Se approvato, il “Ddl antisemitismo” rischia di diventare «uno strumento per proibire qualunque manifestazione a sostegno della Palestina, contro il genocidio o contro le politiche colonialiste e messianiche di Netanyahu». A dichiararlo, in un’intervista esclusiva a InsideOver, è la senatrice del Movimento Cinque Stelle, Alessandra Maiorino. Il provvedimento, che recepisce come riferimento normativo la definizione IHRA, ha acceso nelle ultime settimane un vivace dibattito politico e giuridico. Mentre i promotori lo dipingono come uno strumento indispensabile per combattere l’odio antiebraico, i critici – tra cui il Movimento cinque stelle – denunciano il serio rischio che il testo possa trasformarsi in uno strumento di limitazione della libertà di espressione, equiparando indebitamente la legittima critica alle politiche del governo israeliano con l’antisemitismo e trasformando opinioni politiche in potenziali reati di opinione.
In queste settimane ha peraltro fatto discutere anche l’iniziativa del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, che ha approvato un ordine del giorno per adottare, ai fini della deontologia professionale, la Jerusalem Declaration on Antisemitism al posto della definizione IHRA, documento sottoscritto da circa duecento studiosi internazionali specializzati in storia dell’antisemitismo, Shoah e Medio Oriente.
Senatrice Maiorino, il Movimento 5 Stelle ha votato contro il ddl sull’antisemitismo approvato al Senato. Partiamo dalla base: qual è la vostra obiezione di fondo, al di là della condivisione dell’obiettivo di contrastare l’antisemitismo?
“La storia di questo Ddl è molto esemplificativa: la Lega, seguita da Italia Viva, ha presentato un testo pericolosissimo, che nulla ha a che fare con il contrasto dell’antisemitismo e che, prendendo la dichiarazione IHRA a riferimento normativo, arrivava a vietare preventivamente manifestazioni che “potenzialmente” utilizzino simboli o slogan antisemiti. Quindi uno strumento per proibire qualunque manifestazione a sostegno della Palestina, contro il genocidio o contro le politiche colonialiste e messianiche di Netanyahu”.
Il cuore del provvedimento è l’adozione della definizione IHRA. Il rischio è quello di equiparare la critica legittima alle politiche del governo israeliano all’antisemitismo. Lei condivide questo timore?
“Dopo le nostre vigorose proteste e la preoccupazione manifestata dall’opinione pubblica, la maggioranza ha fatto una mezza retromarcia, umiliando la commissione per salvare la faccia: invece di sostituire il testo base con uno meno ideologizzato, ha scelto di proseguire con lo stesso testo aberrante, quello della Lega (identico, per inciso, al testo Scalfarotto), ma costringendo la commissione a riscriverlo quasi interamente attraverso emendamenti di maggioranza. Il risultato è un testo più “moderato” rispetto al precedente, ma che contiene comunque la tossica assimilazione di antisemitismo con antisionismo”.
In Aula lei ha parlato di un “tranello inaccettabile” e ha sottolineato che confondere antisemitismo e antisionismo è un errore storico. Può spiegarci perché, a suo avviso, questo Ddl finirebbe per trasformare una legittima critica politica in un reato di opinione?
“Occorre sottolineare che l’equiparazione tra antisemitismo e antisionismo è esattamente ciò che hanno chiesto le comunità ebraiche e l’Unione Associazioni Italia-Israele audite in commissione, le quali affermano che “il nuovo antisemitismo si manifesta prevalentemente sotto forma di antisionismo”. Ora è evidente a tutti come il sionismo sia un’idea politica (peraltro, come ben spiega Anna Foa nel suo libro “Il suicidio di Israele”, esistono più forme di sionismo, anche molto diverse tra loro), non è un’etnia, una religione o una nazionalità. In quanto idea politica deve essere sempre criticabile, anche in maniera aspra, altrimenti si comprime arbitrariamente una libertà e un diritto costituzionalmente garantiti: quelli appunto di libertà di pensiero e di espressione. Equiparare antisemitismo e antisionismo è un danno in primo luogo verso gli ebrei, perché va ad inquinare e disperdere la radice dell’odio verso persone di origine o religione ebraica, che per paradosso potrebbero benissimo essere antisioniste. Un corto circuito che trova l’unica spiegazione nel fatto che oggi purtroppo Israele e le lobbies che in giro per il mondo amplificano le sue istanze sono ostaggio di pericolosi estremisti di destra dalle venature messianiche”.

Proprio in queste settimane il Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti ha approvato un ordine del giorno che sceglie di adottare, per la deontologia professionale, la Jerusalem Declaration on Antisemitism invece della definizione IHRA. Cosa pensa di questa iniziativa? La vede come un modello alternativo per tutelare insieme la lotta all’antisemitismo e, al contempo, la libertà di stampa?
“Un grande plauso al coraggio dell’Ordine dei Giornalisti. La Jerusalem Declaration è stata studiata e sottoscritta da circa 370 intellettuali ebrei e segna una netta distinzione tra l’odio verso una comunità di persone in quanto ebree e il sionismo. La dichiarazione IHRA nasceva come strumento operativo, non normativo. La discussione è oggi attuale in tutta Europa: in Francia si sta discutendo di una legge analoga a quella proposta dalla maggioranza in Italia, e lo scontro si profila aspro”.
Il ddl ora approderà alla Camera. Il M5S intende proporre emendamenti?
“Come abbiamo fatto in Senato noi proporremo emendamenti di buon senso, tesi a sottolineare come ogni discriminazione basata sulla nazionalità, sulla religione, sull’etnia sia sempre condannabile. Lo prevede la nostra Costituzione. Affermare che la discriminazione verso uno specifico gruppo sia più grave di altre sarebbe essa stessa discriminazione. Un corto circuito logico che non possiamo permetterci. Peraltro, mi lasci aggiungere che è paradossale che una simile legge venga avanzata da forze politiche che non fanno mistero di partecipare a manifestazioni dove i “presenti” si fanno immortalare con il braccio destro alzato, come ad esempio il vicepresidente della Camera, Rampelli, ad Acca Larentia”.
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