È passato poco più di anno dal giorno del tentato golpe nei confronti del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Le ferite di quel fallito colpo di Stato ancora oggi restano aperte nel cuore della Turchia, che faticosamente cerca di ritornare a una vita istituzionale normale dopo quella notte in cui nulla è stato più come prima. Dalle strade occupate dagli scontri fra golpisti e lealisti, si è passati a un’azione di epurazione da parte di Erdogan che non ha risparmiato nessuno. Funzionari pubblici, professionisti, giornalisti, militari, poliziotti, professori: tutti quelli che dimostravano vicinanza al mondo di Fetullah Gülen sono stati oggetto di purghe da parte el governo. In migliaia sono detenuti nelle carceri, e altre decine di migliaia hanno perso il lavoro. In questo sistema di purghe che ha coinvolto tutto l’apparato statale (e non solo) della Turchia, un ruolo chiave l’hanno avuto le forze armate, che da subito sono state individuate dai lealisti come la frangia dello Stato più chiaramente legata a Gülen e che per questo andava limitata sempre di più.

Adesso, dopo un anno dal fallito colpo di Stato, Erdogan ha deciso di assestare un ultimo duro colpo alle forze armate di Ankara. Il governo ha deciso di cambiare tutti i vertici considerati vicini alle idee di Fetullah Gülen, o soltanto sospettati di essere in qualche modo legati alle idee del movimento. Una rimozione cui è seguita una promozione a generali di una serie di colonnelli che fino a pochi anni fa erano stati messi da parte del governo proprio perché invisi a Gülen, nei tempi in cui questi era un fedele alleato del presidente Erdogan. Adesso che invece Gülen è accusato di aver ordito il tentativo di golpe contro Erdogan, la questione si è capovolta, e quelli che allora erano considerati lontani dalle idee del governo ne sono diventati i principali architravi. La Marina Militare è stata la forza armata dove più evidente si è percepita la scure della volontà di Erdogan di far fuori i vertici non troppo avversi al gulenismo. Veysel Kosele è stato invitato a farsi da parte mentre è stato promosso, non senza sorpresa, il vice ammiraglio Adnan Ozbal. La differenza fra i due sta proprio nel rapporto con Erdogan e con i golpisti: Kosele, a detta del governo, non è mai stato convinto dell’epurazione dalla Marina dei soldati vicini all’imam Gülen, mentre Ozbal è un fedelissimo del presidente Erdogan.

Il capo di stato maggiore rimarrà Hulusi Akar. Per l’esercito, si fa il nome di Yasar Guler, particolarmente apprezzato per la sua lotta senza tregua ai curdi del PKK e per essere stato arrestato dai golpisti come personaggio considerato legato al governo di Ankara. Hasan Kucukakyuz guiderà l’Aeronautica militare al posto di Abidin Unal. Per quanto riguarda invece la gendarmeria, la questione è diversa perché subito dopo il fallito golpe è stata trasformata in una forza civile. Pertanto, i vertici saranno nominati dal ministro degli interni, Suleyman Soylu, che avrà la possibilità di scegliere fra candidati di estrazione civile e non militare. Per quanto riguarda invece gli alti ufficiali di tutte el forze armate, il governo turco e il presidente hanno scelto di premiare tutti quegli elementi che si sono distinti nella lotta ai separatisti curdi del PKK nel sud est del Paese e nelle operazioni al confine con la Siria contro i curdi siriani dell’YPG. Centinaia di soldati fedeli al governo che adesso hanno finalmente assunto posizioni di comando, come desiderato dal Rais.

Il tema dell’esercito e del suo rapporto con il presidente Erdogan merita particolare attenzione perché è lì, nelle forze armate, che il governo di Ankara sa di avere l’opposizione più ferma all’interno dello Stato. Le forze armate hanno sempre rappresentato lo zoccolo duro del kemalismo, e quindi di tutta quella parte nazionalista e laica della Turchia che contrasta le scelte conservatrici e islamiste promosse dal nuovo corso di Recep Erdogan. Ora bisognerà attendere il 30 agosto, data in cui è prevista l’ufficialità delle nomine. Ma le indiscrezioni confermate da molte agenzie locali, non lasciano spazi a sorprese né a dubbi. Il presidente Erdogan ha deciso che la Turchia deve cambiare e seguire le volontà del Presidente, e per farlo, non può non partire proprio da chi contrasta con queste idee e che rappresenta il vero e proprio pericolo per la stabilità della presidenza: le forze armate.

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