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Ci si aspetta alla vigilia un sorpasso di Nuova Democrazia, storica formazione del centrodestra greco, ma non della portata che ora dopo ora lo spoglio delle schede inesorabilmente rivela: per questo motivo il premier e leader di Syriza, Alexis Tsipras, decide di chiedere un voto anticipato e far tornare quanto prima il paese alle urne. Ed è forse questo il responso principale che riguarda la Grecia, nazione che più di tutte soffre le politiche della troika e dell’austerity europea negli ultimi dieci anni. Le europee consegnano quindi un quadro politico profondamente mutato rispetto all’attuale parlamento, da qui la scelta di Tsipras di far convocare dal capo di Stato quanto prima le nuove consultazioni.

I risultati

Già dai primi exit poll si intuisce che Nuova Democrazia, partito al potere in Grecia fino all’avanzata di Tsipras nel 2015, è pronto a ritornare ad essere maggioranza nel paese. I dati reali confermano questa previsione: in particolare, Nuova Democrazia appare accreditato del 34% dei consensi. Quanto basta per far brindare alla vittoria nel quartier generale del partito del centro – destra ellenico il quale, dopo essere sopravvissuto alla scure elettorale dovuta all’austerity, riesce a rialzarsi ed a prevalere sull’attuale maggioranza guidata da Tsipras.

Quest’ultimo forse non si aspetta un divario di quasi ben dieci punti percentuali: Syriza infatti, ottiene soltanto il 23% dei consensi. Troppo pochi secondo il leader della sinistra ellenica per andare avanti. Del resto già da febbraio, da quando cioè il parlamento vota la ratifica dell’accordo di Prespa con la neonata Macedonia del Nord, Tsipras è costretto a fare a meno dei Greci Indipendenti, suoi storici alleati di governo da quando inizia la sua avventura quale premier. Che qualcosa scricchiolasse quindi appare evidente dall’inizio dell’anno. Adesso però la crisi di Syriza e la prospettiva del ritorno di Nuova Democrazia al potere, appaiono elementi ben conclamati.

Alle spalle di Syriza si piazza il centro – sinistra, le cui percentuali sono comunque distanti rispetto sia a Nuova Democrazia che allo stesso partito del premier: il Pasok infatti, principale partito di una coalizione denominata Kinima Allagis (“Partito Per il Cambiamento” in greco), non va oltre il 7.2%. Alle sue spalle, vi sono i comunisti del Kke con il 5.75% dei consensi, poi ancora i militanti di ultra destra di Alba Dorata con il 4.85%. Fin qui dunque la situazione tra i primi cinque partiti. Ma indietro vi sono altre formazioni che riescono ad ottenere un seggio: si tratta, in particolare, di Greek Solution (formazione di destra ritenuta vicina alla Chiesa Ortodossa ed alla Russia) che ottiene il 4% dei consensi, più staccato il partito fondato dall’ex ministro delle finanze Yanis Varoufakis, il quale porta a casa il 3.15% dei voti.

In Grecia si vota anche per le amministrative e le regionali: pure in questo caso ad uscire come primo partito è Nuova Democrazia. Importante soprattutto il risultato ottenuto nella capitale Atene: qui il candidato del centro – destra, Costas Bakoyannis, risulta eletto sindaco. Piccola ma importante curiosità arriva invece dalla vicina Cipro: qui, tra le fila del partito di sinistra Akel, risulta eletto anche un deputato turco cipriota. Niyazi Kizilyurek è il primo eurodeputato di origine turca a sedere nel parlamento di Strasburgo.

Le prospettive future

La sconfitta di Syriza, come detto, comporta le elezioni anticipate. Alexis Tsipras ad Atene ha già informato il presidente della Repubblica Prokopis Paulopoulos delle sue intenzioni di chiedere lo scioglimento del parlamento. Molto probabile che il voto, previsto originariamente alla scadenza naturale nel prossimo mese di ottobre, si terrà dopo il secondo turno delle amministrative. Kyriakos Mitsotakis, leader di Nuova Democrazia, si appresta a prendere il testimone di Tsipras all’interno dell’ufficio del primo ministro. Syriza è già da mesi in calo di consensi: il partito, arrivato al potere nel 2015 con la promesse della fine dell’austerità, paga i mancati miglioramenti in economia ed una popolarità sempre più bassa dello stesso leader Tsipras.

Mitsotakis con il suo partito è indubbiamente il favorito delle elezioni anticipate, anche se comunque sembra molto difficile che Nuova Democrazia possa ottenere la maggioranza assoluta dei voti. Più probabile, se lo scenario dovesse confermarsi analogo a quello di queste europee, che si ricerchi un governo di coalizione. Ma se da un lato Tsipras è prossimo a lasciare il governo, di certo il leader di Syriza non sembra intenzionato a lasciare partito e politica. Pur se al di sotto delle aspettative infatti, la sua formazione ha comunque percentuali di gran lunga più alte rispetto al Pasok e ad altri partiti. Ciò che si profila dunque, è un nuovo semi bipolarismo dove Syriza appare destinato al ruolo di principale opposizione ad un eventuale governo di centro – destra. E questo per Tsipras potrebbe non tradursi nella sua fine politica.

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