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Come prevedibile, la questione inerente i giacimenti a largo di Cipro si inasprisce sempre di più ed oramai sembra iniziato un vero e proprio braccio di ferro tra le varie parti in causa: Ankara ed il governo turco – cipriota dall’altro, Bruxelles con Atene e Nicosia dall’altro. La disputa riguarda il diritto di sfruttare i giacimenti posti nelle acque cipriote, una questione certamente non di poco conto sia per il valore delle risorse in ballo che per la divisione dell’isola tra una parte greco – cipriota ed una turco – cipriota. Da lunedì sono in vigore delle sanzioni da parte europea nei confronti della Turchia che però non sembrano scuotere più di tanto Ankara. Anzi, il governo del paese anatolico invia a largo di Cipro di una nuova nave per le esplorazioni dei giacimenti.

La Turchia ridimensiona il peso delle sanzioni

La disputa è in primo luogo di principio: Ankara sostiene che essendo l’isola di Cipro divisa in due Stati, devono essere entrambi i rispettivi governi a gestire le risorse dei nove lotti del giacimento di idrocarburi le cui esplorazioni sono partite da alcuni anni. Al contrario, il governo di Nicosia sostiene di essere l’unico realmente ad avere il diritto di avanzare pretese sul giacimento in questione. Questo perché solo la Repubblica di Cipro, corrispondente grossomodo alla parte grecofona dell’isola, è internazionalmente riconosciuta. Essendo poi Nicosia all’interno dell’Unione Europea dal 2004, la questione investe direttamente anche Bruxelles.

Ma ovviamente in ballo non c’è soltanto un principio del diritto internazionale: i giacimenti appaiono un potenziale importante sia sotto il profilo economico che, dal punto di vista turco, sotto quello politico e dunque di influenza del Mediterraneo orientale. Nasce quindi un tira e molla che porta, come detto, a delle sanzioni da parte dell’Ue in vigore da questo lunedì. Le misure prevedono, tra le altre cose, lo stop di un accordo sul trasporto aereo e la sospensione di summit istituzionali di alto livello tra Bruxelles ed Ankara, così come il taglio di 145,8 milioni di Euro a fondi destinati alla Turchia nel 2020 (tra i quali non rientrano comunque quelli previsti dall’accordo sull’immigrazione).

Ma il governo turco sembra farsi beffa delle misure europee. Il ministro degli esteri Cavusoglu, quasi in pieno stile Erdogan, si lancia in dichiarazioni in cui si vuol far intendere come di fatto le sanzioni non scalfiscono le volontà di Ankara: “Queste misure non sono un argomento da prendere sul serio – scandisce in una conferenza stampa il titolare della diplomazia turca – L’Ue deve sedersi al tavolo con noi per questioni legate ai rifugiati e non solo. Non hanno altra scelta e proprio per questo non è possibile sanzionarci”. Per rincarare la dose, Cavusoglu paragona poi il comportamento del governo greco – cipriota a quello di un “ragazzino viziato”, come riporta l’Agi. Sulle sanzioni paradossalmente Ankara e Nicosia sembrano d’accordo: anche l’esecutivo della Repubblica di Cipro lamenta nei giorni scorsi sanzioni “troppo deboli” nei confronti della Turchia.

Ankara invia una quarta nave nella zona del giacimento

Oltre alle parole, il governo turco sembra voler passare ai fatti. La Turchia nelle acque dove fra qualche anno potrebbero già iniziare le trivellazioni e dove da anni sono operative le esplorazioni, ha già tre navi: dal 2017 è attiva in zona la Barbaros Hayrettin Pasa, a maggio salpa dalle coste anatoliche la Fatih mentre da qualche giorno a largo di Cipro opera la Yavuz. Proprio nelle ore in cui l’Ue rende operative le sanzioni, il governo di Ankara fa sapere di aver inviato una quarta nave verso i lotti (cinque su nove) del giacimento rivendicati dal governo turco – cipriota.

Un modo per mettere un altro tassello e ribadire la volontà della Turchia: quella cioè di non rinunciare alle risorse a largo di Cipro. La strategia di Ankara prevede la possibilità di creare linee di continuità tra la propria piattaforma continentale e quella corrispondente grossomodo al territorio, non riconosciuto internazionalmente, della Repubblica turco – cipriota. Un modo non solo per introitare i proventi delle risorse, ma anche per aumentare la propria influenza su questa parte del Mediterraneo. L’invio di una quarta nave testimonia come Ankara non è intenzionata ad abbassare le sue preteste. Ed il braccio di ferro con le controparti è solo all’inizio.