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La fase di transizione geopolitica che stiamo vivendo in questi anni porterà sicuramente dei cambiamenti nel breve e nel lungo periodo riguardo blocchi di alleanze e sistemi di potere consolidati dai tempi della Guerra Fredda. E le antiche amicizie, così come le inimicizie, lasciano lentamente il passo a nuove relazioni basate sul cambiamento degli interessi rispetto ai decenni precedenti. In primis nel continente asiatico, dove si assiste all’ascesa della Cina nel mondo e dove sembrano passare tutte le sfide del Terzo Millennio. Una prova su tutte è il rapporto, mai troppo cordiale, fra Russia e Giappone. I due Stati sono da molti anni in rapporti non idilliaci. Sull’assenza di buone relazioni pesano in particolare due grandi zavorre: la disputa sulle isole Curili e l’alleanza del Giappone con gli Stati Uniti dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Riguardo alla prima, i colloqui non si sono mai del tutto fermati, ma sono ancora in una fase di studio ben lontana dalla risoluzione. La Russia vorrebbe giungere a un accordo che prevedrebbe la cessione di una parte delle isole al Giappone, mentre per Tokyo non esiste margine di trattativa (almeno per ora). Sotto la presidenza Putin vi sono stati dei timidi passi in avanti, ma i governi conservatori del Giappone non considerano allettante l’ipotesi di rinunciare a una pretesa territoriale che loro ritengono assolutamente indiscutibile.

A fronte di questa disputa, non di poco conto nell’equilibrio fra le due potenze, vi è da dire che negli ultimi mesi qualcosa è cambiato nell’approccio dei rispettivi Paesi sul problema delle relazioni bilaterali. Entrambi gli Stati, nonostante le divergenze su alcune questioni – non ultima la Corea del Nord – sono consapevoli delle enormi opportunità che si aprirebbero in caso di ripristino di relazioni amichevoli fra i due Paesi. E prova ne è che, durante il meeting Apec in Vietnam, è andato in scena anche un vertice bilaterale fra Putin e Abe che mostrato come entrambi i governi siano intenzionati a proseguire nei progetti di partnership economica. E a farla da padrona è stato chiaramente il settore energetico. Abe ha investito molto nella possibilità che le aziende giapponesi entrino nei giacimenti russi della Siberia e del Pacifico, sia come volano per le proprie aziende, sia per ottenere vantaggi economici nella fornitura di gas e petrolio, di cui il Giappone è fra i primi consumatori al mondo. Putin, dal canto suo, è conscio delle possibilità che si aprono in questo settore attraverso la partnership con i giapponesi, soprattutto per l’altissimo livello tecnologico raggiunto da Tokyo. Un esempio su tutti, la tecnologia di perforazione nelle profondità oceaniche, che le aziende giapponesi hanno e che latita in Russia, e che può essere decisiva nello sfruttamento dei giacimenti artici e siberiani.

La partnership fra i due Stati interessa a entrambi i governi anche per motivi strettamente politici. Il governo di Tokyo sa bene che riuscire a entrare in stretto contatto con Mosca, significa anche avere una leva sulla Cina, la quale ha tutto l’interesse a far sì che non vi sia questo riavvicinamento. Riavvicinamento che si tradurrebbe, fra l’altro, anche in un lento e graduale spostamento delle truppe giapponesi dal nord del territorio nipponico a sud, quindi a tutela e ostacolo rispetto alle manovre cinesi. Per la Russia, riuscire ad ottenere l’amicizia del Giappone significa, al contrario, non solo sganciarsi dall’eccessivo legame con Pechino – utile e voluto, ma che comincia a essere visto con qualche preoccupazione dal Cremlino – ma provare a scardinare l’asse fra Tokyo e Washington. E in questo senso, non vanno sottovalutate le parole di Vladimir Putin in Vietnam riguardo alle relazioni russo-nipponiche. “Ci sono molte domande sul trattato di pace”. “Non è un segreto che dobbiamo anche guardare a quali impegni il Giappone ha nei confronti dei suoi partner nei settori della difesa e della sicurezza e come questo influenza l’andamento del processo negoziale sul trattato di pace tra la Russia e il Giappone”. Putin ha aggiunto che Mosca deve esaminare “quali impegni ha il Giappone e che cosa può fare, e non può fare, in modo indipendente. È del tutto naturale, se ci sono alcuni impegni, che questi debbano essere osservati e che effetto abbiano sui nostri rapporti con il Giappone”. In sostanza, il Cremlino vuole vederci chiaro sui rapporti tra Tokyo e la Casa Bianca, chiedendo che soltanto un riesame di questi rapporti per quanto concerne la Russia può essere la base per un’alleanza fra i due Stati.

Nel frattempo però qualcosa si muove fra i due Paesi anche sul piano militare. Come riporta Agenzia Nova, la Flotta russa del Pacifico e le forze marittime giapponesi effettueranno esercitazioni congiunte di ricerca e salvataggio alla fine di novembre. A riferirlo, è stato il portavoce del Distretto militare orientale russo, parlando dello “sviluppo della cooperazione fra le Marine russa e giapponese e di un nuovo impulso a livello di risposta congiunta alle minacce alla sicurezza”. Una notizia che può sembrare irrilevante nella geopolitica del Pacifico, ma che non va sottovalutata. Le esercitazioni militari congiunte sono sempre il simbolo di una convergenza d’interessi molto solida fra Stati.