Edifici governativi in fiamme, negozi saccheggiati, automobili distrutte. Nel sud della Thailandia si sono verificati numerosi incidenti, con decine di attacchi coordinati da parte di presunti gruppi ribelli nelle province di Narathiwat, Yala, Pattani e Songkhla.
I media locali hanno attribuito le azioni a formazioni radicali islamiche che da tempo imperversano nella zona lungo il confine con la Malesia. Dal 2004, infatti, un conflitto a bassa intensità cova sotto la cenere di quest’area altamente sensibile a maggioranza musulmana (e di etnia malese). Negli ultimi 12 anni le tensioni, che di tanto in tanto sono degenerate in fiammate preoccupanti e scontri, hanno causato oltre 7.800 vittime.
L’insurrezione è guidata principalmente dal Barisan Revolusi Nasional (Brn), movimento separatista islamico che lotta per l’indipendenza della regione di Pattani. Il suo obiettivo? Creare uno Stato islamico separato dalla Thailandia a maggioranza buddista. Nel momento in cui scriviamo il Brn non ha rivendicato gli attacchi ma resta comunque il principale indiziato.
Cosa succede nel sud della Thailandia
L’ultima ondata di violenza è stata caratterizzata da un’ottantina di raid che hanno preso di mira infrastrutture, minimarket e strutture istituzionali. Sabato le autorità hanno addirittura imposto il coprifuoco a Narathiwat, epicentro dei disordini, adesso rievocato.
Il primo ministro thailandese Anutin Charnvirakul ha chiesto alle forze di sicurezza di garantire la sicurezza pubblica. Sono stati rafforzati i controlli ai valichi di frontiera con la Malesia e i controlli sul territorio, anche per intercettare eventuali ordigni lasciati in giro dai ribelli.
Il bilancio, fortunatamente, non è pesante: due persone sono rimaste ferite in seguito alla deflagrazione di una bomba nel distretto di Muang. In diverse località sono state incendiate torri di telecomunicazione e sabotati i binari ferroviari. Nelle scorse ore, inoltre, la cabina della guardia giurata della sede municipale di Pho Ming, nel distretto di Panare, è stata fatta saltare in aria, mentre il garage della struttura è stato dato alle fiamme.
Da Bangkok, intanto, il ministro degli Esteri Sihasak Phuangketkeow ha dichiarato che le autorità non hanno ancora individuato il movente dell’escalation di violenza e di essere preoccupato per la frequenza degli attacchi in questo periodo, ossia mentre il governo è impegnato a rilanciare i colloqui di pace con il Brn.

Colloqui di pace e ribelli
Il tenente generale Norathip Poinok, che comanda l’esercito thailandese nella regione meridionale, ha spiegato ai media locali che le autorità avevano ricevuto informazioni riservate, quasi due mesi fa, che mettevano in guardia da possibili attacchi a edifici governativi, negozi e infrastrutture energetiche. Norathip ha descritto gli attacchi come rappresaglie per le operazioni di repressione contro gli insorti e le attività illecite, tra cui il traffico di droga e di contrabbando, che finanziano i gruppi militanti.
Pochi giorni fa Thanut Suvarnananda, direttore dell’Agenzia nazionale di intelligence e nominato dal governo ad aprile per guidare i negoziati nel sud del Paese, aveva spiegato a Reuters che i colloqui sarebbero ripresi a ottobre. Bangkok, infatti, sembrava intenzionata a cambiare approccio nei confronti dei gruppi ribelli, superando la logica delle semplici concessioni economiche in cambio di una riduzione della violenza e affrontando direttamente le rimostranze di natura politica, comprese quelle legate alla governance della regione.
“Perché non riapriamo la discussione e parliamo di quale forma di governo sarebbe effettivamente appropriata per la regione di confine meridionale? Dalle discussioni che ho avuto credo di aver individuato il nocciolo della questione: una forma di governo appropriata”, aveva dichiarato Suvarnananda, lasciando intendere una maggiore disponibilità di Bangkok a discutere forme di autogoverno rispetto al passato.
Ebbene, l’escalation del fine settimana rischia di compromettere il fragile percorso diplomatico e di spingere le autorità thailandesi a rivedere la loro strategia: quella di trasformare il Brn da avversario armato a potenziale interlocutore delle comunità malesi-musulmane di Pattani, Yala e Narathiwat, territori che in passato facevano parte del sultanato malese indipendente di Patani. Del resto, da quando nel 2013 sono iniziati i colloqui facilitati dalla Malaysia, il processo di pace è rimasto più volte paralizzato a causa dei cambiamenti di governo a Bangkok e delle divisioni interne a entrambi gli schieramenti.
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