Eurodeterrenza. L’idea sarebbe quella di collocare l’arsenale nucleare della Francia sotto comando europeo a difesa del continente. Con l’uscita della Gran Bretagna, la Francia è l’unica potenza nucleare dell’Unione Europea. Se un tale piano venisse mai approvato e condiviso, innescherebbe una escalation senza precedenti nella potenza militare collettiva dell’Europa.L’idea di una Europa equipaggiata con un arsenale strategico collettivo circola da tempo, ma è ritornata in auge negli ultimi mesi, complice anche la nuova linea politica della Casa Bianca. In Germania ad esempio, dove è forte il sentimento antinucleare, la questione ha innescato un dibattito pubblico con posizioni condivise in Polonia ed Ungheria. Lo scorso novembre, Roderich Kiesewetter, portavoce dei Cristiano-democratici tedeschi, ha affermato che l’opzione nucleare europea dovrebbe essere strutturata sugli arsenali esistenti di Gran Bretagna e Francia. Attualmente, le sei basi della Nato (Belgio (Kleine Brogel AB), Germania (Buchel AB), Italia (Aviano e Ghedi AB), Paesi Bassi (Volkel AB), e Turchia (Incirlik AB) ospitano circa 180 bombe nucleari americane B61 Mod-3,-4,-7,-10. Le basi italiane di Ghedi ed Aviano dovrebbero ospitare complessivamente dalle 30 alle 50 bombe nucleari B61.La bomba nucleare B61-12 è stata progettata per essere trasportata dal caccia tattico F-35. Le 180 testate B61 dislocate nelle sei basi in Europa, secondo il concetto politico della condivisione nucleare, saranno riconvertite alla versione Mod-12 entro il 2018.Quelle 180 testate, più che una forza di reazione rapida (non sarebbero sufficientemente potenti per decapitare la linea di comando nemica, mentre il concetto scalare è prettamente letterale) dovrebbero rappresentare un deterrente strategico ritenuto in grado di dissuadere anche gli stessi alleati dallo sviluppare armi nucleari fatte in casa. Vanno quindi intese come una garanzia politica degli Stati Uniti, che ne detengono la proprietà e la discrezionalità, a protezione dell’Europa. L’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord è stata concepita per supportare logisticamente la presenza in Europa degli Stati Uniti. Parliamo di una strategia che proviene direttamente dalla guerra fredda.Secondo Kiesewetter, l’Eurodeterrenza dovrebbe essere concepita come un programma parallelo a quello statunitense. La Francia, ad esempio, dovrebbe impegnare il proprio arsenale nucleare nella difesa comune europea. Il programma dovrebbe essere finanziato nella quasi totalità dalla Germania. Si dovrebbe creare un apposito comando strategico europeo ed ottenere la disponibilità dei paesi membri nell’ospitare le testate francesi. Secondo la visione tedesca, la capacità nucleare dell’Europa sarebbe cruciale per garantire la sua integrità interna ed internazionale.L’Eurodeterrenza prospettata da Kiesewetter aveva l’obiettivo di innescare un dibattito a livello europeo, anche se non mancano i simpatizzanti in seno alla Nato. In termini pratici, la deterrenza nucleare europea, oggi sotto egida statunitense, passerebbe alla Francia che, tuttavia, non ha mai manifestato la volontà di condividere il proprio arsenale atomico definendo tali pensieri come “politicamente rischiosi e strategicamente inutili”. Le ricadute politiche sarebbero imprevedibili. L’Eurodeterrenza, potrebbe anche comportare il ridimensionamento della componente strategica statunitense.Nella remota ipotesi di una guerra, le testate francesi (secondo l’Eurodeterrenza) dovrebbero colpire la Russia a difesa degli Stati Baltici. Parigi, tuttavia, ha sempre ribadito la sovrana discrezionalità nell’impiego delle armi nucleari, per lo più schierate sui sottomarini strategici. L’Eurodeterrenza si baserebbe quindi sulle piattaforme francesi, missili da crociera, equipaggiate con tali asset tattici. Un numero certamente minore rispetto alle 180 testate americane attualmente presenti in Europa.L’Eurodeterrenza ha l’obiettivo di innescare un