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Mentre il mondo era concentrato sulla Siria, ad Ankara è andato in scena un altro vertice di fondamentale importanza. L’incontro bilaterale tra Vladimir Putin e Recep Tayyp Erdogan ha infatti consolidato una partnership complicata ma estremamente importante.

Oltre alla Siria, problema di fondamentale importanza per gli equilibri politici del Medio Oriente, due i dossier sul tavolo: sistema S-400 e centrale nucleare di Akkuyu.

Il sistema S-400

Per quanto riguarda il sistema missilistico di difesa aerea S-400, la Russia ha concordato con la Turchia di accelerarne la consegna. L’annuncio della velocizzazione della fornitura è stato dato dallo stesso Putin durante la conferenza stampa con il leader turco, Erdogan. “Abbiamo preso la decisione di accelerare il programma di consegna di questo sistema russo altamente efficiente”, ha affermato il leader del Cremlino. 

E subito dopo la conferenza, il sottosegretario turco per l’Industria della Difesa, Ismail Demir, ha precisato sul suo account Twitter: “Abbiamo anticipato la data di consegna nell’accordo siglato con la Russia per la fornitura del sistema S-400 e fissato la data a luglio 2019“. L’intesa, dal valore di 2.5 miliardi di dollari, segna un traguardo fondamentale per la sinergia tra Ankara e Mosca ma anche un colpo abbastanza duro inferto da Erdogan (e da Putin) alla Nato. E l’incontro parallelo tra  i capi di stato maggiore di Turchia e Russia, Hulusi Akar e Valery Gerasimov, è un segnale importante.

Erdogan e la centrale nucleare di Akkuyu

Al centro delle strategie russe in Turchia c’è la costruzione della centrale nucleare di Akkuyu, nella regione di Marsin. Una centrale la cui realizzazione è stata appaltata al colosso dell’energia atomica russo, Rosatom. Il presidente turco l’ha definita il “simbolo” delle ottime relazioni fra Mosca e Ankara.

“Quando tutte e quattro le unità saranno attivate, la sola centrale nucleare di Akkuyu sarà in grado di fornire il dieci per cento del fabbisogno totale di elettricità della Turchia, equilibrando il nostro portafoglio energetico che attualmente dipende in gran parte dal petrolio, dal gas e dal carbone”. Queste le parole di un raggiante Erdogan per la cerimonia di inizio dei lavori cui ha partecipato in videoconferenza insieme a Putin. Il presidente russo ha risposto che “faremo il possibile per essere qui insieme nel 2023 per l’avvio della centrale”.

L’obiettivo per Erdogan è la cerimonia di apertura nel 2023, per il centenario della repubblica turca. Quella data per il presidente turco sembra rappresentare, sempre di più, l’anno spartiacque della sua Turchia. Molti progetti militari e civili hanno come momento chiave proprio il 2023.

E intanto, sul fronte della cooperazione con la Russia, il sultano si è posto un altro obiettivo: raggiungere quota 100 miliardi di volume di interscambio commerciale. Nel 2017, la quota è stata di 22 miliardi di dollari. E il prossimo anno la Turchia si aspetta di accogliere ben sei milioni di turisti russi. Un obiettivo fondamentale per l’economia turca, anche se molto spesso sottovalutato.

Cosa ottiene Putin con la centrale di Akkuyu

Per Mosca la vittoria è altrettanto importante. L’accordo prevede che la Russia controlli il 51% delle quote. Il 49% potrà essere ceduto ad altri investitori. “Stiamo dando inizio alla creazione di una nuova industria. La Turchia è uno Stato molto avanzato in termini di tecnologia ed economia, ma questa è una nuova fase. Un nuovo step nella crescita. Siamo grati alla Turchia che garantisce lo status di investimento strategico al nostro progetto congiunto”, ha detto il presidente russo. Che non ha avuto problemi a parlare di “amici turchi”, nonostante gli anni difficili in cui sembravano sull’orlo dello scontro.

Per Putin però c’è anche un secondo obiettivo raggiunto. La centrale nucleare, che si ergerà davanti alle coste settentrionali di Cipro, dà alla Russia un altro avamposto nel Mediterraneo. Akkuyu è a circa 200 chilometri dalla base Nato di Incirlik e fa sì che la rete d’interessi russi avvicini sempre di più i punti nevralgici del Mediterraneo orientale. La presenza militare russa nel primo porto siriano dopo il confine con la Turchia garantirà la sicurezza della centrale.

Terzo obiettivo raggiunto, quello di dimostrare che la Russia è partner affidabile non solo a livello militare, ma anche strategico. Mosca non vuole essere soltanto una potenza bellica, ma ottenere un credito come alleato che possa essere utile sotto svariati campi in cui la sua industria nazionale può essere fondamentale. Il settore dell’energia, inevitabilmente, è quello più indicato. Rosatom, come le agenzie degli idrocarburi, è il braccio della Russia nel mondo.