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Politica

Esclusivo – Siria, parla il viceministro alla Difesa Shuaib: “Sul Golan non rinunciamo alla sovranità”. E per i russi…

Il viceministro della Difesa siriano Mohammed Khair Hassan Shuaib rivendica l'autonomia di Damasco nel dialogo con Hezbollah, chiede a Israele di lasciare il Golan e il territorio occupato, e descrive i rapporti con Turchia, Russia ed Europa.

La Siria rimane una nazione chiave per gli equilibri di tutto il Medio Oriente, ma vive ancora una situazione estremamente precaria a livello geopolitico. Il governo di Ahmed al-Shara, dal suo insediamento, ha ottenuto la rimozione della maggior parte delle sanzioni economiche che da anni strangolavano la nazione, ma il complesso mosaico siriano deve ancora trovare i suoi equilibri. Sono tanti gli attori che giocano un ruolo determinante su questo palcoscenico, da Israele alla Turchia, dall’Arabia Saudita alla Russia, fino alla Francia e agli Stati Uniti.

Ankara non ha mai nascosto il suo interesse ad aumentare l’influenza sullo Stato confinante, ma il suo tentativo di prendere il controllo del più importante aeroporto delle regioni settentrionali ha scatenato la risposta di Israele, che ha pesantemente bombardato lo scalo di Iblid. Ma l’azione della Turchia non si è fermata e il primo ottobre alcuni rappresentanti del governo di Damasco hanno incontrato alti dirigenti di  Hezbollah in Turchia, aprendo così il primo negoziato dalla caduta del regime del presidente Bashar al-Assad alla fine del 2024. Un incontro sicuramente significativo che può dire molto sul futuro di una delle aree più turbolente della terra. Mohammed Khair Hassan Shuaib è un generale di grande esperienza ed è anche viceministro della Difesa del governo del presidente al Shara. 

Viceministro, l’incontro con Hezbollah è stato fortemente voluto dal ministro degli Esteri turco Hakan Fidan e dimostra l’influenza che ha Ankara nell’area.

“Non esiste una posizione ufficiale da parte del nostro governo su questo incontro che è uscito sui giornali. Noi parliamo spesso con i dirigenti libanesi, ma non abbiamo bisogno dei servizi segreti turchi per lavorare con un paese con un rapporto storico e stretto come il Libano. Durante il regime degli Assad la Siria aveva influenzato la politica libanese in maniera negativa, noi siamo un nuovo corso e crediamo nell’importanza di lavorare insieme con i paesi fratelli. Non abbiamo questioni di confine con il Paese dei cedri e condividiamo storia, società e posizione geografica”. 

Il nuovo governo siriano sta cercando di trovare un accordo anche con Israele, sia per il Golan che sulle aree occupate da Tel Aviv dopo la caduta di Assad.

“Israele ha occupato illegalmente territorio siriano e deve abbandonare subito la nostra terra. Il presidente al Shara si è detto disposto a parlare del Golan, ma non vogliamo rinunciare alla sovranità in questa vitale area ricca d’acqua. Israele ha utilizzato la scusa della minoranza Drusa per poter attaccare impunemente la Siria, hanno sfruttato episodi di violenza locale, che non avevano nessuna matrice politica. Stiamo ricostruendo il paese e tutti i gruppi etnici, religiosi e culturali avranno il loro spazio”.

L’influenza della Turchia sta crescendo ed anche se quello che veniva chiamato Esercito Siriano Libero è confluito nell’esercito nazionale, in molti guardano ad Ankara come principale alleato e damasco si è anche detta pronta ad entrare nel cosiddetto Patto della Mecca.

“L’Esercito Siriano Libero ha contribuito alla lotta contro lo Stato Islamico e contro il regime di Assad e per questo motivo abbiamo riconosciuto i gradi e permesso che confluissero nelle forze armate nazionali. Con la Turchia abbiamo firmato un accordo per l’addestramento dell’esercito ed anche per l’acquisto di materiale bellico, perché fra noi esiste un antico legame. Stiamo osservando un grande interesse questa nuova alleanza e abbiamo iniziato una serie di colloqui per entrare a farne parte in futuro”.

In Siria restano anche i russi, che erano un grande alleato di Assad.

“La Russia ha ottenuto una proroga per restare nelle basi sul Mediterraneo, ma non devono intervenire nella politica interna. Durante il crollo del regime precedente non sono intervenuti e questo è stato apprezzato”. 

Pochi giorni fa l’Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’Unione Europea, Kaja Kallas, è arrivata a Damasco per incontrare il ministro degli esteri e per parlare del futuro della Siria. 

“Abbiamo apprezzato molto l’interesse dell’Unione Europea per la nostra nazione. Gli europei vogliono avere un ruolo nella ricostruzione della Siria e l’Alto Commissario ha sottolineato la volontà di Bruxelles di accompagnare questa fase storica di riassestamento istituzionale, rilanciando il ruolo dell’Europa tra le due sponde del Mediterraneo”. 

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