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Politica

Europa e Turchia si scontrano sui migranti

Una nuova fase del controverso rapporto tra l’Unione europea e la Turchia di Recep Tayyip Erdogan si è aperto nella giornata di mercoledì, a seguito delle accuse del ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu rivolte a Bruxelles. In particolare, la...
Mevlut Cavusoglu (LaPresse)

Una nuova fase del controverso rapporto tra l’Unione europea e la Turchia di Recep Tayyip Erdogan si è aperto nella giornata di mercoledì, a seguito delle accuse del ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu rivolte a Bruxelles. In particolare, la Turchia contesterebbe il mancato pagamento di una tranche dell’importo concordato con gli alti palazzi della comunità europea a titolo di contributo per la difficile gestione dei migranti diretti verso l’Unione europea. A seguito dell’apertura della crisi, il cancelliere tedesco Angela Merkel ha deciso di recarsi ad Ankara e l’incontro con il governo turco è atteso nella giornata di venerdì. L’idea è quella di trovare la quadra e chiarire la situazioni tra le parti, in quanto anche dal lato europeo la sensazione che nel comportamento della Turchia ci sia qualcosa di sospetto non è venuta solo dalla vicina Atene.

I 5,8 miliardi non sono mai arrivati

Dei 5,8 miliardi di euro concordati affinché la Turchia si facesse carico dei migranti respinti dalle isole greche dell’Egeo ed arrivati dopo il 20 marzo 2016, Ankara sostiene di averne ricevuti soltanto 2,6: meno della metà, con Bruxelles in ritardo nella tabella di marcia. Secondo quanto riferito dal ministro degli esteri Cavusoglu e riportato da Der Spiegel, la Turchia avrebbe svolto con diligenza il proprio compito, con l’Europa che invece non avrebbe rispettato né il piano di pagamento concordato né gli accordi legati alla valutazione dell’ingresso del Paese all’interno della comunità. Alla richiesta di spiegazioni da parte del ministro turco, a farsi avanti è stata la Germania, con Merkel in prima linea per andare a chiarire le posizioni europee a riguardo.

Anche la Turchia però ha giocato sporco

Una parte dell’accordo ed omessa da Cavusoglu riguardava però il comportamento nei confronti dell’immigrazione clandestina che Ankara avrebbe dovuto tenere e che nella fattispecie non ha svolto nel migliore dei modi. Tale punto riguardava un giro di vite alle partenze, limitando il peso dell’immigrazione che necessariamente si sarebbe fatta carico la Grecia.

Con il sistema di accoglienza greco al collasso, come nel caso dell’isola di Lesbo, risulta palese come il funzionamento dell’accordo con la Turchia non sia funzionato come previsto. Prendendo l’aumento dei profughi in questi primi giorni del 2020 e considerando la tensione tra Unione europea e Turchia a seguito della firma per il gasdotto East-Med, la sensazione che i controlli turchi soffrano di lacune a seguito di direttive centrali ha spinto l’Europa a valutare meglio la posizione di Ankara.

Un’Europa instabile fa il gioco di Erdogan

A seguito della decisione di dare il via al progetto East-Med e dei contrasti a seguito della decisione di Erdogan di sostenere Fayez al Sarraj in Libia, gli attriti tra Europa e il Paese anatolico sono aumentati, allontanando le rispettive posizioni su una moltitudine di tematiche internazionali. Lo stesso avvicinamento in atto tra Russia e Turchia non è stato visto di buon occhio da Bruxelles, che ha intravisto nella collaborazione tra i Paesi la possibilità di perdere anche l’ultima possibilità di considerare Erdogan un alleato strategico.

Dal punto di vista turco, una destabilizzazione dell’Europa non può che rivelarsi uno scenario di favore. Una maggiore divisione interna potrebbe far propendere il blocco dei Paesi più lontano dalle posizioni di Bruxelles (ad esempio, il blocco di Visegrad) ad appoggiarsi, a titolo di esempio, alle forniture di gas naturale turco. Al tempo stesso, una lunga serie di disaccordi potrebbe far si che non la totalità delle Nazioni europee arrivino a sostenere Khalifa Haftar nella guerra civile libica, favorendo invece il pupillo di Ankara, Sarraj.

Proprio queste divisioni, probabilmente, sono alla base della cautela europea nel tenere fede al patto di rimpatrio, anche per valutare quale sia la reale collaborazione fornita dalla Turchia. In una situazione che, in ogni caso, getta ulteriore alcol sul fuoco che rischia di peggiore i già difficili rapporti tra Ankara e Bruxelles.





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