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“Campagna per portare alla luce le verità del regime in Qatar e cancellare la Coppa del Mondo 2022 dal Paese”. È il titolo del documento scritto lo scorso aprile e firmato personalmente da Sir Lynton Crosby, noto stratega politico australiano. Secondo quanto rivelato dal The Guardian, il guru elettorale si sarebbe offerto di lavorare a una campagna per sabotare il Qatar e dirottare così i Mondiali su un altro Paese.

Per “associare Doha al terrorismo nella mente del pubblico”, la società di Crosby, Ctf Partners, avrebbe chiesto un compenso di 5,5 milioni di sterline, pari circa a 6 milioni di euro. Dal documento in possesso del giornale britannico risulta che l’offerta è stata messa sul mercato internazionale un anno fa. Se finanziata, l’operazione per macchiare la reputazione del Qatar avrebbe avuto una durata di 18 mesi con un costo di 300mila sterline mensili. Oltre a minare la credibilità del Paese del Golfo, tra i servizi dello stratega australiano anche le pressioni sulla Fifa per spingere la federazione a rivedere l’assegnazione della Coppa del Mondo. 

Nel corso dell’operazione, ribattezzata Project Ball, Ctf Partners avrebbe messo in atto una vera e propria campagna di fake news ai danni del Qatar: centinaia di “war rooms” collocate in tutto il mondo avrebbero diffuso storie negative sul Paese organizzatore dei prossimi Mondiali attraverso i social network e i media tradizionali. In questo modo, le proteste trasversali avrebbero indotto la Fifa a riconsiderare l’assegnazione della manifestazione sportiva. 

La mente del sabotaggio

Stratega politico australiano, Sir Lynton Crosby ha gestito le campagne elettorali per i partiti di centro destra in diversi Paesi. In particolare, il 62enne ha lavorato al fianco del Partito Conservatore britannico nelle ultime quattro elezioni politiche. Descritto come un “maestro delle oscure arti politiche”, è considerato il massimo teorico della strategia del “gatto morto” che consiste nel buttare sul tavolo della discussione un gatto morto, o qualcos’altro di sgradevole, per fare in modo che tutti ne parlino distogliendo l’attenzione dal resto. Più volte consulente di Boris Johnson, Crosby ha guidato il primo ministro David Cameron verso una vittoria storica nel 2015. 

Il cliente

Potenziale cliente del Project Ball, il sedicente leader dell’opposizione del Qatar, Khalid al Hail. L’uomo, in esilio a Londra, ha sempre dichiarato di essere fuggito dal Paese del Golfo dopo essere stato detenuto e torturato per la sua attività politica. Secondo quanto riportato dal The Guardian, al Hail ha promosso in questi mesi numerosi eventi anti-Qatar, in linea con i nemici regionali del Paese, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Lo scorso luglio, durante la visita dell’emiro Tamim bin Hamad al Thani al primo ministro Theresa May, al Hail avrebbe organizzato una finta manifestazione fuori Downing Street con centinaia di attori. Gli avvocati di Crosby hanno spiegato di non aver partecipato alla pianificazione delle proteste e che con l’uomo d’affari qatariota non è mai stato firmato alcun contratto.

Fake news contro il Qatar

“Ctf Partners ha decenni di esperienza nella conduzione di campagne che cambiano o rafforzano le opinioni e il comportamento degli elettori”, si legge nel documento firmato da Crosby. “Una campagna integrata, gestita professionalmente e che dispiega tutte le leve di influenza disponibili può avere successo. Siamo fiduciosi, anche se la sfida per mettere pressione sulla Fifa in modo da spogliare il Qatar del suo diritto a ospitare la Coppa del Mondo è ardua”. 

Attraverso tv, giornali e social media, l’obiettivo sarebbe quello di indurre la gente ad associare Doha con il terrorismo. Informazioni false e tendenziose da far circolare sulle testate definite “alleate” per mettere sotto pressione il Qatar che da anni sta lavorando a stadi e infrastrutture per ospitare la più importante manifestazione calcistica. Ma non bastano le fake news per cambiare la percezione del pubblico. Ctf Partners punterebbe a creare comunità online di cittadini che, ingrandendosi giorno dopo giorno, influenzerebbero la Fifa e il mondo calcistico internazionale. Una campagna mediatica mondiale per non lasciare scoperto neanche un angolo di mondo: false informazioni che si susseguono per non dare spazio alle repliche del Qatar che si troverebbe così soffocato da notizie negative. E la Coppa del Mondo potrebbe così andare a un nuovo Paese. 

Doha e il terrorismo 

In prima linea per togliere i Mondiali al Qatar anche gli Emirati Arabi Uniti: il Paese infatti ha più volte cercato di sabotare i vicini con campagne di diverso tipo. Da giugno 2017, gli Emirati insieme ad Arabia Saudita, Egitto e Bahrein ha iniziato una guerra diplomatica e commerciale contro Doha. La principale accusa rivolta al Qatar è quella di sostenere e finanziare le organizzazioni terroristiche, in particolare la Fratellanza Musulmana, lo Stato Islamico, Al Qaeda, Hezbollah e  Fateh Al-Sham. Un’insinuazione che non sorprende. Come ha spiegato Gian Micalessin, dietro all’immagine del ricco e perfetto emirato, si nasconde un regno islamista fanatico, spietato e oscurantista. L’accusa mossa dalla coalizione a guida saudita però è stata subito smentita con forza da Doha che ha risposto all’isolamento consolidando le relazioni con Iran e Turchia. 

Alla luce di tutto ciò, per i dissidenti associare il Qatar al terrorismo non è un esercizio tanto lontano dalla realtà. Ora la palla passa alla Fifa. La federazione è stata così trascinata nelle rivalità del Golfo e il suo impegno per mantenere la politica lontana dallo sport viene messo sempre più a dura prova. 

Le denunce

Nel frattempo continuano le denunce da parte delle associazioni umanitarie sulle condizioni dei lavoratori nel Paese. Nel suo ultimo rapporto, Amnesty International ha criticato duramente lo sfruttamento degli operai migranti, impegnati nella costruzione delle infrastrutture per la Coppa del Mondo. “Resta poco tempo alle autorità del Qatar per lasciare un’eredità positiva dei Mondiali del 2022 – si legge -. Il governo ha fatto alcuni importanti passi avanti ma resta molto altro da fare per proteggere i diritti dei lavoratori”. In particolare, l’organizzazione ha chiesto al Qatar di eliminare il sistema della Kafala, che lega i dipendenti ai propri datori di lavoro. Come abbiamo raccontato per gli Emirati Arabi Uniti, anche il Qatar ha messo in atto un processo per modificare il sistema dello sponsor, ma le parziali riforme messe in atto fino ad ora non garantiscono tutti i diritti ai lavoratori.  

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