagì i risultati delle elezioni presidenziali che si svolsero un mese più tardi, quando Essebsi batté Moncef Marzouki, presidente ad interim tunisino e favorito di Ennahda.

In Giordania, in Libia, nello Yemen, in Siria e nel Golfo, la situazione politica della Fratellanza non era migliore. Nel 2016, la fazione palestinese, Hamas, che per anni era stata un’orgogliosa propaggine ideologica dei Fratelli musulmani, annunciò il proprio disimpegno dall’organizzazione. Prima e dopo questa mossa, il mondo arabo era diventato territorio ostile per la Fratellanza e numerosi governi arabi l’avevano dichiarata “movimento terrorista”. L’Egitto lo fece nel dicembre 2013, l’Arabia Saudita, nel marzo 2014 e gli Emirati Arabi Uniti, nel novembre dello stesso anno.

Probabilmente, l’incapacità della Fratellanza Musulmana di trasformare la propria retorica sulle riforme in un reale piano pratico per migliorare le condizioni di vita dei popoli della regione è stata il suo più grave errore. In Egitto, nei decenni precedenti, la Confraternita aveva conquistato il cuore della gente offrendo molti servizi sociali, come la distribuzione di cibo e medicine gratuiti ai poveri. Gestiva scuole, istituzioni mediche, supermercati, enti di beneficenza e sindacati professionali. Tutti questi servizi offerti al pubblico avevano accresciuto negli anni la popolarità del movimento. Ecco perché milioni di cittadini furono pronti a votare per il candidato della Fratellanza alle elezioni parlamentari del 2012. E allo stesso modo furono pronti a votare per Morsi, che correva contro un candidato dell’era Mubarak.

Tuttavia, quando la Confraternita ottenne il controllo della presidenza, del parlamento e del governo, dimostrò che la sua decennale retorica sulle riforme e sulla soluzione dei problemi del popolo era falsa e vuota. Morsi e il suo governo non furono in grado di risolvere i problemi quotidiani della gente. Fallirono nel riportare la legge e l’ordine, nel ripulire le strade, nell’affrontare la grave carenza di elettricità in Egitto. Non riuscirono a rendere disponibile il carburante nelle stazioni di servizio. La Fratellanza commise anche l’errore di cercare di imporre la propria ideologia della religione islamica alle società arabe. Nel far questo, trascurò il bisogno di libertà e diversità di popoli che avevano sofferto sotto regimi autoritari per decenni. La Fratellanza voleva solo sostituire le dittature politiche, di cui i popoli arabi si erano liberati attraverso la Primavera Araba, con il loro stesso dispotismo religioso. Il che servì da catalizzatore al massiccio rifiuto popolare.

Il futuro della Fratellanza musulmana, in particolare, e dell’Islam politico in generale è del tutto incerto, specialmente dopo che le forze islamiche si sono rese responsabili della distruzione degli Stati regionali dopo la Primavera Araba. Ma se dovesse realizzarsi una rinascita della Fratellanza negli anni o decenni a venire, questa dipenderà dalla capacità del movimento di correggere i propri sbagli e di reinventarsi in un mondo arabo che cambia.