dibattito sul nuovo approccio americano voluto dal presidente Trump. Qualora scoppiasse un conflitto in Europa, ad essere quasi certamente colpite dalle testate nucleari russe sarebbero proprio gli Stati Uniti a cui è demandata la copertura strategica. Un ragionamento tollerato dagli americani durante la guerra fredda, ma non più condiviso oggi, a causa della diversa postura strategica della Russia che non è più l’Unione Sovietica, all’epoca avversario ideologico e globale per gli Stati Uniti. Fin dalla creazione della Nato, gli Stati Uniti hanno dominato il processo decisionale, investendo la maggior parte delle risorse e delle forze a protezione della sicurezza continentale su asset convenzionali e nucleari. Francia e Gran Bretagna hanno creato le proprie forze nucleari, ma probabilmente sarebbero state riluttanti a lanciare testate atomiche contro l’Unione Sovietica, lasciando agli Stati Uniti tale prerogativa.In uno studio dello scorso anno per il Consiglio Atlantico, si afferma che “al fine di impedire la minaccia nucleare russa, la Nato deve riallineare le sue priorità, considerando eventuali modifiche alla sua postura convenzionale e nucleare. La Nato deve contrastare la coercizione nucleare insita nella strategia di guerra ibrida della Russia”.Quello studio, interpretato volutamente in modo ambiguo, rilevava l’impellente necessità di modificare la postura della Nato.La struttura di base della Nato non è cambiata dal crollo dell’Unione Sovietica nel 1991. E’ semplicemente cresciuta fino ad includere gli ex stati satelliti sovietici e gli Stati baltici. Il motivo dietro l’espansione era quello di inglobare questi paesi nel quadro del sistema di difesa occidentale, al fine di dare loro fiducia nella loro indipendenza, così da contribuire a sostenere lo sviluppo delle democrazie.L’Europa di oggi non sta lottando per riprendersi dalla seconda guerra mondiale, mentre le sue capacità militari complessive dovrebbero essere alla stregua degli Stati Uniti. L’area di responsabilità della NATO è principalmente focalizzata sull’Europa, ma non vi sono guerre (nel senso stretto del termine) in questa zona.L’intervento russo in Ucraina avrebbe dovuto innescare un’inversione di tendenza per la Nato, ma la costante preoccupazione espressa dai paesi membri dell’Alleanza non si è riflessa nella spesa per la Difesa. In realtà, sia l’Ucraina con lo spauracchio di scenario bellico moderno, ma convenzionale, sia lo Stato islamico ed il suo contesto prettamente asimmetrico che la cyber difesa, rappresentano minacce reali per la sicurezza europea e per la Nato.La Nato non può più definire come sua ragion d’essere la protezione dell’Europa dall’invasione russa, né considerare gli Usa come il garante della sicurezza in Europa a costo zero.Gran Bretagna e Francia possiedono armi nucleari, ma potrebbero non impiegarle a difesa degli altri stati. Tale postura verrebbe certamente riscritta qualora gli Stati Uniti affidassero la copertura strategica dell’Europa agli europei. Tutto dipende dalla nuova percezione degli Stati Uniti, bersaglio primario della rappresaglia russa in caso di guerra con l’Europa.Sarebbe opportuno ricordare l’intervento del Segretario alla Difesa Jim Mattis nel suo primo discorso dinanzi i 28 membri della Nato.”Gli Stati Uniti rispetteranno gli obblighi in seno alla Nato, ma potrebbero ridimensionare il loro impegno nei confronti di quei membri europei che entro l’anno non avranno messo in atto un piano per raggiungere la soglia del 2% per la spesa militare. La Nato resta un asset essenziale per gli Stati Uniti e per tutta la comunità transatlantica, tuttavia nonostante le minacce provenienti da est e sud, non siamo riusciti a colmare le lacune nella nostra forza di reazione. Tutti coloro che beneficiano della miglior difesa del mondo, dovranno garantire la rispettiva quota proporzionale ed il costo necessario per difendere la libertà. Non dimentichiamoci che la Nato difende la libertà”.