Roberto Gualteri e Giuseppe Conte cercano ossigeno. È questa l’immagine che giunge da Bruxelles, dove il ministro dell’Economia è stato inviato dal premier per ottenere l’impossibile: modificare il Mes. Una piccola vittoria, Gualtieri l’ha ottenuta: il Meccanismo europeo di stabilità slitta, per la sua approvazione, al 2020. Dando così modo all’Italia di ottenere un piccolo slittamento utile a formare una maggioranza che approvo il nuovo fondo salva-Stati così come modificato dall’Eurogruppo.

I punti su cui si è incentrata la trattativa tra Gualtieri e l’Europa sono tre, così come ricordati dal ministro dell’Economia dopo il negoziato notturno: “possibilità di una subaggregazione dei titoli”, la definizione delle “condizionalità sul backstop” e “l’eliminazione dalla roadmap in riferimento al trattamento prudenziale dei titoli sovrani”. Tre vittorie, secondo Gualtieri, che però nascondono altrettanti problemi. Il ministro lo sa e, da tecnico, ha preferito rimanere nell’ambito delle definizioni economiche. Perché da un punto di vista politico, questo incontro è servito solo a rimandare quanto già espresso ieri da Mario Centeno: “Non vediamo ragione pere cambiare il testo”. Ed è su questo punto che l’Eurogruppo non transige. Tanto è vero che Gualtieri sa per certo che quanto ottenuto da questo summit, ad eccezione della subaggregazione dei titoli, è più che un altro uno slittamento utile per continuare a trattare in Italia, per trovare una maggioranza, in modo tale da arrivare al 2020 con una firma che può durare anche per mesi. Cosa ribadita anche dallo stesso ministro, che ha espressamente detto di aver raggiunto l’obiettivo “di non finalizzare l’accordo oggi per consentire al Parlamento di esprimersi”. Una vittoria dal sapore amaro, visto e considerato che per l’Italia i problemi sono solo rimandati di qualche mese e che oltre alla maggiore definizione delle clausole su cui l’Eurogruppo non pare transigere, per il resto la riforma del Mes procede anche se con qualche intoppo. E adesso Conte, come riporta anche Repubblica, deve sperare nell’aiuto di Francia e Germania per frenare la modifica di un trattato che così come è scritto pone seri pericoli per la sovranità economica dei singoli Paesi membri e che mette l’Italia di fronte al rischio di una ristrutturazione del debito su richiesta ma concordata con la super-Troika.

Per Conte la vittoria non è tecnica: ma è solo politica. L’impressione è che l’Europa sia abbastanza ferma sul Mes e che si sia impantanata più per evitare rischio di crolli di governi che per aiutare l’Italia e i Paesi più in pericolo nei negoziati. Tanto è che vero che ieri, a margine del summit Nato, il premier ha chiesto aiuto proprio ad Angela Merkel ed Emmanuel Macron per fermare la trattativa almeno fino alla primavera del 2020. In questo modo, il presidente del Consiglio può tirare un sospiro di sollievo ed evitare la frattura con il Movimento Cinque Stelle prima di Natale e il summit del 13 dicembre, quello che doveva essere risolutivo per il Mes, potrebbe trasformarsi soltanto in un incontro in cui i leader dei Paesi dell’Eurozona diranno di aver preso atto di quanto concordato dai rispettivi ministri a Bruxelles.

Certo, l’aiuto di Macron e Merkel ha un valore abbastanza significativo. Francia e Germania non hanno certo gli stessi interessi dell’Italia nella modifica del Mes. Ed è chiaro che il fatto che Berlino e Parigi chiedano alcune modifiche al trattato (così come modificato nella bozza) segnala come siano proprio i governi dell’asse franco-tedesco ad avere l’ultima voce in capitolo per quanto concerne il Mes. Gualtieri ha saputo trattare, ma da persona che ha sempre difeso la modifica del trattato sul cosiddetto fondo salva-Stati. Ma il problema è politico e Conte sa che questi negoziati della notte belga servono solo a sopravvivere, a convincere i più critici tra i Cinque Stelle, e a non presentarsi il 13 dicembre con una bozza di accordo concluso che, di fatto, avrebbe fatto implodere la già fragile maggioranza giallorossa. Anche Centeno è stato chiaro: spera nella firma a marzo. Segno che “l’accordo di principio” dovrà avere al più presto un seguito.

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