Esercitazioni navali russe in Libia

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La Russia sarebbe pronta a svolgere esercitazioni militari al largo delle coste libiche nell’arco dei prossimi cinque giorni.In particolare, ad essere testati sarebbero i sistemi missilistici posti sulle navi che ormai da molti mesi navigano nel Mediterraneo al largo del Golfo di Sirte. Secondo quanto riportato da alcuni media russi e occidentali, la Federal Aviation Authority avrebbe ricevuto una comunicazione del Ministero della Difesa della Federazione Russa con il quale si annunciavano test missilistici nell’area a nord delle coste libiche, chiedendo quindi all’ente di evitare voli su tutta la regione al fine di evitare tragici incidenti.La flotta russa che costeggia la Libia dovrebbe essere composto, in questo periodo, da sette mezzi, di cui uno è il sommergibile Krasnodar, della classe “Varshavyanka”, fiore all’occhiello della Marina russa che ha varato il mezzo nel 2015. Molti esperti ritengono che questa esercitazione sia frutto della volontà del Cremlino di mostrare ai Paesi nordafricani limitrofi le capacità balistiche dei nuovi missili X-35 e Kalibr, di cui molti Stati potrebbero essere buoni acquirenti. I test sarebbero quindi una grande prova per mettere in mostra, a tutto il Mediterraneo, le capacità tecnologiche della marina russa e la possibilità che vengano sfruttate anche dagli altri alleati o clienti degli arsenali russi. L’Egitto in particolare sembra interessato all’acquisto dei sistemi missilistici russi e non è escluso che alti ufficiali della marina egiziana partecipino alle esercitazioni, inviatati a bordo delle navi russe che ne prenderanno parte. Come ha sostenuto Dmitri Safonov, analista esperto di questioni militari della testata russa Izvestia, lo scopo dell’esercitazione è duplice: da un lato mostrare al governo di Tripoli che la Russia è un partner militare affidabile e in grado di concedere tecnologie e mezzi alla Libia postbellica; dall’altro, dimostrare ai partner commerciali russi nel Mediterraneo di avere un potenziale bellico eccellente e trasformarlo in contratti di fornitura militare.Ma sono molti anche quegli analisti che ritengono che queste esercitazioni si inseriscano non tanto in una cornice di vendita, quanto in una cornice politica che vede coinvolto il generale Haftar, in primis, ma anche il governo Serraj. La questione libica non è un tema di secondo piano per la geopolitica del Cremlino. La Russia ha sostenuto ampiamente Haftar in un momento in cui l’Occidente aveva dato il totale appoggio al governo di Tripoli, ma adesso ha tutta l’intenzione di far giungere le due fazioni a un compromesso. L’incontro di Abu Dhabi di poche settimane fa tra Serraj e Haftar s’incardina proprio in questa direzione. Mosca ha da subito dato la sua approvazione all’incontro tra i due leader libici, sponsorizzato poi più pubblicamente da Egitto ed Emirati Arabi Uniti. Al Cremlino sanno che la questione libica non si può risolvere senza passare per un patto che leghi di nuovo Cirenaica e Tripolitania.È del tutto evidente che la Russia abbia ogni tipo d’interesse affinché la Libia si pacifichi grazie al proprio sostegno. In questo modo, riuscirebbe a strappare un Paese che è non solo preda del terrorismo islamico, ma anche a rischio di diventare un satellite delle potenze occidentali. Se Putin riuscisse nell’intento di ottenere la fiducia di Serraj e nello stesso tempo reinserire Haftar e le sue truppe all’interno dello Stato libico, diventerebbe ben presto un leader garante della pace libica e riuscirebbe ad imporsi, nel Mediterraneo, in un’area di fondamentale importanza strategica quale è la Libia ed in particolare le sue coste. Il sostegno al generale Haftar, unito all’impegno nel non delegittimare del tutto il governo Serraj, dimostra l’aspirazione russa a voler guidare il cammino verso la stabilizzazione della Libia e dimostra, in via finale, la volontà di Mosca di non lasciarsi soggiogare nel “Mare Nostrum” anche in caso di una vittoria limitata sul fronte siriano. Il Mediterraneo è un mare fondamentale per la geopolitica russa, da sempre, e la Libia, al centro di esso, è un Paese da cui poter ripartire per fondare una propria area d’influenza dopo il disastro occidentale creato con la guerra al colonnello Gheddafi.