La geopolitica della corsa allo spazio
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L’adesione di Finlandia e Svezia continua a essere al centro del dibattito internazionale. L’ingresso nell’Alleanza Atlantica sembra essere quasi certo, anche se si avvertono dei timidi scricchiolii dentro l’apparentemente granitico blocco occidentale. Uno, in particolare, quello provocato dalle dichiarazioni del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che ha fatto capire di voler condizionare l’ok all’adesione dei due Paesi in cambio di garanzie. In primis riguardo il tema dei curdi del Pkk.

La telefonata e gli avvertimenti

Le trattative sono in corso e potrebbero rallentare l’iter di adesione che invece da parte della Nato c’è interesse ad accelerare. Tuttavia, in questo momento appare abbastanza sicuro che Finlandia e Svezia completeranno il percorso di ingresso nell’Alleanza, come del resto dimostrato dalla telefonata del presidente finlandese Sauli Niinisto all’omologo russo Vladimir Putin. Il capo dello Stato scandinavo ha detto al capo del Cremlino che il Paese “deciderà di chiedere l’adesione alla Nato nei prossimi giorni”, spiegando che “le richieste russe, presentate a fine 2021, volte a impedire a nuovi Paesi di aderire alla Nato e la massiccia invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022 hanno alterato l’ambiente di sicurezza della Finlandia”. Putin ha risposto che sarebbe un “errore”, per Helsinki, abbandonare la neutralità e che “non esistono minacce alla sicurezza”. Mentre, al contrario, l’ingresso nella Nato potrà “influenzare negativamente le relazioni con la Russia”.

La conversazione è certamente indicativa del desiderio della Finlandia e della Nato di proseguire nel processo di adesione. Quello che però ci si può chiedere a questo punto non è solo quale possa essere, davvero, la reazione della Russia, che dopo aver minacciato il rischio di conflitto diretto (e nucleare) ha anche avviato un primo taglio alle forniture di energia elettrica, ma anche se Mosca ha davvero sottovalutato che tutto ciò potesse accadere dopo l’invasione dell’Ucraina. Era davvero impensabile che Helsinki, dopo che i carri armati russi hanno sfondato il confine ucraina, avrebbe smantellato la sua tradizionale neutralità? Ed è possibile che Putin sia davvero sorpreso dalla mossa scandinava?

Un clamoroso errore di valutazione

Sul punto è possibile valutare diverse ipotesi. La prima è che quello russo sia stato un clamoroso errore di calcolo basato sull’idea che nessuno volesse modificare lo status quo della sicurezza nel Baltico. È possibile che Mosca, convinta di fare una guerra rapida e fondamentalmente circoscritta nei soli confini ucraini, abbia sottovalutato la possibilità che i Paesi neutrali vicini alla Federazione si sentissero realmente minacciati da possibili invasioni russe. Ma soprattutto che abbia sottovalutato la compattezza del blocco Nato nel sostenere la propria importanza al punto da favorire e premere per un allargamento che coinvolgesse uno dei grandi snodi strategici della sicurezza europea: appunto quella del Baltico scandinavo. Un errore di valutazione che ora il Cremlino paga a caro prezzo, perché soprattutto l’ingresso della Finlandia, più di quello della Svezia, può rappresentare un serio rovesciamento degli equilibri strategici europei, aumentando in modo esponenziale i confini russi condivisi con l’Alleanza Atlantica.

La Russia ha accettato?

La seconda ipotesi è invece l’esatto opposto, e cioè che la strategia della Russia fosse già predisposta a questo scenario. I comandi russi e il Cremlino potrebbero avere avuto piena consapevolezza del rischio, ma l’hanno accettato perché ritenuto in realtà una conseguenza meno drammatica di quello che può apparire a livello mediatico. Nessuno considera plausibile un’aggressione finlandese o della Nato al territorio russo. La Finlandia è da anni partner dell’Alleanza e condivide da diverso tempo esercitazioni e uno scambio di informazioni costante. Idem la Svezia, che pure non confina con la Federazione. Helsinki e Stoccolma non sono certo capitali orientali o di Paesi “non allineati”, ma parte dell’Unione europea e storicamente dell’Occidente. Soprattutto la Finlandia che si trova ai confini russi.

Per questo motivo, si potrebbe obiettare, vedendola da un punto di vista differente, che Mosca non abbia cercato questa eventualità di due nuovi membri, ma non l’abbia nemmeno realmente sottovalutata, quanto accettata come risultato abbastanza scontato di una guerra alle porte d’Europa all’unico Paese ancora non nella Nato ma fuori dall’orbita di Mosca dal 2014. E del resto, la Russia già confina con l’Alleanza. Lo fa con l’oblast di Kaliningrad, incastonato tra Polonia e Lituania, e confina più a nord con Estonia e Lettonia. Dall’altra parte del mondo, l’Alaska si trova a poche miglia dalle coste dell’estremità orientale russa. Insomma, esisterebbero canali di comunicazione che possono essere precedenti utili a comprendere come gestire i rapporti in presenza di una formale adesione al blocco.

Il colpo atlantico

Terza ipotesi, possibile per quanto forse quella più da “giallo” riguarderebbe invece una sorta di “trappola” diplomatica realizzata da Nato, Regno Unito e, in ultima istanza, Stati Uniti nei confronti della Russia. L’adesione della Finlandia e della Svezia all’Alleanza non può certo dirsi come un obiettivo primario di Londra, Washington e Bruxelles, ma è altrettanto vero che assicurarsi due Paesi all’interno di un blocco che non è solo militare, ma anche politico e di intelligence è certamente un risultato importante e che serve ad assicurarsi anche da eventuali sirene non tanto russe, quanto europeiste o cinesi. Avere spinto per l’accelerazione di questo iter premendo sul pericolo per tutta la frontiera con il nuovo “impero” di Mosca sarebbe certamente una grande vittoria strategica delle forze atlantiche, consapevoli di aver sfruttato appieno il momento di conflitto per ottenere un passaggio che forse, senza le bombe russe su Kiev, non sarebbe mai accaduto.

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