Inanellare una serie di sconfitte e riuscire, comunque, a fare peggio. L’Unione europea e i suoi burocrati continuano a non comprendere come uscire dall’abisso in cui hanno condotto l’Europa. E anche di fronte alla realtà dei fatti, l’establishment dell’Ue sembra del tutto incapace di cambiare rotta. Incapace o (ancora peggio) senza alcun desiderio di cambiare. Il che è ancora più grave visto che è questa burocrazia a rappresentare il grande meccanismo che guida e manda avanti l’Unione.

In questi anni, i colpi all’Europa sono stati molti. Ma se gli occhi di Bruxelles sembrano essere puntati alle “minacce” provenienti dall’esterno (specialmente contro Donald Trump e Vladimir Putin) e dall’interno (i sovranisti) in realtà sono i cosiddetti europeisti il vero male dell’Unione europea. Che grazie ai loro errori e ai loro metodi stanno lasciando l’intero sistema europeo sull’orlo di un abisso dai contorni più che oscuri.

L’ultimo errore della burocrazia europea è stato sicuramente quello di scegliere Ursula von der Leyen quale possibile presidente della Commissione europea. Non solo per gli scheletri nell’armadio che porta con sé l’ex ministro della Difesa di Angela Merkel. Ma anche per la totale incapacità di Ursula di rappresentare una svolta nella crisi sistemica dell’Unione, dimostrando anzi di essere proprio il simbolo di quella stessa politica che ha condotto al totale scollamento tra vertici di Bruxelles e popolazione europea. L’errore, che è quello di pensare che una leader decisa tra alcuni eurogruppi potesse essere in grado di unire le diverse agende continentali e rappresentare degnamente l’Ue, si è così trasformato in uno scoglio su cui si è infranto – e forse naufragato – l’ultimo progetto europeo.

Ultimo di una lunga serie che ha portato a delle battute d’arresto talmente forti da diventare dei veri e propri campanelli d’allarme mai realmente ascoltati da chi persevera in questa inquietante corsa verso l’abisso. Non hanno ascoltato i timori della popolazione britannica che hanno condotto alla Brexit, così come continua a non ascoltare i timori di interi strati di cittadini europei che sono preoccupati dall’idea che l’Europa possa imporre scelte non condivise da tutti ma soprattutto non decise da organi votati dalla popolazione. Ma è la stessa Europa che ha deciso di piegarsi completamente alle logiche dell’asse franco-tedesco senza proporre una propria agenda estranea agli interessi di Berlino e Parigi. Una decisione nefasta, dal momento che è stato proprio l’essersi adeguati alle agende di Francia e Germania ad aver condotto la maggior parte dei Paesi europei a distaccarsi dal senso di appartenenza a un progetto comune. Ed è stata proprio l’aderenza dell’Unione europea alle politiche industriale, commerciali e strategiche di quest’asse ad aver prodotto anche lo scontro, ormai sempre più acuto, fra l’Europa, la Russia e gli Stati Uniti.

A questa totale miopia strategica si aggiungono poi i problemi di ordine interno. Non c’è un governo fedelmente europeista che oggi non sia in fase di declino o in piena crisi di consenso. Non lo è la Germania della Cancelliera Merkel, che sconta una recessione ormai estremamente grave e non priva di rischi per tutto il nostro continente. Non lo è la Francia di Emmanuel Macron, dove i dati del consenso nei confronti del presidente sono così bassi che alle europee il suo partito è stato sorpassato dal Rassembelment National di Marine Le Pen. La Spagna, con Pedro Sanchez che continua a sbandierare l’Ue per riuscire a strappare il terzo gradino del podio continentale all’Italia, non riesce a esprimere un governo in grado di reggere per poco meno di un anno. E l’Italia, che è passata dal populismo/sovranismo giallo-verde alla fedeltà a Bruxelles del Conte bis, ha un governo sempre più in crisi.

Curiosamente, proprio questi leader e questi tecnocrati che danno continuamente lezione di governo ai loro avversari devono fare i conti con il declino interno e con la perdita di consenso. Mentre quei leader additati come populisti, inadatti o che potrebbero condurre il mondo verso il baratro ottengono esattamente l’opposto. Se si uniscono tutti i “nemici” dell’Unione europea, da Donald Trump ai vari premier e presidenti di matrice sovranista, si può vedere come i loro metodi e le loro politiche siano del tutto più convincenti e produttive rispetto a quelle dei pasdaran di Ue, austerità e progressismo in salsa europeista. Ricette e leader che hanno fallito e che continuano però a governare. Risultato: la commissione post-Juncker già è a rischio naufragio.