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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, viene accusato di essere un presidente poco gradito dalla maggior parte dei cittadini. Almeno secondo i sondaggi. Ma c’è una parte della popolazione in cui The Donald continua a essere molto popolare: la destra evangelica. Dall’inizio della sua presidenza, il leader della Casa Bianca ha avuto sempre al suo fianco gli evangelici. E i capi di questa confessione hanno a dare una narrativa quasi messianica su di lui.

C’è chi lo considera un “emissario di Dio” che è venuto a guidare il Paese, una sorta di redentore biblico foriere del messaggio divino. A confermare questa visione, le parole di Lance Wallnau, pensatore evangelico. “Credo davvero che la misericordia di Dio sia intervenuta nelle ultime elezioni e ci abbia dato una persona che ha la volontà e la tenacia di ricominciare da zero”. “Ho sentito il Signore dire: ‘Donald Trump è la palla che demolisce lo spirito del politicamente corretto“.

Wallnau ha affermato di aver predetto la vittoria di Trump già prima delle primarie. E altri leader evangelici l’hanno sostenuto. Come dice Wallnau: “Trump è un Ciro moderno”. In questo senso, la decisione del presidente di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele e di spostare l’ambasciata ha reso popolare questo paragone di Trump con il re persiano, celebrato nell’Antico Testamento come il liberatore dei prigionieri ebrei a Babilonia. Secondo Wallnau, la voce del Signore gli sussurrò le parole: “Isaia 45 sarà il presidente 45esimo presidente“. Isaia 45 è la parte che profetizza Ciro come liberatore degli ebrei.

Poco prima di incontrare il presidente degli Stati Uniti, Mike Evans ha detto: “La prima cosa che dirò quando lo vedrò è: Ciro, tu sei Ciro”. Allo stesso modo in cui Ciro ha permesso agli ebrei di tornare alla loro terra e costruire il Terzo Tempio, dice Evans, Trump permetterà agli attuali ebrei di costruire un nuovo tempio a Gerusalemme. Un’idea che è stata ripresa anche da Benjamin Netanyahu: “Voglio dirvi che il popolo ebraico ha una lunga memoria. Quindi ricordiamo la proclamazione di Ciro il Grande”. Per chiarire il legame tra i due leader, Ciro e Trump, il gruppo educativo israeliano Mikdash ha addirittura coniato una moneta con i volti di entrambi

Come ricorda El Confidencial, Ciro non era perfetto, nemmeno ebreo. Era un conquistatore pagano ed estremamente offensivo. Tuttavia, è stato scelto da Dio per portare a termine questa impresa. “Un messaggero imperfetto”, dice Mike Evans, Dio “sta usando un modo incredibile per realizzare i suoi piani.” Per Mike Evans siamo nel corso di una profezia biblica.

Non è una novità che in America ci sia questa narrazione fra divinità e Stato. Negli Stati Uniti, il “destino manifesto” di un uomo determinato a portare la torcia del buon governo e degli Usa nel mondo, è risalente nel tempo e accomuna gran parte dei teorici politici americani conservatori. Tuttavia gli evangelici non hanno mai fatto un tale endorsement di tale livello ne confronti di un presidente Usa.

È interessante notare che Wallnau sottolinea che quest’anno ricorra il 500esimo anniversario della Riforma protestante guidata da Martin Lutero. “Penso che questo sia il momento in cui Dio sta per fare qualcosa che creerà uno spazio per un’ondata riformatrice di attività cristiana in America che riprenderà gli alti luoghi istituzionali e occuperà posti che si erano praticamente arresi alla cultura secolare,” ha dichiarato Wallnau.

Ma questa esaltazione rischia di essere anche controproducente. La personalità di Trump spesso mette in difficoltà i leader della destra cristiana, che devono giustificare il loro sostegno al presidente. Non è una questione semplice, ma questo messaggio messianico che ammanta la presidenza Usa impone una visione fondamentalista che contrasta con gran parte dell’elettorato americano, polarizzando lo scontro, ma che contrasta anche con la diplomazia americana, tendenzialmente non legata a questa visione religiosa.

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