Ex Oriente lux“, “dall’Oriente, la luce”. Questa frase, risalente a un a sentenza medievale, è stata utilizzata nel corso dei secoli per indicare che è da Est che arriva qualcosa di innovativo, di rivoluzionario, o di illuminante. Come il Sole, appunto, che sorge a oriente. E che metaforicamente è diventata la luce del Cristianesimo, secondo i teologi europei, la cultura dell’Estremo oriente per i romantici, ma anche il comunismo, che nella Germania orientale aveva trasformato il motto in “Ex oriente pax“.

L’Europa occidentale guarda a Est

La frase ritorna ciclicamente nella cultura europea. E sembra tornare anche oggi, dove molti movimenti sovranisti europei vedono nell’Europa orientale non solo un modello ma anche l’area da cui attingere idee, prospettive e programmi sul futuro del Vecchio Continente. Per molte aree conservatrici dell’Europa occidentale, è a oriente che bisogna guardare per riscoprire le radici culturali e politiche delle prossime battaglie.

E non è un caso che sia proprio il cosiddetto Gruppo Visegrad a rappresentare la spina nel fianco dell’Unione europea e ai cui leader e programmi si ispirano i movimenti più euroscettici. Come non è un caso che molti movimenti e gran parte del movimento della nuova destra europea volge lo sguardo a Mosca più che in altre capitali occidentali.

C’è un nuovo modo di considerare l’Europa. E anche questa volta, torna come un avvertimento quella frase, quel “ex Oriente lux” che sembra essere una costante del Vecchio Continente. Ma con alcune precisazioni che occorre tenere presente per non cadere nell’errore di pensare non solo di imitare certi modelli, ma anche di considerarli perfettamente sovrapponibili.

Perché in realtà, Europa orientale ed Europa occidentale sono molto più distanti di quanto si possa credere. E le società che rappresentano sono molto diverse, anche a partire dalla questione religiosa e dell’appartenenza nazionale. Due questioni che a Occidente sono nettamente separate, mentre a Oriente sono ancora vivissime. Nonostante (o forse grazie a) il comunismo dell’Unione sovietica abbia sancito per decenni l’ateismo di Stato.

Identità nazionale e religione

A dimostrarlo, sono le ricerche del Pew Research Centre sul rapporto fra religione e identità nazionale e le differenza fra Europa occidentale e orientale. Come spiegato dall’istituto di ricerca americano, “in molti Paesi dell’Europa centrale e orientale, la religione e l’identità nazionale sono strettamente intrecciate. Questo è vero specialmente negli ex Stati comunisti, come la Federazione russa e la Polonia, dove la maggioranza della popolazione sostiene che essere ortodossi o cattolici è importante per essere ‘veramente russi’ o ‘veramente polacchi’. È anche il caso della Grecia, dove la Chiesa ha avuto un ruolo centrale nella lotta per l’indipendenza dall’impero ottomano e dove oggi tre quarti degli intervistati (76%) afferma che essere ortodossi è importante per essere ‘veramente greco’”.

Al contrario, come riportano le analisi dell’istituto di ricerca, In Europa occidentale “la maggior parte delle persone non ritiene che la religione sia una parte importante della propria identità nazionale. In Francia e nel Regno Unito, per esempio, la maggior parte afferma che non è importante essere cristiani per essere veramente francesi o veramente britannici”.

Prospettive totalmente diverse che però si ripercuotono inevitabilmente anche nei programmi di governo, nei rapporti fra Stato e Chiesa e anche nelle radici culturali e storiche su cui si fondano movimenti e leader che puntano a prendere in mano le redini di questi Paesi. In Europa dell’Est, i leader che oggi vengono considerati come simboli del sovranismo si interfacciano con realtà molto più legate alle radici storiche e religiose del proprio popolo. E questo aiuta a utilizzare messaggi, esempi e modelli che in Europa dell’ovest sarebbe difficilissimo da far accettare.

E questo rapporto est-ovest sulla religione può essere riproposto in maniera assolutamente identica sull’appartenenza nazionale. Ad esempio, il Pew Center riporta un altro dato, quello dello sciovinismo culturale. “I sondaggi hanno chiesto agli intervistati di tutto il continente se sono d’accordo con la dichiarazione: ‘Il nostro popolo non è perfetto, ma la nostra cultura è superiore agli altri’. Anche se ci sono eccezioni, i cittadini dell’Europa centrale e orientale sono più inclini a dire che la loro cultura è superiore. Gli otto Paesi in cui questo atteggiamento è prevalente sono tutti geograficamente in Oriente: Grecia, Georgia, Armenia, Bulgaria, Russia, Bosnia, Romania e Serbia”. 

I sovranismi aspettano l’Oriente

Un segnale chiarissimo di come l’Est sia culturalmente molto più propenso a produrre movimenti sovranisti e far nascere leader che diventino alfieri di questo mondo. Non perché è in atto una rivoluzione, ma perché è la loro stessa identità culturale, quella dell’Europa orientale, a far sì che esistano alcuni fenomeni politici e culturali. 

Fenomeno che però adesso iniziano ad avere un proprio seguito anche a Occidente, dove leader dei Paesi del Gruppo Visegrad o anche lo stesso presidente russo Vladimir Putin ottengono un consenso estremamente importante proprio nell’area sovranista. Un blocco variegato ma unto su alcuni temi e che vede a Est (e non solo negli Stati Uniti di Donald Trump) un riferimento politico e culturale. Bisognerà vedere se, ancora una volta, la frase “ex Oriente lux” avrà un senso nel presente dell’Europa.